
Di Massimiliano Gaudino
Il bullismo è una forma di comportamento violento, attuato tramite l’impiego di falsi metodi di opposizione ed intimidazione nei confronti di se stessi o nei confronti dei pari.
Maria, studentessa, ha 16 anni, è in metropolitana. Gioca con il suo cellulare e clicca ripetutamente sulla tastiera, creando intorno a sé l’ilarità di Andrea, Marco e Giuseppe. I tre ragazzi non si conoscono. Il primo a sorridere è Andrea. Andrea 26 anni, è omosessuale ma si nasconde dietro l’ilarità che Maria attiva in lui, per non essere preso in giro da un ragazzo che lo sta guardando insistentemente. Marco, 18 anni, ricambia il sorriso di Andrea, per paura di essere oggetto stesso di scherno. Giuseppe, 16 anni, conosce Maria, ma quando vede gli altri due ridere, pur non volendolo fare, accenna un sorriso per paura che possa essere preso in giro difendendo l’amica.
Maria non si accorge di nulla, o finge, per paura che Giuseppe possa farsi del male nel difenderla. La gente è indifferente. Ognuno porta dentro di sé pezzi di bullismo e non fa niente. La maggior parte delle persone si limita a sorridere, o a cercare i colpevoli. Tipica è la frase:
Ai miei tempi queste cose non succedevano…
Il bullismo, tuttavia, contrariamente a molte specie animali che si stanno estinguendo, continua a vivere e non come un virus che colpisce improvvisamente Maria, Andrea, Marco o Giuseppe. Il bullismo è come uno stile educativo che si tramanda anche con il silenzio. La maggior parte delle persone cercano i colpevoli, pronte a puntare il dito contro. Pronte a dire:
Ecco la scuola non difende i diritti dell’essere umano, lo Stato dovrebbe fare qualcosa, oppure quel ragazzo è matto!
Pertanto tutti siamo in qualche modo responsabili del bullismo. Siamo responsabili, quando non lo fermiamo. Siamo responsabili con i nostri figli che si confrontano con i figli degli altri genitori. Siamo responsabili perché ci fondiamo sul diritto di dover essere i migliori ad ogni costo. Siamo responsabili perché non reagiamo di fronte alle provocazioni. Siamo responsabili perché denigriamo e siamo pronti a giudicare un ragazzo colpevole di bullismo.
In ogni classe, in ogni famiglia, in ogni società, in ogni gruppo ci sono diversi elementi. Ognuno di essi ha un percorso da raccontare. Ognuno ha una dote. A volte è più facile puntare il fucile contro un elemento e renderlo responsabile del fallimento del gruppo. E quell’elemento, a sua volta, ha la responsabilità di far fallire l’elemento di un altro gruppo. E questo si fonde nel sistema che vede classi, famiglie, società e gruppi frantumarsi. Mentre ognuno punta il dito; qualcuno cade, viene ripreso e condiviso su un social network, ma avrà vita fino a che ci sarà qualcosa di nuovo da riprendere e condividere.
Tuttavia, la società siamo anche noi, ed abbiamo tutto il potenziale per poter cambiare le cose. Ma non basta solo crederci. É importante attivarci affinché le cose possano realmente cambiare. Per salvare una specie un po’ più umana. Se sei vittima di bullismo, guardati intorno e cerca intorno a te una mano che possa aiutarti a venirne fuori. Se hai imparato a fare il bullo, nulla è perduto, basta solo fare qualche passo indietro per poter andare avanti.


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