In psicometria ed in psicodiagnostica, le macchie di Rorschach, così chiamate dal nome del loro creatore Hermann Rorschach (1884-1922), sono la base di un noto strumento (reattivo o test di Rorschach) per l’indagine della personalità.
Si tratta di un test psicologico proiettivo. Si compone essenzialmente di 10 tavole, su ciascuna delle quali è riportata una macchia d’inchiostro simmetrica:
- 5 monocromatiche
- 2 bicolori
- 3 colorate
La scelta delle tavole, il loro ordine di presentazione e le loro caratteristiche formali e contenutistiche, richiesero molti anni di ricerche e tentativi da parte di Hermann Rorschach. Le tavole vengono sottoposte all’attenzione del soggetto una alla volta e, per ciascuna di esse e senza limiti di tempo, gli viene chiesto di esprimere tutto ciò che vede guardando la tavola.
Pur non esistendo risposte giuste o sbagliate, esse sono normate da un poderoso elenco standardizzato che, secondo i sostenitori del test, ne renderebbe la valutazione attendibile. Dall’interpretazione delle risposte date a ciascuna tavola, è possibile – a seconda del tipo di siglatura e di approccio teorico interpretativo – delineare un profilo per attitudini, un profilo di personalità (Sfera dell’Intelligenza, dell’Affettività e del Contatto Sociale) ed identificare eventuali nodi problematici del soggetto.
È un test molto usato in ambito clinico e laddove sia necessario esplorare le dinamiche interpersonali. Al contempo, la definizione stessa di “test” risulta non essere totalmente adeguata, in quanto come test psicologico presenta scarsissime proprietà psicometriche (statistiche). Si tratta di un test molto complesso, esso fornisce una descrizione istantanea della psiche del soggetto, relativa al momento in cui viene effettuato, ma va interpretato da Psicodiagnosti che abbiano effettuato un training impegnativo (in Italia mediamente è di 3 anni) aggiuntivo alla laurea in Psicologia o alla specializzazione in Psichiatria.
Molti studiosi ritengono che il termine più corretto sarebbe quello di Reattivo di Rorschach, in quanto si vanno a indagare le risposte soggettive di fronte a stimoli nuovi ed ambigui.
Storicamente sono stati proposti diversi sistemi di classificazione e analisi, per ovviare a queste carenze psicometriche. In particolare, negli Stati Uniti, a partire dalla fine degli anni ’70, è stato dato inizio a ricerche di validazione sempre più ampie e strutturate, che hanno condotto all’articolazione di nuovi sistemi di “siglatura” (ovvero di strutturazione e inquadramento categoriale delle risposte qualitative fornite dal soggetto).
Solitamente non è categorizzato tra i test psicometrici oggettivi. Pertanto questo strumento viene sempre utilizzato tenendo presente questi limiti; è considerato, invece, ideale per elicitare delle risposte attraverso l’uso di stimoli ambigui.
Attualmente esistono due grandi gruppi di scuole di “siglatura”, quella europea e quella americana (Metodo Exner):
- il Sistema Comprensivo di Exner ha rappresentato un ampio tentativo di ricondurre il test di Rorschach nell’alveo dell’assessment psicologico di matrice psicometrica, cercando di integrarne le istanze proiettive con una vasta base di dati statistici. È attualmente il metodo più diffuso in ambito anglosassone.
- Approccio diverso è quello europeo tradizionale che, seppur sempre fondato sui dati normativi statistici calcolati per le popolazioni di riferimento, prevede un maggiore spazio per gli aspetti interpretativi e psicodinamici. In particolare, si riconosce una tradizione psicoanalitica e fenomenologica (radicata soprattutto in Francia: il cosiddetto Metodo Chabert), ed una detta “Svizzero-Italiana” (Metodo Bohm/Loosli-Uster/Passi-Tognazzo).
Indipendentemente dall’approccio utilizzato, il Rorschach deve essere sempre applicato con grande attenzione e consapevolezza. Inoltre, data la sua delicatezza e complessità interpretativa sarebbe consigliabile, per il professionista che intenda usarlo, ottenere preventivamente un’adeguata qualificazione ed esperienza d’uso.
L’interpretazione del test di Rorschach non si basa solo sul contenuto della risposta inteso come “che cosa” la persona vede nella macchia d’inchiostro. In effetti, il contenuto rappresenta una parte relativamente limitata di un insieme di variabili più ampio che viene impiegato per interpretare i dati: per esempio, il tempo impiegato dal soggetto per fornire una risposta ad una tavola è significativo (un tempo lungo può indicare “shock“), così come lo sono gli eventuali commenti accessori alla risposta vera e propria.
In particolare, le informazioni sulle determinanti (gli aspetti generali della macchia d’inchiostro che hanno portato alla risposta, come la forma ed il colore) e la posizione (quali dettagli della macchia hanno portato alla risposta) sono spesso considerate più importanti del contenuto, pur esistendo indicazioni contrastanti al riguardo. L’originalità può essere inoltre considerata un’ulteriore categoria di base.
Il test è spesso utilizzato, unitamente ad altri reattivi, durante i procedimenti giudiziari e, in Italia, nelle consulenze tecniche d’ufficio e di parte relative all’affidamento di minori figli di genitori in via di separazione o di divorzio. Va sottolineato che, almeno in Italia, le cosiddette perizie (CTU) non “scrivono” una sentenza: essa è di competenza del Magistrato, dopo l’iter prescritto che prevede sempre il diritto al contraddittorio.
I Consulenti del Magistrato forniscono elementi utili ad illuminare la situazione che viene loro sottoposta (cosiddetti quesiti), spetta alle figure competenti per diritto procedere ad un giudizio definitivo. Quest’ultimo viene fornito, valutando l’intera documentazione acquisita, l’audizione delle parti, eventualmente quella (protetta) dei minori, le consulenze d’ufficio e quelle di parte.







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