
Di Vanda Pennini
Più e più volte si è discusso del linguaggio non verbale in contrapposizione a quello verbale, o semplicemente come studio del comportamento dell’uomo. Fin dall’Ottocento, studi socio-antropologici hanno condotto analisi metodiche sul linguaggio del corpo, osservando espressioni e mimica, ma anche postura, gesti e movimenti che, con o senza la parola, marcano la comunicazione dell’uomo rendendola finanche più comunicativa.
Ovviamente, i segnali del corpo possono avere diversi significati e, per comprenderli correttamente, è necessario considerare le moltissime varianti che ogni singolo contesto o situazione presenta. In ogni caso, però, essi passano attraverso l’espressione del corpo. Di fatti, noi siamo il nostro corpo e, proprio attraverso il corpo stesso, percepiamo il mondo che ci circonda. Ogni nostro moto interiore, sentimenti, emozioni, desideri si esprimono attraverso il corpo. Pertanto, comprendere come funziona il corpo ci permette di coglierne il linguaggio.
Ciò che è comunemente chiamato linguaggio del corpo – in letteratura espressione del corpo – è l’espressione di un moto fisico. Tecnicamente, gli organi di senso e il sistema nervoso nel suo complesso inoltrano le percezioni sotto forma di stimoli al cervello, quest’ultimo li registra secondo un duplice senso: come accadimento e come connotazione di piacevole o spiacevole, legando a questa connotazione una reazione ad hoc. Il sistema nervoso, mediante reazioni chimiche ed impulsi elettrici, riceve e trasporta messaggi al cervello che, in risposta a questi stimoli, inoltra i comandi. I segnali inviati in risposta dal cervello richiamano l’attenzione dell’organismo su necessità o bisogni ( si ha paura, si desidera scappare; si ha fame, si è indotti a mangiare)
Così, le funzioni del sistema nervoso si dividono in quelle sensoriali, che prendono in consegna i messaggi in entrata attraverso organi di senso; e quelle motorie, che danno stimoli riconosciuti come movimenti muscolari. Il linguaggio del corpo si apprende durante l’intero percorso di vita, esso è più chiaro delle parole e sicuramente più spontaneo. Come affermato dallo psicologo e psicoterapeuta Marco Pacori:
A differenza di quanto accade con la comunicazione verbale, con il corpo non possiamo ‘tacere’, comunica senza sosta.
Come è vero, infatti, che compiamo volontariamente numerosi gesti di autocontrollo, è anche vero che numerosissimi gesti del corpo hanno un valore semplicemente emotivo. Segnali che tradiscono le nostre intenzioni, per rispondere in modo spontaneo ai tanti input provenienti dall’esterno. Questo tipo di comunicazione è conosciuta come Linguaggio EMOTIVO del corpo ed è del tutto involontaria e inconsapevole. A produrre tali messaggi emotivi contribuiscono soprattutto due strutture cerebrali: l’amigdala, una parte arcaica del sistema nervoso centrale che promuove l’impulso ad agire; e la corteccia prefrontale, che al contrario lo inibisce. Da questa sorta di patteggiamento, emergono i piccoli movimenti inconsci che osserviamo. Così, agli stati emotivi sono correlati le posizioni del corpo, i segni e i gesti che l’individuo esprime in modo inconscio ma non casuale.
Negli anni Cinquanta del XX secolo, l’antropologo americano Ray Birdwhistell coniò il termine Cinesica (dal greco kinesis, movimento), inteso come la disciplina che studia il linguaggio del corpo, i movimenti che riguardano una singola parte del corpo e ne analizza i significati. In merito a ciò, i ricercatori Paul Ekman e Wallace Friesen hanno distinto 5 classi di segnali cinesici:
- Emblemi: atti non verbali che vengono tradotti immediatamente in atti verbali. Essi, quindi, hanno un significato concordato a seconda della cultura, di un gruppo o di una determinata classe sociale. Questo tipo di atti sono volontari e la loro funzione è quella di sostituire o ripetere il discorso che accompagnano. Tuttavia, nell’utilizzo degli emblemi bisogna prestare molta attenzione poiché uno stesso gesto può assumere significati diversi, soprattutto fra due culture diverse.
- Illustratori: movimenti direttamente collegati al discorso che servono a dare una rappresentazione visiva di ciò che viene detto. Possono essere di vari tipi: movimenti ideografici, che indicano la direzione del pensiero; movimenti deittici, che segnalano qualcuno o qualcosa attorno a noi; movimenti spaziali, che rappresentano una relazione spaziale; movimenti cinetografici, che sono gesti che rappresentano un’azione del corpo e, infine, i movimenti pittografici che delineano la sagoma di ciò a cui ci si sta riferendo.
- Affect-display: movimenti del corpo o della faccia che dimostrano un determinato stato d’animo come la paura o la collera. Rientrano negli Affect-display sia le espressioni facciali che servono a comunicare in modo efficace lo stato d’animo della persona, sia i movimenti del corpo che specificano l’intensità dello stato d’animo. Tali movimenti sono per lo più involontari e difficili da controllare.
- Regolatori: movimenti totalmente involontari, appresi in maniera inconscia e servono per regolare l’alternarsi dei turni di conversazione, ad esempio nel momento in cui un interlocutore termina il suo discorso per lasciar parlare l’altro. Questi movimenti vengono eseguiti in maniera abituale.
- Adattatori: movimenti appresi come sforzo di adattamento, per soddisfare esigenze fisiche e psichiche o per mantenere e sviluppare contatti personali. La loro unica funzione è quella di provocare sollievo e sono estremamente soggettivi. Questi gesti sono inconsci e involontari e non hanno nessuno scopo nella comunicazione.
Dunque, sebbene le parole esprimano molto di chi siamo e cosa pensiamo, non vanno sottovalutati sguardi e movimenti che possono aggiungere importanti informazioni su di noi e soprattutto sulle nostre emozioni. È difficile impedire al corpo di rivelare ciò che pensiamo e sentiamo davvero, perché indipendentemente dalla nostra volontà, le emozioni trovano sempre un modo per manifestarsi.
Non solo gli occhi sono lo specchio dell’anima: ogni tratto, ogni espressione, ogni ruga del volto è un indizio che svela i pensieri nascosti, le vere emozioni, persino la storia delle persone che vi stanno intorno. Saper leggere questi indizi significa trovare le risposte a tutte le domande.
Anna Guglielmini


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