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Follia Esplosiva: il caso UNABOMBER

27 Febbraio 2015 da admin Lascia un commento

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Di Francesca Iervolino

Quello di Unabomber è certamente uno dei casi più oscuri e controversi della storia criminale italiana. Un uomo, un dinamitardo o bombarolo, che nell’arco di 14 anni ha seminato il terrore nel Nord-Est d’Italia e a cui anni e anni di indagini non sono riusciti a dare un nome e un volto. Mai una rivendicazione, né un movente, né un perché. L’unico dato certo è che la sua follia si interrompe improvvisamente nel 2006: da allora smette di compiere gli attentati dinamitardi scomparendo nel nulla, quasi come un fantasma.

Unabomber entra in scena l’8 Dicembre 1993: a Portogruaro, il giorno dell’Immacolata, esplode una cabina telefonica. Da allora sino al 2006, si susseguono decine di attentati con pause dalla durata alternata, caratterizzati da episodi di diversa gravità. Alcune vittime riportano ferite lievi, altre subiscono gravi menomazioni fisiche agli arti e alla vista. Questa lunga scia di attentati semina il panico nella popolazione del Nord-Est italiano ed è chiaro a tutti che tali episodi non sono il frutto di una mera casualità ma sono collegati da un unico filo di lucida follia.

Il Modus Operandi e il Profilo psicologico e sociale di Unabomber 

Ciascun criminale, nel compiere le proprie azioni delittuose, ha il suo modus operandi (MO), ossia una tecnica particolare con cui viene commesso un crimine. Sulla scorta delle analisi compiute sugli attentati, la tecnica e lo stile criminale del bombarolo italiano risulta essere pianificata con molta cura e fin nei minimi dettagli. L’ideazione, la realizzazione delle trappole, il modo in cui le posiziona e il loro preciso e puntuale funzionamento, rivelano una specifica ed elevata competenza tecnica in chimica ed elettronica. Il soggetto ignoto è una persona di grande capacità manuale: il dosaggio dell’esplosivo infatti rivela una grande perizia nel confezionare ordigni. Non ne usa mai troppo poco, ma neanche una quantità tale da provocare morti: il suo scopo primario infatti non è quello di uccidere, bensì quello di ferire e spaventare, creando una situazione di panico. E’stato inoltre tanto abile da non lasciar alcun tipo di taccia sugli ordigni.

Col tempo si assiste ad una escalation nella costruzione delle bombe: per tutto l’arco temporale che va dal 1994 al 2000 usa come tipologia di ordigno il tubo bomba. Si tratta di un tubo, di gomma o metallo, che viene riempito di miscela esplosiva, dotato di innesco a strappo. Tuttavia, col passare degli anni, la sua tecnica cambia, si affina: fabbrica ordigni sempre più sofisticati inserendoli in evidenziatori, ceri o addirittura nei contenitori della sorpresa dell’uovo di Pasqua. Sente il bisogno di auto-sfidarsi, di saggiare il suo grado di abilità e di superarsi.

L’accurata pianificazione e organizzazione dei crimini rivelano una forte intelligenza e un controllo dell’umore e dell’emotività molto elevato: è un soggetto che si può definire anaffettivo poiché dimostra di avere un freddo auto-controllo, scevro da qualsiasi impulsività o passionalità. Unabomber non trae alcun genere di profitto dalle proprie azioni; tramite le sue gesta egli riesce però a sfogare e liberare le proprie frustrazioni, la propria rabbia e la propria vendetta. I suoi disturbi sono di tipo paranoideo, rivendicativo e di aperta ostilità verso il prossimo. E’riscontrabile la presenza di una serie di bisogni psicologici (desiderio di vendetta, sfogo delle frustrazioni) che si sono mantenuti costanti e stabili nel tempo e che posso essere considerati il vero e proprio movente di ogni singolo attentato dinamitardo. Il fatto di odiare indistintamente il prossimo lo induce a non selezionare le vittime ma a sceglierle a caso, colpendo chiunque: anziani, donne e bambini.

Odia il prossimo perché ne è spaventato, ne ha paura, colpendo è come se riuscisse ad esorcizzare le paure che vive o che ha vissuto. Nonostante infatti l’assenza di uno schema nella scelta dei luoghi e delle date in cui colpire, emerge una marcata predilezione per i giorni festivi legati alla tradizione cattolica e per i luoghi deputati alla riunione o aggregazione di famigliole felici. Unabomber colpisce, infatti, in giorni e posti particolari: preferisce i periodi di festa come Natale o Carnevale e luoghi come le spiagge, le chiese o i parchi. Il movente psicologico alla base delle gesta di Unabomber è quindi la ricerca di vendetta, la voglia di suscitare paura e terrore negli altri, allontanandoli dai luoghi di ritrovo. Unabomber è sicuramente un soggetto maschile, di età compresa tra i 35 e i 50 anni. Ha sicuramente un diploma specifico, utilizzato probabilmente come prevalente attività lavorativa. E’ un solitario e potrebbe aver affinato le sue conoscenza e la sua tecnica sugli ordigni esplosivi durante il servizio militare o il servizio come ausiliario nelle forze dell’ordine. Non ha amici né una fidanzata o moglie: non è una persona socievole, anzi tende all’isolamento e alla chiusura verso gli altri. Economicamente non ha problemi e sfoga i suoi desideri sessuali con le prostitute. E’un soggetto dotato di una elevata intelligenza, razionale, lucido, freddo, calcolatore e organizzato. Non è interessato a rivendicare le sue azioni e non ha manie di protagonismo o esibizionismo. Alcuni studiosi ritengono che Unabomber potrebbe soffrire di una menomazione fisica.

A quale tipologia criminale appartiene Unabomber? Il parere dell’esperto

Secondo il dottor Fabio Delicato, psicologo e criminologo, “Unabomber si potrebbe inquadrare tra il tipo di criminale organizzato, perché ha colpito non solo nella città di Pordenone (dove probabilmente vive poiché proprio lì è concentrato il maggior numero di atti criminali da lui compiuti ed è anche il posto in cui ha cominciato a “praticare”), ma nel corso del tempo si è spostato anche in zone non proprio vicinissime, ad esempio la spiaggia di Lignano. Ma ad un’analisi più attenta si può notare che ogni qual volta si è spostato, ha colpito in zone di grande affluenza turistica, sia per caratteristiche del luogo che per momento; ad esempio, quando (per 2 volte) ha colpito sulla spiaggia di Lignano, era estate. E non sarebbe sbagliato pensare che lui fosse lì normalmente in vacanza, quindi si sarebbe spostato, non per evitare di essere trovato dalla polizia, ma per motivazioni diverse. Questo lo farebbe rientrare in un’altra categoria, ovvero quella dei criminali disorganizzati che colpiscono quando sono presi da un raptus momentaneo. C’è da dire però che gli ordigni vanno preparati con molta cura, pazienza e soprattutto tempo. Qui si ricade nella premeditazione e quindi nella categoria di criminale organizzato. Un altro aspetto da analizzare è che i serial killer hanno direttamente a che fare con le proprie vittime. Hanno cioè un contatto diretto che li fa sentire i dominatori di quella persona. Unabomber, al contrario, non ha alcun contatto con le vittime, se non quello dei mass-media. Per lui, l’unica testimonianza del suo atto è quella riportata dai giornali e dalle televisioni. Tuttavia, occorre sottolineare che ci sono dei SK “atipici” che non hanno alcun contatto diretto con le proprie vittime e quindi Unabomber potrebbe essere inquadrato con ogni ragione in quest’ultima categoria.

Tornando a parlare nello specifico dei serial-killer, l’azione omicida è divisa da Holmes in due categorie:

  • Act focused: in questo caso, la parte importante per il killer è l’omicidio stesso, ossia la morte della vittima. L’azione è impulsiva e l’omicidio immediato, al killer non interessa il sesso o il senso di potere, ma solo l’omicidio e la morte di un altro essere umano.
  • Process focused: in questo caso, quello che interessa all’autore del reato non è la morte in sé, ma tutto quello che c’è prima e dopo la morte. Spesso il killer ha una sorta di “copione” da seguire, uno schema che ha vissuto nella fantasia mille e mille altre volte. La morte è quasi un elemento strumentale ed incidentale del processo. Siamo nel campo degli omicidi più marcatamente sadici e sessuali, o di quelli orientati alla ricerca del dominio e del controllo. In alcuni casi anche negli omicidi process focused la morte avviene subito, ma solo perché la fantasia del killer è di natura necrofila e il processo inizierà solo dopo la morte che anche in questo caso è strumentale allo schema fantastico.

Alla luce di queste distinzioni , Unabomber sarebbe da inquadrare nel process focused, in quanto non provocando la morte di nessuno quello che a lui interessa è il rituale che mette in atto, sapere di avere il controllo o il dominio su di un’altra persona attraverso il suo feticcio: l’ordigno. Anche in questo caso però quello che ci fa discostare dalla definizione è che egli non ha un contatto diretto con la vittima, non può sentirsi del tutto padrone di un altro essere umano e non arriva mai all’atto finale e più importante: l’omicidio. Non è un caso che gli ordigni di Unabomber non sono mai così potenti da provocare la morte di una persona; sono però di una potenza altamente pericolosa, tale da provocare mutilazioni. Si può pensare, visto anche il suo modus operandi, che non abbia il coraggio di commettere un omicidio, poiché, non riuscendo ad avere un contatto con la vittima, ha scelto un modo speculare alle sue paure e alla sua codardia per compiere i suoi crimini.

Quindi se da un lato il fatto di avere contatti con le vittime solo in modo indiretto non può fargli sentire in tutto e per tutto la potenza e il delirio di dominio che comportano i suoi atti, dall’altro lo protegge dalla sua codardia e dalla paura di un accesso diretto alle sue vittime e ai suoi crimini. Prendendo in considerazione le motivazioni dei serial killer, secondo Hickey (1997) è possibile proporre un modello che lui definisce trauma-control model, al fine di tentare di spiegare e capire il fenomeno dei serial killer. In pratica esistono degli eventi traumatizzanti nelle vite dei killer, dalla violenza fisica a quella psicologica, dalla mancanza di cura genitoriale ad una situazione familiare instabile, che in qualche modo minano la normale crescita di questi soggetti. C’è una categoria del Crime classification manual che identifica il profilo del serial-bomber (bombarolo seriale): potremmo dunque ascrivere ragionevolmente Unabomber a questa categoria. In conclusione, non conoscendo la sua identità né tanto meno i suoi vissuti familiari e adolescenziali, non possiamo dire nulla al riguardo. Rimane solo una constatazione aperta alle più disparate interpretazioni: per certi versi questo criminale può essere accostato ad un serial killer, ma per altri aspetti se ne differenzia molto.

Le Indagini e i Sospetti

Nel caso Unabomber, sono stati circa un migliaio i nomi inseriti nella lista dei probabili sospetti, selezionati per esclusione tramite l’ausilio di un software messo a disposizione dall’FBI. La lista dei sospetti si ridusse a una dozzina di persone e col tempo, in seguito alle indagini, due furono i nomi su cui si concentrarono maggiormente le attenzioni degli inquirenti: Andrea Agostinis ed Elvo Zornitta.

Andrea Agostinis  

“Il 5 agosto 1996, all’indomani dell’episodio di Lignano, pervenne all’ANSA di Roma una telefonata che attribuiva l’attentato dinamitardo al Gruppo 17 Novembre, autore nello stesso periodo di due rivendicazioni per diversi attentati negli Stati Uniti. Di questa organizzazione esisteva in Italia un unico esperto: l’insegnante Andrea Agostinis. Il professore, anche giornalista, nei giorni precedenti ai fatti di Lignano aveva pubblicato su un quotidiano friulano una fin troppo dettagliata inchiesta sul fantomatico gruppo. Inoltre, l’uomo aveva dato notizia alla radio della rivendicazione all’ANSA, prima di chiunque altro. Gli inquirenti ritennero che fosse lui l’autore della telefonata e disposero una perquisizione in casa sua, nonché nell’Istituto dove lavorava. Agostinis fu destinatario di un’informazione di garanzia, ma data l’insufficienza del quadro indiziario fu prosciolto da qualsiasi accusa e il caso fu archiviato nel 1999.”

Elvo Zornitta

L’ingegnere Elvo Zornitta entrò ufficialmente nelle indagini del caso Unabomber il 26 maggio 2004, quando le forze dell’ordine perquisirono la sua abitazione. I principali indizi a carico dell’ingegnere erano rappresentati dalle elevate competenze tecniche, dall’area dei suoi spostamenti lavorativi corrispondente al raggio d’azione di Unabomber e dal rinvenimento di piccoli oggetti compatibili con quelli usati dall’attentatore, compresi alcuni petardi privi della polvere pirica. Questo quadro indiziario non era però sufficiente. L’uomo fu strettamente sorvegliato, anche in casa propria, nel corso di due anni durante i quali Unabomber tornò a colpire. Gli alibi dell’ingegnere furono confermati dagli inquirenti, ma non li persuasero della sua estraneità ai fatti. Si ipotizzò, piuttosto, la presenza di un’altra persona dedita a collocare gli ordigni per suo conto. Sospetti caddero anche sulla moglie, oltre che sul fratello per il periodo anteriore al manifestarsi di una grave malattia. Per questi motivi furono sottoposti all’esame del DNA, oltre a Zornitta, anche i suoi parenti e amici, al fine di incrociare i risultati con i dati a disposizione degli inquirenti. I test diedero esito negativo.

Il 10 ottobre 2006 gli inquirenti trovarono una prova schiacciante contro Zornitta: la compatibilità tra le lame di un paio di forbici sequestrate e i tagli sul lamierino dell’ordigno rinvenuto nella chiesa di Sant’Agnese a Portogruaro. Sulle forbici fu svolto un incidente probatorio che, tramite il metodo dei toolmarks, sembrò confermare in pieno la diagnosi. La scoperta convinse sul momento, oltre ai magistrati, anche i media locali e nazionali. Tuttavia il 17 gennaio 2007 l’avvocato Maurizio Paniz, davanti al GIP, sovvertì il risultato della perizia, ipotizzando che una piccola striscia del lamierino fosse stata tagliata con le stesse forbici dopo il sequestro. Quando nuove analisi confermarono questa supposizione, finì sotto inchiesta il perito Ezio Zernar. Ciò assestò un duro colpo alle indagini nei confronti dell’ingegnere, il cui fascicolo fu archiviato il 2 marzo 2009 su richiesta della procura. Zernar fu condannato in primo grado e in appello a due anni di reclusione per Falso Ideologico e Frode processuale.

Nel 2010 alcuni giornali ventilarono una riapertura del caso Zornitta in seguito alla pubblicazione di un video, in cui si vedeva l’ingegnere intento a strofinare un paio di forbici con un oggetto. Il gesto fu interpretato come una limatura e le forbici identificate con un paio che sarebbe stato sottratto ai carabinieri nel corso di una perquisizione: l’azione, compiuta dopo aver appreso la notizia della compatibilità tra le forbici e il lamierino, parve insomma un’ammissione di responsabilità. Tuttavia secondo l’avvocato Paniz il video, girato durante la sorveglianza dell’ingegnere, era già agli atti con il resto del materiale esaminato e giudicato insufficiente a sostenere l’accusa.

La situazione determinata dall’archiviazione è tale che Elvo Zornitta si trova processualmente nella stessa posizione di qualsiasi altro cittadino: nei suoi confronti un processo per i delitti di Unabomber non è precluso, ma al contempo non c’è alcuna ragione di celebrarlo (tecnicamente la sua innocenza non è mai stata messa in dubbio dalla formalizzazione di un’accusa). Zornitta però ha lamentato seri danni personali e patrimoniali, tra cui la perdita momentanea del lavoro, a causa delle indagini a suo carico. In particolare, si è costituito parte civile nel processo contro Zernar, chiedendo un ingente risarcimento.

L’identità di Unabomber è rimasta ignota. Ormai non se ne sente parlare più, il caso è stato archiviato e i suoi attentati quasi rimossi dalla memoria collettiva. Molto si è discusso a proposito della sua improvvisa sparizione: alcuni ipotizzano che sia morto o che si stia curando per una malattia, altri ancora sostengono che potrebbe essere stato trasferito per lavoro o che potrebbe essere in carcere per un altro reato. Probabilmente, non lo sapremo mai. La sua storia ormai fa parte dei tanti misteri italiani irrisolti.

Bibliografia

“I serial Killer” (Mastronardi – De Luca) – Il bombarolo del Nord-Est italiano è un criminale seriale che vuole ferire e terrorizzare ma non uccidere.
Marco Cannavicci – “Profilo psicologico di Unabomber”.
Wikipedia, “Unabomber”.
La storia siamo noi, “Follia esplosiva”.
Fabio Delicato “Unabomber: maniaco o serial killer?”.
Marco Pingitore – Cronologia attentati Unabomber

© Riproduzione riservata

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