Il termine bullismo deriva dalla traslitterazione della parola inglese bullying, che significa “usare prepotenza, maltrattare, intimidire, intimorire”. Il bullismo viene definito come una forma di oppressione fisica o psicologica messa in atto da una o più persone (bulli) nei confronti di un altro individuo percepito come più debole (vittima).
Può includere insulti, graffiti o altre forme scritte offensive, discriminazione o allontanamento dal gruppo dei pari, molestie, plagio ed altre coercizioni. L’allontanamento dal gruppo è favorito in particolare da una serie di metodi quali la mormorazione, il rifiuto a socializzare con la vittima, il tentativo di spaventare i suoi amici di modo che si allontanino a loro volta.
Oltre a tali metodi positivi, nel senso che sono finalizzati ad emarginare la vittima, ce ne sono altri di tipo negativo che, sotto le false spoglie di un probabile ingresso nel gruppo, nascondono il tentativo di procurare danni o discriminazioni. Ad esempio sottoponendo la vittima a rituali o attività pericolose come una partita truccata di poker, una competizione in macchina ad alta velocità, l’assunzione di alcolici o di altre sostanze proibite in gran quantità, ecc. Lo scopo è di alzare sempre più la posta in gioco, in modo da far cadere la vittima in acquiescenza e di colpirla nel momento di maggiore debolezza o stanchezza.
Nel 2003 in Inghilterra, a fronte dell’incremento notevole di casi di bullismo, è stato necessario adottare nelle scuole un codice di comportamento per aiutare le vittime a denunciare i propri carnefici.
Tale condotta è caratterizzata da intenzionalità, sistematicità ed asimmetria tra gli individui coinvolti e trova la sua principale collocazione all’interno del contesto scolastico, diffondendosi come fenomeno relazionale che coinvolge e si sviluppa all’interno di un gruppo sociale, il gruppo classe, composto da bulli, vittime e spettatori.
- E’ intenzionale perché il comportamento aggressivo viene messo in atto volontariamente e consapevolmente.
- E’ sistematico perché reiterato nel tempo, la condotta disfunzionale è quindi continuativa e persistente.
- E’ asimmetrico poiché si instaura in una relazione interpersonale fondata sulla disuguaglianza di forza e potere (fisico o psicologico) tra il bullo (in una posizione up) e la vittima (in posizione down).
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