Di Vittorio Mangiameli
Si prende in esame, con l’ausilio della metodologia FACS e di altre tecniche per l’analisi della comunicazione non verbale, una breve intervista di circa 45 secondi rilasciata da Pietro Maso all’inviato di Telepadova il 18 Aprile 1991, data di poco antecedente al suo arresto.
Questo video è estratto dalla trasmissione La linea d’ombra del criminologo Massimo Picozzi.
Intervista Pietro Maso
Si presenta, innanzitutto, il frame con il quale è possibile comparare le immagini estratte dal video. La base comparativa fornita non è pura in quanto sul volto del soggetto sono evidenti due unità di azione: AU 25 (labbra schiuse) e 26 (mandibola abbassata).
Fig. 1 – Base comparativa Maso
Dato il poco tempo a disposizione l’inviato di Telepadova incalza Pietro Maso chiedendogli l’ora del suo ritorno a casa e lo stato della scena del crimine. In particolare, nella risposta alla domanda: “Hai trovato le porte aperte?”, si notano due importanti indizi non verbali. Il primo è evidente nella figura 2: si osserva un’istantanea suzione del labbro superiore (AU 28) che, secondo studi statistici, è frequentemente associabile a una sensazione negativa provata istantaneamente dal soggetto e, in questo caso specifico, a un senso di difficoltà nel trovare una risposta chiara, sensata e motivata.
Fig. 2 – Min. 5:00.120, Frame 7503
Nella figura 3 (semplice riferimento cronometrico, per osservare il movimento nella sua interezza fare riferimento al link del video presentato all’inizio dell’articolo), invece, si individua il secondo indizio, una forte incoerenza tra il piano verbale e il piano non verbale di comunicazione: Maso risponde affermativamente alla domanda scuotendo la testa. In questo modo il suo corpo non fa altro che negare ciò che ha precedentemente asserito attraverso le parole, cioè il fatto di aver trovato le porte aperte e le luci accese al suo ritorno a casa. In più la sua verbalizzazione confusa non fa altro che confermare la difficoltà nel rispondere del soggetto.
Fig. 3 – Min. 5:00.720, Frame 7518
Durante la sua risposta, Maso approfondisce alcuni dettagli relativi alla scena del crimine, affermando di aver trovato salendo le scale “delle gambe che spuntavano fuori”. In quell’istante si osserva sul volto di Maso la contrazione del muscolo zigomatico maggiore che evidenzia un leggero “sorrisetto”, associabile all’AU 12 ekmaniana (Figura 4). Questa AU, nel caso specifico, ha una connotazione del tutto particolare. Si parla infatti di piacere della beffa, una sensazione positiva provata dal soggetto derivante dall’ingannare il suo prossimo (per un approfondimento: https://www.scenacriminis.com/2015/03/20/il-piacere-della-beffa/).
Fig. 4 – Min. 5:12.280, Frame 7807
Alla fine della risposta il soggetto serra la mandibola mettendo in atto l’unità di azione 31. Questo movimento non è finalizzato all’espressione della rabbia, bensì alla dissipazione della carica emozionale maturata in seguito alla domanda a “bruciapelo” del giornalista. L’ AU 31 si individua inequivocabilmente attraverso il rigonfiamento della guancia destra a livello dell’articolazione della mandibola (Figura 5).
Fig. 5 – Min. 5:19.560, Frame 7989
Il giornalista decide di insistere ancora di più per ottenere maggiori dettagli sulla scena del crimine, in particolare sulle modalità di esecuzione del delitto. Si parla di un assassinio brutale eseguito con rabbia per mezzo di corpi contundenti. La domanda posta a Maso è particolare quasi quanto la sua risposta non verbale. L’intervistatore chiede implicitamente:” Hanno detto che ci sia stata da parte degli aggressori una furia bestiale…”. A partire da quel momento il soggetto mette in atto le AU 10 (il labbro superiore compie un movimento di innalzamento verticale) e 15 (movimento verso il basso degli angoli delle labbra) tipiche del disgusto, innalza la testa in senso di superiorità e distacco nei confronti della domanda e cambia il suo atteggiamento posturale, facendo un passo indietro (Figura 6). Questa domanda scuote nelle profondità Maso che si allontana fisicamente dalla questione, vuoi per un immediato rifiuto nei confronti della violenza perpetrata, vuoi perché colto da un improvviso senso di colpa. Quest’ultima ipotesi è plausibile in quanto il soggetto, come evidente nella figura 7, perde il contatto oculare con l’intervistatore e interrompe momentaneamente la sua verbalizzazione, per poi riprenderla con intensità notevolmente diminuita. Successivamente Maso decide di interrompere l’intervista.
Fig. 6 – Min. 5:24.00, Frame 8100
Fig. 7 – Min. 5:26.360, Frame 8159
Nonostante la brevità, il video è una vera e propria miniera di informazioni. Sono state evidenziate delle contraddizioni tra il piano verbale e quello non verbale di comunicazione, è stato individuato nel soggetto il tipico piacere della beffa ed è stata rilevata, alla fine dell’intervista, una traccia di senso di colpa; tutti elementi che, se notati, avrebbero potuto supportare gli inquirenti nell’ideazione di strategie investigative e ipotesi criminodinamiche ad hoc, indirizzandoli immediatamente verso l’ipotesi di delitto familiare piuttosto che verso l’omicidio a scopo di rapina.









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