Raffaele Imperiale nasce il 24 Ottobre 1974 a Castellamare di Stabia, in provincia di Napoli, in una famiglia benestante: il padre, Ludovico, è un noto costruttore edile nonché Presidente della locale squadra di calcio insieme a Renato Raffone, detto “Battifredo”, boss del clan D’Alessandro. Da piccolo è vittima di un sequestro lampo, rispetto al quale suo padre dichiara che il figlio è riuscito a liberarsi da solo e a tornare a casa, ma secondo molti, in realtà, il ricco imprenditore avrebbe pagato un cospicuo riscatto.
Da ragazzo gestisce un deposito di bibite nella frazione cittadina di Ponte Persica, guadagnandosi il soprannome di “Lelluccio Ferrarelle” e iniziando a tessere una rete di relazioni che gli sarà utile in ambito criminale. Nel 1996, a soli 21 anni, vola ad Amsterdam dal fratello che gestisce un coffee shop. Appena un anno dopo il fratello muore lasciandogli in eredità il Rockland Coffee Shop, luogo in cui Raffaele ha modo di conoscere trafficanti internazionali di droga e alcuni intermediari che controllano i flussi di cocaina proveniente dal Sud America. Nel 1998 conosce il boss Raffaele Amato, stringendo contatti diretti con uno dei clan di camorra più potenti dell’area Nord di Napoli, gli Amato-Pagano, di cui diventa socio e fornitore ufficiale di stupefacenti.
Imperiale capisce fin da subito che nel narcotraffico moderno non serve la violenza, sparare serve solo ad attirare l’attenzione delle forze di polizia. Quello che conta è essere il migliore, il più efficiente e professionale possibile: riesce a garantire qualità costante e quantità enormi di droga, nelle consegne è maniacalmente puntuale. Inoltre, tra il 2004 e il 2007, non si limita a fornire droga ai camorristi napoletani, ma li sovvenziona nella sanguinosa faida di Scampia contro il potente clan Di Lauro.
Il vero salto di qualità avviene nel 2005 quando Imperiale capisce che, per diventare il padrone incontrastato del mercato europeo della droga, bisogna andare direttamente alla fonte e trattare con i Cartelli sudamericani senza intermediari: il suo lasciapassare si chiama Rick Van de Bunt, narcotrafficante olandese detto “il Biondo”, che nel 2008 viene ammazzato a Madrid. Il narcotrafficante di Castellamare non si ferma all’Europa, ha contatti anche in Australia, Giappone, Canada, Africa, Sud America e, insieme ad altri baroni della droga come l’irlandese Daniel Kinahan, il serbo Edin Gacanin Tito, l’olandese-marocchino Ridouan Taghi, il cileno Richard Eduardo Riquelme Vega detto “Rico” e il colombiano Dairo Antonio Usuga, forma uno dei 50 Cartelli più potenti e pericolosi al mondo. Oltre ai già citati Scissionisti di Secondigliano, fa affari anche con il Clan del Golfo colombiano e con la famiglia calabrese dei Mammoliti, appartenente alla ‘ndrangheta.
Quella di Imperiale è una vera e propria organizzazione criminale transnazionale capace di superare ogni barriera geografica e culturale, pur di diventare padrona del mercato e generare immensi profitti. I suoi numeri sono impressionanti, la rete creata dal criminale italiano riesce a movimentare circa 40 tonnellate (40mila Kg) di cocaina all’anno, un giro di oltre 2 miliardi di euro. In quel periodo, secondo la DEA (Drug Enforcement Administration – Agenzia Federale Antidroga americana), l’organizzazione di Raffaele Imperiale controlla circa il 30% dell’intero mercato europeo della polvere bianca. Quest’ultima viaggia in container in apparenza carichi di merci come banane dall’Ecuador, caffè dalla Colombia, minerali dal Perù, ma che in realtà contengono quintali di coca che attraversano l’Atlantico arrivando nei porti di Rotterdam, Anversa, Amburgo e Le Havre.
Solo nel 2015, dopo oltre 20 anni di attività praticamente da incensurato, il Gip del Tribunale di Napoli, Mario Morra, emette un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di Imperiale che prevede anche il sequestro di numerosi beni. Già inserito nella Lista dei latitanti internazionali di massima pericolosità, l’anno dopo “Lello o’ Parente”, così lo chiamano negli ambienti malavitosi, viene condannato in primo grado a 18 anni di carcere per traffico internazionale di stupefacenti.
Il 29 Settembre 2016, gli agenti della Guardia di Finanza, coordinati dal colonnello Giovanni Salerno, rinvengono, all’interno di una parete nella casa dei genitori di Imperiale a Castellammare di Stabia, due quadri di Van Gogh: Spiaggia di Scheveningen prima di una tempesta e Una congregazione lascia la chiesa riformata di Nuenen, trafugati il 7 dicembre 2002 dal Van Gogh Museum di Amsterdam. Valore stimato: oltre 100 milioni di euro. Secondo gli investigatori, il “re del narcotraffico” avrebbe acquistato le due opere d’arte per 5 milioni di euro, versati in cinque tranches da un milione. Secondo altre fonti, invece, avrebbe presso possesso dei due quadri attraverso il mercato nero, intorno al 2004, per soli 350mila euro. È il socio di Imperiale, Mario Cerrone, a rivelare dove cercare i dipinti rubati. Contestualmente al ritrovamento dei Van Gogh, grazie alle rivelazioni del Cerrone, la Guardia di Finanza riesce a sequestrare anche terreni, fabbricati, immobili, e addirittura un piccolo aeroplano per un valore totale di circa 20 milioni di euro.
Il suo nome fa il giro del mondo, si comincia a parlare di lui come “il boss dei Van Gogh”, diversi giornali stranieri dedicano aperture e approfondimenti all’operazione della Procura di Napoli, guidata da Giovanni Colangelo, insieme al nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza. A quel punto lo “Zio Lello” decide di trasferirsi con la sua famiglia a Dubai, rifugio dorato per criminali di alto rango (non esiste alcun accordo di estradizione tra Italia ed Emirati Arabi Uniti), assumendo l’identità dell’imprenditore immobiliare “Antonio Rocco”. Dopo aver trascorso un periodo nel lussuoso albergo Burj al-Arab, acquista una mega villa da 15 milioni di dollari a Emirates Hills, una delle zone più esclusive della città con vista sui grattacieli e sul Golfo Persico. Dalle indagini risulta che ogni mese spende circa 500mila dollari: jet privati, auto e yacht di lusso, shopping sfrenato, guardie del corpo. Arreda la sua casa in modo sfarzoso: oro, marmi, tappeti persiani, mobili di pregio, opere d’arte. Ci sono anche numerosi ritratti di Pablo Escobar, mappe dell’Europa e della città di Amsterdam, in camera da letto diverse foto di Castellamare di Stabia.
Comunica solo attraverso sofisticati sistemi criptati, ma nel 2021 una task force, formata da poliziotti olandesi, francesi e belgi, riesce a “bucare” i due sistemi di comunicazione criptati utilizzati dai narcos, Encrochat e Sky Ecc, recuperando migliaia di chat a cui hanno partecipato, tra il 2019 e il 2021, i membri dell’organizzazione criminale creata dal boss napoletano.

Il 4 Agosto 2021, mentre cena in terrazza con moglie e figli, decine di agenti circondano la villa per poi fare irruzione e arrestarlo. Grazie alla forte pressione della Ministra della Giustizia, Marta Cartabia, il 25 Marzo 2022 il boss viene estradato in Italia. Ad attenderlo diversi procedimenti penali tra cui quello per narcotraffico e associazione a delinquere di stampo mafioso con condanna a 18 anni di reclusione già emessa in contumacia. Nel dicembre 2022 fa sapere alle autorità italiane che è disposto a collaborare e, grazie a questa strategia, la pena viene ridotta a 8 anni e 4 mesi. Inoltre, i suoi avvocati decidono di presentare un ulteriore ricorso in Cassazione che stabilisce che c’è stato un errato calcolo iniziale della pena chiedendone la rimodulazione: alla fine la condanna sarà di soli 5 anni, 10 mesi e 20 giorni. Una decisione a cui si è giunti anche grazie alla restituzione allo Stato di beni per 130 milioni di euro: 13 ville a Terracina, 10 a Giugliano, un casolare con un grosso appezzamento di terreno a Pianura e una decina di auto di lusso. Oltre a soldi, partecipazioni in società e i famosi Van Gogh.
“Lelluccio” rivela agli inquirenti di aver avuto accesso agli archivi dell’Interpol grazie ad agenti corrotti, in maniera tale da conoscere in anticipo le operazioni antidroga ed avere informazioni sensibili su investigatori, collaboratori di giustizia e criminali rivali. La sua collaborazione porta ad arresti in tutta Europa, ma nell’ottobre del 2024 riceve una nuova condanna a 15 anni e 8 mesi per narcotraffico e associazione mafiosa, in un procedimento distinto rispetto a quello già definito in sede di patteggiamento. Inoltre, il tribunale di Napoli ordina il sequestro di numerosi beni mobili e immobili tra cui spicca un’isola artificiale, chiamata Taiwan, parte del progetto “The World”: arcipelago artificiale al largo della costa di Dubai che riproduce, visto dall’alto, la mappa del mondo.
Raffaele Imperiale ha costruito il suo impero senza mai sporcarsi direttamente le mani, questo ci fa comprendere quanto il crimine contemporaneo sia cambiato rispetto al passato. Non era solo un delinquente, era anche imprenditore, investitore, aveva società regolari, pagava le tasse, frequentava i cosiddetti “ambienti rispettabili”. Oggi è detenuto in un carcere italiano, ha 50 anni e ne passerà almeno altri 10 dietro le sbarre.



Lascia un commento