
Recentemente intervistato da Andrea Priante del Corriere del Veneto, quello che può essere considerato il serial killer italiano più noto si è detto cambiato e pronto a uscire dal carcere.
Ciò che più manca a Gianfranco Stevanin sarebbe l’affettività: “Un sorriso, una parolina dolce, una carezza… sono cose che riempiono il cuore”, ma tali parole risuonano grottesche se a pronunciarle è un uomo che ha confessato l’omicidio e lo smembramento di 4 donne, a cavallo tra il ’93 e il ’94. Il 23 marzo 2001 la Corte d’Appello di Venezia ha dichiarato l’uomo in grado di intendere e di volere, motivo per il quale è stata confermata la condanna all’ergastolo, resa definitiva dalla Cassazione.
I capi d’accusa sono di quelli che fanno tremare le gambe, si va dal sequestro di persona alla violenza sessuale fino ad arrivare a ben 6 omicidi, caratterizzati da vilipendio e occultamento di cadavere. Sì, perché il buon Gianfranco si divertiva a giocare con i corpi delle sue vittime, le depezzava e le seppelliva nel giardino di casa. Fatto sta che al momento il desiderio più grande del Mostro di Terrazzo è quello di stare con la sua fidanzata molto più giovane di lui, per questo si prepara a chiedere un permesso premio e, per convincere il giudice di non essere più socialmente pericoloso, ha deciso di sottoporsi ad una nuova perizia psichiatrica.
Attualmente detenuto nel carcere di Bollate, Stevanin passa le sue giornate occupandosi della biblioteca, studiando informatica e leggendo libri sulla fisica quantistica. È riuscito anche a farsi eleggere “rappresentante di reparto”, ruolo che gli consente di curare i rapporti tra i detenuti e la direzione del penitenziario. Degli anni di detenzione, affrontati cercando di non lasciarsi abbattere dalla distruttività del carcere, a testimonianza dell’imperante negatività ricorda in particolare quando nel 2000, mentre si trovava nel manicomio giudiziario di Montelupo, un altro internato tentò di sgozzarlo in cambio di cinque pacchetti di sigarette.
Il Landru della Bassa accusa magistrati, giornalisti e scrittori di essersi concentrati e di aver descritto solo il suo lato negativo allo scopo di creare il “mostro”. In realtà, tanti sarebbero i suoi lati positivi: oggi si dice un uomo diverso, più calmo e meno incline a lasciarsi trascinare dall’istinto, con l’unico desiderio di metter su famiglia. In passato l’equipe del carcere ha stabilito che l’assassino seriale sta portando avanti un buon percorso riabilitativo in regime di detenzione, ma gli ha comunque negato la possibilità di usufruire di un permesso per uscire. Per il futuro, staremo a vedere.




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