Il 21 Dicembre 2012, sulla spiaggia di Capoportiere, durante una furiosa lite colpì con un pezzo di legno suo padre Gennaro, uccidendolo. Non ne poteva più delle continue violenze che sua madre era costretta a subire. Fu lo stesso Cristian, all’epoca diciottenne, a confessare l’omicidio scaturito dalla volontà di difendere la mamma da quel padre violento, oltre ogni limite.
Negli ultimi anni, il giovane Cristian Canò ha usufruito di permessi speciali per poter continuare gli studi ma, proprio mentre si accingeva a sostenere un esame presso la facoltà di Ingegneria, alcuni agenti sono andati a prenderlo per tradurlo in carcere. La Corte di Cassazione ha portato a 7 anni e mezzo, rendendola definitiva, la pena che il giovane di Cisterna di Latina dovrà scontare.
Gli avvocati del ragazzo hanno provato a far valere provocazione e legittima difesa, ma l’accusa di omicidio volontario ha retto. In poco più di 48 ore, la richiesta di grazia al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ottenuto più di 1.000 firme, che attestano il fatto che il ragazzo venga percepito come vittima e non come carnefice.


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