Di Michela Donvito
Chi l’ha visto?, era questo il titolo di una rubrica della Domenica del Corriere sulle cui colonne, il 17 Luglio 1938, apparve il seguente annuncio:
Ettore Majorana, ordinario di Fisica all’Università di Napoli, è misteriosamente scomparso. Di anni 31, metri 1,70, snello, capelli neri, occhi scuri, una lunga cicatrice sul dorso di una mano. Chi ne sapesse qualcosa è pregato di scrivere.
Majorana, il grande scienziato che lavorò con Enrico Fermi e I ragazzi di Via Panisperna alle prime ricerche sull’atomo, scomparve misteriosamente nel 1938. La sua vita è sintetizzata in una manciata di parole scritte da lui stesso nel 1932:
Sono nato a Catania il 5 agosto 1906 […] e nel 1929 mi sono laureato in Fisica teorica sotto la direzione di Enrico Fermi. Ho frequentato […] l’Istituto di Fisica attendendo a ricerche di varia indole.
L’istituto di cui si parla era in via Panisperna, a Roma, e si occupava di sperimentazione nucleare, figlio di un ingegnere e nipote del fisico Quirino Majorana, fin da bambino brillò per le sue doti di matematico, che nella capitale mise al sevizio di un ensemble di giovani fisici coordinati dal docente Enrico Fermi e passati alla storia come I ragazzi di via Panisperna.
Aveva l’aria di chi in una serata tra amici si improvvisa giocoliere, prestigiatore, ma se ne ritrae appena scoppia l’applauso. […] Non uno di coloro che lo conobbero lo ricorda altrimenti che strano. E lo era veramente.
(Leonardo Sciascia ne “La scomparsa di Majorana”, 1975)
All’inizio del 1933 Majorana partì per la Germania, a Lipsia lavorò con il fisico teorico Werner Heisenberg. I primi di agosto, tornò a Roma: “Per quattro anni raramente esce di casa e ancor più raramente si fa vedere all’istituto” riassume Sciascia. La sentenza dei medici fu esplicita: esaurimento nervoso. In tale contesto, nel 1937 gli venne assegnata per “chiara fama” una cattedra all’Università di Napoli dove strinse amicizia con il collega Antonio Carrelli, ma anche lì condusse una vita appartata.
Il 25 marzo 1938, si imbarcò per Palermo in cerca di riposo nella sua Sicilia e, prima di partire, scrisse al Carrelli:
Ho preso una decisione […] mi rendo conto delle noie che la mia improvvisa scomparsa potrà procurare […] ti prego di perdonarmi.
Indirizzò anche un messaggio ai suoi familiari:
Ho un solo desiderio: che non vi vestiate di nero […] perdonatemi.
Le intenzioni suicide parevano però essere svanite quando, una volta a Palermo, inviò un telegramma al Carrelli in cui diceva di non preoccuparsi per la lettera precedente. Le ultime notizie sul giovane scienziato erano datate 26 marzo, quando da un hotel di Palermo scrisse:
Caro Carrelli, spero che ti siano arrivati insieme il telegramma e la lettera. Il mare mi ha rifiutato e ritornerò. Ho però intenzione di rinunziare all’insegnamento.
Questi documenti, raccolti e pubblicati nel 1972 da Erasmo Recami, fisico e biografo di Majorana, furono gli ultimi segnali inviati dallo scienziato che all’improvviso svanì. Alla sua scomparsa seguirono le più svariate congetture:
Forse Majorana si è suicidato gettandosi in mare o è stato assassinato, forse è sceso dalla nave o non vi ha messo affatto piede e si è ritirato in un convento, è rimasto in Sicilia… No! Si è rifugiato in Sud America, è in Germania dove conduce studi top secret sull’energia nucleare al soldo dei nazisti…
Le ricerche furono patrocinate nientemeno che da Mussolini ma fecero i conti con la scarsità di elementi in mano agli inquirenti, tra cui un biglietto navale intestato a Majorana in cui era stranamente registrato, oltre al suo imbarco sul traghetto di ritorno, anche lo sbarco. Né fece chiarezza la testimonianza di un altro passeggero, Vittorio Strazzeri, che forse aveva visto Majorana sul ponte della nave all’alba del 27 marzo. Le ricognizioni in mare non diedero alcun esito, e iniziò a farsi strada l’ipotesi di un Majorana “in fuga” dalla società. Vivo, ma nascosto chissà dove. E chissà perché.
L’ultimo tassello di questa misteriosa vicenda è di questi giorni: Majorana fuggì segretamente in Sud America. Lo afferma la Procura di Roma che dal 2008, dopo l’intervista fatta dal programma “Chi l’ha visto?” a un immigrato italiano in Sud America, Francesco Fasani, che affermò di aver conosciuto un cinquantenne di nome Bini somigliante a Majorana, riaprì il caso.
Secondo la Procura di Roma, Majorana non si suicidò, ma fuggì in Venezuela dove visse almeno fino al 1959, era vivo e vegeto in Venezuela. Le tracce dello scienziato sono state trovate nella città venezuelana di Valencia, dove avrebbe vissuto sicuramente tra il 1955 e il 1959. In Venezuela si sarebbe fatto chiamare signor Bini. Per la Procura, il geniale Scienziato catanese si allontanò volontariamente nel 1938 quando aveva 32 anni.
Si legge nel provvedimento di archiviazione, Fasani “ebbe a descrivere Bini-Maiorana come un uomo di mezza età, con cui non entrò mai in intimità stante una esasperata riservatezza”. Le indagini dimostrano che, tra il 1955 e il 1959, il Fisico era vivo e si trovava volontariamente nella città venezuelana quindi non fu né ucciso né si suicidò.
Sono due i punti chiave della tesi: il primo è una foto scattata il 12 giugno 1955 a Valencia, che è stata esaminata dai Ris dei Carabinieri per la comparazione dei dati fisiognomici di Bini-Majorana con quelli appartenenti al suo nucleo familiare e, in particolare, con l’immagine del padre dello scienziato, Fabio Majorana, quando aveva la stessa età del figlio (cioè 50 anni).
Secondo il giudice:
I risultati ottenuti dalla comparazione hanno portato alla perfetta sovrapponibilità delle immagini di Fabio Majorana e di Bini-Majorana, addirittura nei singoli particolari anatomici quali la fronte, il naso, gli zigomi, il mento e le orecchie, queste ultime anche nella inclinazione rispetto al cranio.
Il secondo dettaglio decisivo ai fini delle indagini è una cartolina, risalente al 1920, ritrovata nell’auto di Bini/Majorana. Si tratta di una missiva che Quirino Majorana, zio di Ettore e fisico di fama mondiale, scrisse al fisico americano W. G. Conklin sull’andamento delle esperienze di laboratorio volte alla individuazione della natura della forza di gravità. Un fatto, per i giudici, che conferma la “vera identità di costui come Ettore Majorana, stante il rapporto di parentela con Quirino, la medesima attività di docenti di fisica e il frequente rapporto epistolare già intrattenuto tra gli stessi, avente spesso contenuto scientifico”.
La richiesta di archiviazione nel provvedimento firmato dall’aggiunto Pierfilippo Laviani sottolinea che si può escludere, comunque, la sussistenza di condotte delittuose o autolesive della vita o contro la libertà di determinazione e movimento di Ettore Majorana e si conclude perciò che lo scienziato si sia trasferito volontariamente all’estero, permanendo in Venezuela, almeno, nel periodo tra il 1955 ed il ’59.
Ettore Majorana aveva quel che nessun altro al mondo ha.
Sfortunatamente gli mancava quel che è invece comune trovare negli altri uomini:
il semplice buon senso.
(Enrico Fermi)



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