
Anthony John Hardy nasce a Burton upon Trent nello Staffordshire il 31 Maggio 1951. Trascorre un’infanzia apparentemente tranquilla ed è molto bravo negli studi, tanto da laurearsi in Ingegneria all’Imperial College di Londra. Nel 1982 si sposa con Judith Dwight, che un anno dopo in Tasmania, dove si sono trasferiti, lo fa arrestare per tentato omicidio. Le accuse cadono per insufficienza di prove, l’uomo viene curato in un ospedale psichiatrico del Queensland australiano per poi tornare da solo in Inghilterra. Nel 1986 la coppia, dopo aver avuto 4 figli, divorzia.
La fine del matrimonio per Hardy rappresenta la goccia che fa traboccare un vaso che aveva già dato chiari segno di cedimento: l’uomo, affetto da un disturbo bipolare, finisce di nuovo in un nosocomio per malattie psichiatriche dove viene curato per depressione, psicosi indotta da farmaci e abuso di alcol.
Il ritorno in Inghilterra dell’ex moglie e dei figli segna l’inizio di una serie di atti persecutori e molestie che costringono le autorità inglesi a emettere un’ordinanza restrittiva nei confronti dell’uomo, cui segue l’arresto per violazione del dispositivo. Uscito di galera, torna in cura per gli ormai sempre più gravi disturbi di personalità. Alla fine del secondo ricovero Hardy perde definitivamente il lavoro e finisce in strada, dove conduce una vita fatta di stenti e abuso di alcol e droghe che contribuisce a farlo ammalare di diabete. Dal 1998 al 2000 tre prostitute lo accusano di stupro, ma l’uomo non viene incriminato. In seguito Anthony si trasferisce in un alloggio popolare a Camden, quartiere londinese noto per i suoi mercatini.
Il 17 Dicembre 2000 un passante vede galleggiare nelle acque del Tamigi il cadavere (sezionato in due parti) di una donna: si tratta di Zoe Louise Parker, prostituta 24enne. Nel febbraio del 2001 tre ragazzini, lungo le sponde del Regent’s Canal di Camden, trovano un sacchetto incastrato nella folta vegetazione. Nella busta ci sono i resti di un cadavere fatto a pezzi. Gli investigatori decidono allora di setacciare quel tratto di fiume e le operazioni di dragaggio portano alla scoperta di altri 6 sacchetti contenenti le parti mancanti di quel corpo mutilato che si scopre essere quello di Paula Fields, prostituta 31enne con problemi di droga, originaria di Liverpool. I primi sospetti cadono sull’ex fidanzato della donna, che ha diversi precedenti penali, ma non ci sono prove che attestino la sua colpevolezza.
Il 20 Gennaio 2002, un anno dopo la morte delle due prostitute, un vicino di casa di Anthony Hardy segnala alla polizia che l’uomo ha versato dell’acido da batteria nella sua cassetta delle lettere. Quando gli agenti fanno visita ad Hardy, notano subito che il suo appartamento sembra più un tempio satanista che una normale abitazione. L’uomo afferma di non poter aprire la porta della camera da letto perché ne ha smarrito le chiavi, ma i poliziotti la sfondano trovandosi davanti il corpo senza vita di Sally Rose White, prostituta 38enne. Sul corpo della donna ci sono diverse escoriazioni, evidenti segni di morsi e una profonda ferita alla testa.
Anthony Hardy viene arrestato, ma non viene condannato per omicidio perché l’esame autoptico sul cadavere della donna rivela che la morte è avvenuta per infarto quindi per cause naturali. Gli inquirenti dispongono comunque che l’uomo venga condotto in una struttura sanitaria a St. Luke per accertamenti sulla sua salute mentale. Viene diagnosticata la “pericolosità sociale” del soggetto, tale da spingere il dottor Alan Stuart-Reid a sollecitare le autorità affinché Hardy venga internato. Purtroppo, l’appello del medico non viene ascoltato e nel novembre del 2002 l’assassino viene rilasciato.
Il 30 Dicembre 2002 l’ennesimo macabro ritrovamento: mentre rovista in un cassonetto della spazzatura in Royal College Street (quartiere di Camden), un senzatetto trova un sacco all’interno del quale ci sono i resti del corpo di una donna. L’uomo porta la busta in ospedale, viene allertata la polizia e le successive ricerche permettono di ritrovare altri 8 sacchetti contenenti pezzi di gambe e metà torso di due donne diverse. In un altro cassonetto, poco distante dal primo, l’altra metà del torso femminile, un braccio destro, uno sinistro, un piede.
Le indagini si concentrano proprio su Anthony Hardy, ma l’uomo risulta irreperibile da diversi giorni. I suoi vicini di casa, però, segnalano che nel periodo di Natale il forte rumore di una sega elettrica li aveva tenuti svegli in diverse occasioni. La polizia abbatte la porta dell’abitazione del sospettato, trovandosi di fronte ad una scena terrificante: c’è sangue ovunque, in soggiorno c’è una sega elettrica con la lama incrostata di carne e ossa, centinaia di riviste pornografiche, una scarpa con tacco a spillo e un torso di donna infilato nel contenitore della spazzatura.
Parte la caccia all’uomo. Il 1° Gennaio 2003 Hardy chiede dei farmaci in un pronto soccorso, ma riesce a dileguarsi poco prima dell’arrivo di una pattuglia. Non essendo riuscito a procurarsi i medicinali, il giorno seguente si reca al Great Ormond Hospital, dove finalmente viene arrestato. Si indaga senza sosta per risalire all’identità delle due donne uccise e fatte a pezzi, ma non è affatto facile poiché il serial killer ha fatto sparire la testa e le mani di entrambe. Solo grazie ai numeri di serie delle protesi di silicone poste nei seni di una delle vittime, la scientifica riesce a identificare Elizabeth Selina Valad, 29 anni, finita nel tunnel della droga e della prostituzione. La seconda vittima viene identificata grazie al test del DNA, si tratta di un’altra prostituta: Brigitte McClennan, 34 anni.
Hardy confessa i due omicidi aggiungendo quello di Sally White, la cui morte era stata fatta risalire a cause naturali. L’assassino seriale dichiara di averle strangolate dopo un rapporto sessuale, poi le ha fotografate con addosso calzini da uomo, un berretto da baseball, una maschera da diavolo e un vibratore inserito nella vagina. Vengono rinvenuti i negativi di 44 terrificanti scatti, inviati a un amico dallo stesso killer.
Nel novembre del 2003 comincia il processo a carico di John Anthony Hardy, che in Inghilterra ormai tutti conoscono come lo Squartatore di Camden. In aula emergono ulteriori dettagli sui delitti: le vittime, dopo le fotografie scattate post mortem, sono state fatte a pezzi con la motosega nella vasca da bagno e poi gettate nella spazzatura. Nonostante il mancato ritrovamento dei pezzi mancanti dei corpi mutilati, il 14 Maggio 2010 Hardy viene condannato a 3 ergastoli.



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