
La morte di Tupac Shakur è uno dei misteri più celebri della storia della musica contemporanea. La notte del 7 Settembre 1996 a Las Vegas, il rapper venne raggiunto da diversi colpi di pistola, morendo sei giorni dopo.
La notte del 7 settembre 1996 Tupac assistette all’incontro di pugilato tra Mike Tyson e Bruce Seldon tenutosi al Resort MGM Grand a Las Vegas. Al termine dell’incontro, il rapper scatenò una furiosa rissa tra l’entourage della Death Row, composto in gran parte da Bloods, nota gang di Los Angeles, e uno dei South Side Compton Crips di nome Orlando Anderson. Quest’ultimo, insieme ad altri membri della sua gang, alcune settimane prima in un centro commerciale aveva picchiato e derubato uno dei Bloods da sempre vicini alla Death Row. Appena lo vide nella hall dell’MGM Grand, Tupac lo colpì con un pugno in faccia facendolo cadere a terra.
In seguito, Shakur prese posto accanto al suo manager Suge Knight, che guidava una BMW Serie 7 E38, con al seguito molte altre auto. Alle 22:55, mentre erano fermi ad un semaforo, un fotografo si avvicinò al finestrino e Tupac lo abbassò per farsi fotografare. Verso le 23.00, i due furono fermati da alcuni poliziotti sulla Las Vegas Boulevard, perché l’auto non aveva la targa e il volume dello stereo era troppo alto. Dopo pochi minuti, Suge trovò nel bagagliaio la targa e la polizia li lasciò andare. Attorno alle 23.10, mentre erano fermi al rosso su Flaming Road, vicino all’incrocio di Koval Lane, di fronte all’Hotel Maxim, Shakur dialogò con due donne in macchina alla loro sinistra, invitandole al Club 662.
Alle 23.15 circa, una Cadillac De Ville Sedan VII di colore bianca, con a bordo un numero imprecisato di occupanti, sopraggiunse a tutta velocità, si fermò di colpo sul lato destro della berlina e sparò in rapida successione 13 colpi. Il cantante fu attinto al petto, al bacino, alla coscia e alla mano destra. Uno dei proiettili gli trapassò un polmone. Trasportato allo University Medical Center, il cantante morì a causa delle gravi ferite riportate, alle ore 16:03 del 13 settembre 1996, a soli 25 anni.
Al momento della sparatoria, la guardia del corpo del rapper, Frank Alexander, era a bordo di un’altra vettura che apparteneva a Kidada Jones, all’epoca fidanzata di Shakur. L’uomo dichiarò che al momento di salire nelle auto per andare al Club 662, Tupac lo aveva invitato a guidare l’auto della Jones che doveva trasportare il suo gruppo spalla, gli Outlawz.
Il contesto in cui maturo l’omicidio era caratterizzato dalla feroce rivalità tra la scena hip-hop della West Coast, legata alla Death Row Records, e quella della East Coast, vicina alla Bad Boy Records. Le tensioni tra gruppi e gang legate alle due scene musicali contribuirono ad un clima di violenza e vendette, che segnò la metà degli anni Novanta. Per questo motivo, i sospetti caddero subito sull’acerrimo rivale di Tupac, il rapper Notorius B.I.G., ma l’uomo si difese asserendo di non avere niente a che fare con l’assassinio, specificando che al momento dell’omicidio era impegnato in uno studio di registrazione a New York. In seguito, la famiglia di Biggie portò a MTV la documentazione che provava la presenza del cantante nello studio di registrazione di New York la notte dell’agguato a 2Pac. A sostegno dei familiari si mossero anche il suo manager Wayne Barrow e il cantante Lil’ Cease, che smentirono categoricamente ogni coinvolgimento dell’amico nell’omicidio, dichiarando di essere stati con lui a registrare la notte del delitto. Infine, nel marzo del 1997, anche Notorious B.I.G. venne ucciso in circostanze molto simili.
Fin dall’inizio tra i soggetti attenzionati dagli investigatori ci fu Orlando Anderson, affiliato dei Southside Crips che la notte del 7 settembre 1996 aveva preso parte alla rissa scoppiata nella hall dell’MGM Grand Hotel con l’entourage di Tupac Shakur, poche ore prima dell’omicidio. In relazione a questi eventi, Anderson fu sentito come persona informata sui fatti, ma dopo due giorni di interrogatorio, il tenente Larry Spinosa dichiarò pubblicamente che basandosi sulla testimonianza dell’interrogatorio, l’uomo era ufficialmente escluso dalla lista dei sospettati.
Afeni Shakur, madre del rapper ucciso, intentò una causa contro Anderson. Il caso sarebbe finito in tribunale, ma il 29 maggio 1998 Anderson venne ucciso mentre si trovava insieme a Michael Stone e al nipote Jerry in un autolavaggio di Compton. Alcuni colpi esplosi da una macchina in transito colpirono lui e gli Stone e tutti e tre morirono poco dopo al King-Drew Medical Center di Los Angeles. Michael Reed Dorrough fu in seguito arrestato e accusato dell’omicidio, ma nessuno fu mai condannato come assassino.
Nel 2004 l’investigatore Leonard Jefferson in Inside the Crime parlò del caso dell’omicidio di Tupac Shakur, sostenendo di non essere sicuro della reale implicazione di Orlando Anderson nella vicenda. Inoltre, si disse deluso del lavoro svolto dal Dipartimento di Las Vegas, a suo dire troppo frettoloso e superficiale, ragion per cui l’ipotesi vagliata inizialmente, nonché l’unica dopo l’archiviazione del caso, sarebbe stata sbagliata.
Nel 2015 Greg Kading, poliziotto del LAPD in pensione, a cui negli anni 2000 erano state affidate le indagini sull’omicidio di Notorius B.I.G. e che aveva scandagliato a fondo anche il caso Tupac, rese pubbliche molte delle prove che aveva raccolto nel documentario Murder Rap. Kading incluse anche un audio-confessione di Duane “Keefe D” Davis, che dichiarò di essere uno degli occupanti della Cadillac, specificando che fu proprio suo nipote Orlando Anderson a esplodere la raffica di proiettili che uccise Tupac.
Il 29 settembre 2023 la polizia di Las Vegas ha arrestato proprio Duane Davis poiché, secondo i pubblici ministeri, sarebbe stato lui ad organizzare l’agguato e a fornire le armi agli esecutori materiali. L’uomo si è dichiarato non colpevole e i suoi avvocati sostengono che le accuse si basino soprattutto su dichiarazioni non corroborate da prove materiali, come l’arma del delitto o testimoni diretti. Il processo ha subito diversi rinvii: inizialmente previsto nel 2024, l’avvio è stato spostato più volte e per il momento è fissato per il 2026.
Secondo John Potash, autore del libro-inchiesta FBI War on Tupac Shakur & Black Leaders, gli omicidi di Shakur e Notorious B.I.G. sarebbero da configurarsi nell’ottica di un piano governativo volto all’eliminazione di figure scomode nell’ambito della lotta ai movimenti afroamericani potenzialmente dannosi per la società. Sebbene Tupac non militasse in alcuna organizzazione per i diritti dei neri o simili, il suo carisma avrebbe potuto risvegliare sentimenti antigovernativi sopiti negli anni, specie per la natura dei suoi testi inneggianti la libertà, l’odio verso le autorità, e in generale la sua idea di vita “Thug Life”, molto contestata all’epoca. Anche Lil’ Kim, compagna di Notorious B.I.G., ha dichiarato di credere all’ipotesi di un’operazione governativa, nella quale sarebbe stato coinvolto anche Suge Knight, tesa a reprimere possibili mire politiche dei due cantanti.
La vicenda ha catturato l’attenzione del regista inglese Nick Broomfield, che nel 2002 ha realizzato il documentario Biggie & Tupac analizzando il contesto della faida e i progressi fatti circa la soluzione dei casi degli omicidi dei due cantanti, ipotizzando un coinvolgimento della FBI sia nell’omicidio di Tupac che in quello di Notorious B.I.G. Nel 2017 è stato girato un film sulla vita di Tupac Shakur intitolato All Eyez on Me, diretto da Benny Boom
Il 23 ottobre 2007 è stato realizzato un DVD intitolato Tupac: Assassination: l’opera esplora gli aspetti che circondarono l’intera vicenda e gli eventi che ne seguirono, andando alla ricerca di nuove prove per fare luce sul caso irrisolto. Nel 2018 è uscito il film City of Lies – L’ora della verità, diretto da Brad Furman, che ripercorre l’omicidio e le indagini seguenti. Nel 2018 su USA Network è andata in onda la prima stagione della serie antologica Unsolved, dedicata ai due casi di omicidio di Tupac e Biggie, intitolata The Murders of Tupac and the Notorious B.I.G. Dal 2019 è possibile vedere la serie anche su Netflix.




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