Domenica 6 Gennaio 1980 il presidente della regione Sicilia, Piersanti Mattarella, viene ucciso in via delle Libertà a Palermo. E’ in macchina con la moglie Irma Chiazzese, la suocera e i figli, con i quali sarebbe andato alla messa del mattino. Il killer lo raggiunge in garage e gli spara a bruciapelo vari colpi di pistola.
Democristiano, vicino alla corrente di Aldo Moro, Mattarella viene eletto governatore della regione nel 1978, con il sostegno esterno del Partito Comunista Italiano. Negli anni di presidenza combatte la pratica, ormai consolidata, degli appalti irregolari e, con la sua politica moralizzatrice, urta gli interessi della mafia e di alcuni colleghi di partito collusi.
Il sostituto procuratore di Palermo, Pietro Grasso, segue la pista del terrorismo eversivo di destra e, per 13 anni, Valerio Fioravanti e Gilberto Cavallini vengono ritenuti gli esecutori materiali del delitto. Il 6 Aprile del 1993, il pentito Tommaso Buscetta dichiara che l’omicidio di Mattarella è da attribuire a “Cosa Nostra”.
Il 26 Luglio 1999, la Cassazione assolve Fioravanti e Cavallini: i giudici condannano all’ergastolo Totò Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Pippo Calò, Francesco Madonia ed Antonio Geraci. Ad oggi, restano ancora troppi punti oscuri. Uno su tutti: la moglie di Mattarella, testimone oculare del delitto, ha sempre indicato Fioravanti come colui che aveva sparato al marito.



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