Nato a Poggio Mirteto, il 12 novembre 1953, orfano di madre e sopravvissuto ad un parto gemellare, Marcello Colafigli nasce e vive da bandito e assassino. Entra a far parte della Banda della Magliana fin dagli albori dell’organizzazione criminale.
Legato da un rapporto di devozione a Franco Giuseppucci, viene colto in flagrante con Antonio Mancini, mentre ammazza uno dei fratelli Proietti (killer del Giuseppucci) il 16 Marzo 1981. Colafigli e Mancini aspettano i fratelli Proietti, in via Donna Olimpia 152, dove i due si nascondono da mesi. Quando li vedono arrivare, sparano. Con i Proietti ci sono anche mogli e figli. I due killer della Banda rimangono feriti, le urla e gli spari attirano l’attenzione dei vicini che chiamano la polizia. Quando quest’ultima arriva e cattura Colafigli, il criminale chiede con strafottenza all’agente che gli stringe le manette ai polsi:
Ditemi che l’ho ammazzato, quell’infame che ha sparato a Franco mio.
Lo ha ammazzato, Maurizio “il pescetto” Proietti è morto. Si salva, invece, per la seconda volta, suo fratello Mario “Palle d’oro”, che però non sembra aver partecipato al commando che ha ucciso Giuseppucci (l’altro Proietti implicato è probabilmente Fernando, ucciso nel 1982).
Sembra accertato che Colafigli, una volta uscito di galera, abbia commissionato l’omicidio di Enrico De Pedis, punendolo per lo scarso interesse per la sua situazione di recluso. In seguito viene accusato di essere il mandante di altri omicidi, avvenuti nella fase finale della Banda (1990-91). È Colafigli che introduce nella Banda Claudio Sicilia e il suo network di rapporti con la Camorra.
Condannato all’ergastolo per 3 omicidi, gli viene però riconosciuta l’infermità mentale con diagnosi che spaziano dalla “psicosi schizofrenica paranoide” alla “personalità epilettoide”, fino alla “sindrome borderline”. Nel 2012 torna a Roma e attualmente è detenuto presso il carcere di Rebibbia. Ad Ottobre di quest’anno sono rimbalzate su tutti i giornali notizie circa la sua imminente scarcerazione, in barba ai vari ergastoli a lui inflitti, ma la Corte d’Appello d’Assise capitolina ha messo fine ai sogni di libertà di Marcellone, respingendo per la settima volta lo stesso ricorso, con la seguente e lapidaria motivazione:
Il ricorso presentato da Colafigli è stato dichiarato inammissibile dalla Corte per essersi già formato il giudicato esecutivo sul provvedimento, che a seguito del cumulo delle pene, gli aveva applicato l’ergastolo.
Di lui, Antonio Mancini dice:
Marcello Colafigli aveva studiato da geometra, ma fisicamente era una specie di orso. Un uomo dotato di una forza disumana. In tribunale da solo ha scosso la gabbia dove eravamo chiusi, con un pugno ha incrinato il vetro blindato. Ma se lo rimproveravo per qualcosa, si faceva rosso in viso come un bambino e la peggiore parolaccia che conosceva era ‘perbacco’.
La figura di Colafigli ha ispirato il personaggio di Bufalo nel libro Romanzo Criminale, scritto nel 2002 da Giancarlo De Cataldo e riferito alle vicende realmente avvenute della Banda della Magliana. Nel film tratto dal romanzo, diretto da Michele Placido nel 2005, il personaggio del Bufalo è stato interpretato dall’attore Francesco Venditti, mentre nella serie televisiva, diretta da Stefano Sollima, i suoi panni sono stati indossati da Andrea Sartoretti. Inoltre, è stato interpretato da Roberto Brunetti in Fatti della banda della Magliana.



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