
Venerdì 27 giugno 1980, alle ore 20.59, il DC-9 Itavia in volo da Bologna a Palermo, partito con due ore di ritardo, si inabissa a nord di Ustica. Le vittime sono 81.
Nel 1989 il giudice Vittorio Bucarelli ha elementi per sostenere che, tra le altre ipotesi, il DC-9 possa essere stato abbattuto da un missile.
Tra il 1987 ed il 1991, il relitto dell’aereo viene recuperato quasi interamente e ricomposto in un hangar dell’aeroporto di Pratica di Mare, dove rimane a disposizione della magistratura fino al giugno 2006.
L’ipotesi della collisione in volo si fa strada quando, nel 1992, vengono ritrovati frammenti del serbatoio esterno di un caccia dell’aeronautica militare americana. L’inchiesta del magistrato Rosario Priore si conclude il 31 agosto 1999, con una sentenza-ordinanza che parla di un “incidente occorso a seguito di un’azione militare di intercettamento”. L’inchiesta coinvolge anche i vertici militari italiani, considerati penalmente responsabili per i depistaggi delle indagini.
Il 30 aprile 2004, la Corte assolve da tutte le accuse i generali Corrado Melillo e Zeno Tascio. I generali Lamberto Barolucci e Franco Ferri vengono ritenuti colpevoli, ma i loro reati sono caduti in prescrizione e nel 2005 i due vengono assolti in Appello e poi in Cassazione.
Nel 2008 la Procura di Roma apre una nuova inchiesta in seguito alle dichiarazioni del febbraio 2007 di Francesco Cossiga, Presidente del Consiglio all’epoca dei fatti, che afferma che ad abbattere il DC-9 sarebbe stato un missile a risonanza lanciato da un aereo della marina francese.



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