Il Carcere di Santo Stefano è una struttura penitenziaria in disuso, costruita nel 1795 sull’Isola di Santo Stefano, nell’arcipelago delle Isole Ponziane (dette anche isole Pontine).
La prigione viene progettata e realizzata dal Maggiore del Genio Antonio Winspeare, incaricato da Ferdinando I delle Due Sicilie di edificare sull’isola un penitenziario che servisse a separare nettamente i detenuti dal resto della società. Winspeare si avvale della collaborazione dell’architetto Francesco Carpi, il quale si rifa ai principi illuministici propugnati dal filosofo inglese Jeremy Bentham, secondo il quale:
Nei tentativi di recupero dei detenuti era possibile ottenere il dominio di una mente sopra un’altra mente tramite una adeguata struttura architettonica.
Tali principi, sviluppati dallo stesso Bentham nel suo piano di carcere ideale, denominato Panopticon, prevedono che tutti i detenuti, rinchiusi nelle proprie celle disposte a semicerchio, possano essere individualmente sorvegliati da un unico guardiano posto in un corpo centrale, senza sapere di essere osservati. Tale disposizione architettonica è intimamente coerente con il principio benthamiano della dissuasione a fare del male derivante dalla consapevolezza di essere costantemente sotto controllo. A summa dei principii ispiratori del modello carcerario e della struttura stessa, Carpi fa installare sulla porta di ingresso l’iscrizione:
Donec sancta Themis scelerum tot monstra catenis victa tenet, stat res, stat tibi tuta domus.
Il 26 Agosto 1797 nel carcere avviene un tentativo di evasione di massa, che viene domato solo grazie all’arrivo di rinforzi da Napoli e lascia sul terreno due morti e numerosi feriti. Un altro tentativo risale al 1798, l’anno seguente la struttura accoglie la massa dei moti rivoluzionari del 1799. Identica sorte viene riservata ai rivoluzionari del 1848, tra cui numerosi personaggi di rilievo come Silvio Spaventa e Luigi Settembrini.

Nel 1860 un’altra violenta rivolta, durante la quale gli 800 carcerati, principalmente camorristi della Bella Società Riformata, esiliati nell’isola dal governo borbonico, prendono il controllo del carcere. L’occasione viene data dalla partenza del distaccamento dell’Esercito delle Due Sicilie per unirsi alla resistenza organizzata a Capua, a seguito dell’invasione sarda. Dopo aver neutralizzato le 40 guardie, i camorristi istituiscono la cosiddetta Repubblica di Santo Stefano, al comando della quale c’è il capintrito (capobanda) Francesco Venisca. L’effimera Repubblica, che ha giusto il tempo di dotarsi di uno Statuto di convivenza tra gli ex detenuti e gli abitanti dell’isola, ha vita breve poiché viene disfatta dall’arrivo delle truppe sarde.
Anche dopo la caduta del Regno delle Due Sicilie il carcere mantiene il proprio ruolo sotto il governo italiano, continuando ad accogliere detenuti comuni e speciali, tra cui il noto capobrigante post-risorgimentale Carmine Crocco e l’anarchico Gaetano Bresci, carnefice di re Umberto I di Savoia, che con ogni probabilità viene impiccato in cella dai secondini e seppellito frettolosamente.
Durante il Ventennio fascista la prigione continua ad essere luogo privilegiato per la collocazione di dissidenti politici: detenuti famosi di questo periodo sono Umberto Terracini, Mauro Scoccimarro, Rocco Pugliese e Sandro Pertini, in seguito divenuto Presidente della Repubblica Italiana.
Al termine della seconda guerra mondiale, il carcere riprende la sua funzione di ricetto dei delinquenti comuni, per poi essere chiuso definitivamente nel 1965. Da allora la struttura, unico esempio architettonico in Italia dei principi del Panopticon, è andata incontro ad una lenta e progressiva decadenza. Negli anni si sono alternati alcuni progetti di recupero, compresa un’iniziativa privata che mirava a trasformarlo in struttura alberghiera, ma tutti sono rimasti senza esito. Attualmente l’isola fa parte della riserva naturale statale Isole di Ventotene e Santo Stefano
Il 30 Gennaio 2016, durante una visita del Presidente del Consiglio dei ministri Matteo Renzi, del Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini e del Governatore del Lazio Nicola Zingaretti, il Governo ha annunciato un piano di recupero e di riutilizzo del carcere in ottica europeista, utilizzando la struttura per la realizzazione di un Centro di Alta Formazione.
Il 4 Giugno 2020 viene firmato l’accordo operativo tra il Mibact e Invitalia per l’avvio degli interventi di messa in sicurezza e ristrutturazione dell’ex-carcere e delle strutture pertinenti.



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