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Sempre meno Omicidi in Italia

8 Novembre 2016 da Webmaster Lascia un commento

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Il numero di omicidi commessi nel nostro paese scende costantemente da 24 anni. Un cambiamento importante che dovrebbe rimettere in discussione idee molto diffuse sulla violenza nella società italiana, l’influenza della lunga crisi economica e il divario Nord-Sud. L’affermazione dello Stato.

Il tasso più basso di sempre

È appena arrivata una notizia buona, anzi ottima, che nessuno poteva prevedere e neppure sperare. Si aggiunge ad altre ventitré dello stesso stampo, note da tempo, ma che pochi osservatori hanno preso sul serio. La notizia è che, nel 2015, il numero di omicidi commessi nel nostro paese è diminuito ancora, passando dai 475 dell’anno precedente a 468. E d’altra parte è dal 1992, ovvero da ventitré anni, che il tasso di questo reato ha conosciuto una continua e apparentemente inarrestabile flessione, arrivando ora a 0,80 per 100mila abitanti (figura 1).

Il calo ha riguardato tutte le forme di omicidio: di criminalità organizzata, legato a furti e rapine, commesso per liti, risse e futili motivi o per passioni e conflitti fra familiari. Così oggi l’Italia ha il tasso più basso di questo reato della sua storia recente e passata (figura 1). Il più basso dell’ultimo secolo e mezzo, perché, subito dopo l’Unità, era di 6,8 per 100mila abitanti, otto volte e mezzo maggiore di quello attuale. E a ben vedere anche il più basso degli ultimi sei secoli, perché nella prima metà del Quattrocento era di 62 per 100mila abitanti, secondo una stima fatta da storici seri e rigorosi in base a una buona documentazione.

Elaborazioni su dati del Ministero dell’Interno

Violenza e Crisi economica

Si tratta di uno straordinario cambiamento che dovrebbe rimettere in discussione tre idee molto diffuse nell’opinione pubblica e tra buona parte degli studiosi. La prima è che la società italiana è dominata dalla violenza e che anzi non vi è mai stato un periodo in cui questa malattia sociale abbia colpito tante persone. È un’idea alimentata anche dai mezzi di comunicazione di massa, che continuano a rifarsi al principio che “if it bleeds, it leads”, ovvero “se c’è sangue, suscita interesse, fa notizia”. Ed è un’idea talmente radicata che chi la condivide accoglie con scetticismo, se non con una punta di irritazione, ogni notizia che tenda a smentirla.

Ovviamente, vi sono forme diverse di violenza, verbale e fisica, rivolta contro gli animali e gli esseri umani, contro gli amici, i familiari o gli estranei, i nostri pari o gli inferiori. Ma è indubbio che, da tempo immemorabile, quella omicida è la forma più grave di violenza e che in Italia non è mai stata così poco frequente come oggi.

La seconda idea riguarda le conseguenze della grande crisi economica degli ultimi anni. La lunga recessione che ha colpito il nostro paese ha avuto sicuramente effetti su molti aspetti della società italiana, sullo stile di vita, le scelte familiari, lo stato di salute e l’umore delle persone. Ma, a differenza che in altri paesi (ad esempio in Grecia), non ne ha avuti sulla frequenza della violenza omicida. La flessione del tasso di omicidi registrata a partire dal 1992 non ha subito un’inversione di tendenza e non si è arrestata nel 2008 né negli anni successivi, ma è continuata durante tutto il periodo della crisi (figura 1).

Il divario Nord-Sud

La terza idea ha a che fare con le differenze e le diseguaglianze territoriali. Il dualismo Nord-Sud, lo sappiamo bene, è una caratteristica strutturale dell’economia e della società italiana. Considerato nell’arco di un lungo periodo di tempo, il divario fra le regioni centro settentrionali e quelle meridionali e insulari è diminuito per certi aspetti (la salute e la speranza di vita, l’istruzione), aumentato per altri (il Pil pro capite). Dal 2008 a oggi, durante gli anni della crisi, le differenze sono ulteriormente cresciute per quanto riguarda il tasso di occupazione delle donne, quello dei giovani diplomati e laureati, la percentuale di famiglie in povertà assoluta. Non altrettanto si può invece dire per l’andamento del tasso di omicidi: nell’ultimo quarto di secolo, è diminuito in tutte le regioni italiane, salvo che nel Molise dove è sempre stato particolarmente basso (tabella 1). La flessione è stata molto forte anche nelle regioni settentrionali più avanzate – in Piemonte, in Lombardia, in Liguria, nel Veneto, in Emilia Romagna – dove si è ridotto di due terzi. Ma ancora più forte è stata la riduzione in quelle meridionali. In Campania, oggi, il tasso di omicidi è quasi un quarto rispetto al 1991, in Calabria un settimo, in Sicilia addirittura un decimo. Il divario fra il Sud e il Nord è dunque diminuito, in modo considerevole. Se nel 1991 nel Mezzogiorno ci si uccideva 5,4 volte più che nel Settentrione, oggi lo si fa 2,2 volte di più (figura 2).

La letteratura scientifica internazionale è sostanzialmente d’accordo nell’attribuire diminuzioni così forti della violenza omicida all’affermazione dello Stato, della sua capacità di detenere il monopolio della violenza legale, della sua legittimità e all’interiorizzazione, da parte dei cittadini, dell’imperativo che non ci si può fare giustizia da soli. Questa ipotesi può aiutarci a capire cosa è successo, e sta succedendo, nel nostro paese.

Elaborazioni su dati del Ministero dell’Interno
Elaborazioni su dati del Ministero dell’Interno

Autore: Marzio Barbagli

Fonte: www.lavoce.info

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