Di Francesco Stancapiano
Anonymous è la più grande community di hacker del mondo. Presente in più di 60 nazioni, combatte contro le ingiustizie e la manipolazione dei mezzi di comunicazione. Descritto così, sembrerebbe che questo Hacking Team sia assurto a paladino della giustizia, inteso come un telematico Robin Hood, ma purtroppo si tratta sempre di criminali informatici. Sebbene i loro scopi siano nobili, i mezzi con cui li raggiungono, di nobile hanno ben poco.
Chi o cosa sono ?
Anonymous è una forma di attivismo, un fenomeno di Internet che identifica singoli utenti o intere comunità online che agiscono anonimamente – in modo coordinato o anche individualmente – per perseguire un obiettivo concordato anche approssimativamente. Il termine viene utilizzato pure come firma adottata da gruppi di Hacktivists, che intraprendono proteste e altre azioni sotto l’appellativo fittizio di Anonymous, e più genericamente anche per riferirsi ai sostenitori e ai seguaci della sottocultura di internet.
Si chiamano Anonymous perché il fenomeno prende vita da una board (bollettino di informazioni digitale, una specie di forum) dove gli utenti non iscritti potevano lasciare messaggi in modo del tutto anonimo, identificati genericamente dal nick Anonymous. Secondo il giornalista statunitense Chris Landers, Anonymous è:
La prima coscienza cosmica basata su Internet, è un gruppo, nello stesso senso in cui uno stormo di uccelli è un gruppo. Come si fa a sapere che è un gruppo? Perché viaggiano nella stessa direzione. In qualsiasi momento, più uccelli possono unirsi, lasciare lo stormo o staccarsi completamente verso un’altra direzione.
Numerosi sono i loro attacchi informatici rimasti negli annali informatici. Come non pensare a WikiLeaks, il cui protagonista fu Julian Assange, membro attivo di Anonymous. Alla fine del 2010, il sito WikiLeaks (usato da informatori come archivio di documenti) ricevette forti pressioni per interrompere la pubblicazione di documenti diplomatici segreti del governo americano. In risposta, Anonymous annunciò il suo sostegno a WikiLeaks. Operation Payback cambiò il suo obiettivo per sostenere WikiLeaks lanciando attacchi DDoS contro Amazon.com, PayPal, MasterCard, Visa e la banca svizzera PostFinance, in rappresaglia per comportamenti anti-WikiLeaks e con il nome in codice di Operazione Vendetta Assange.
Il nostro Paese, non è stato di certo immune dagli attacchi informatici di questo abile gruppo di attivisti informatici, che nella notte del 25 marzo 2011, dalle 19.00 GMT alle 23.00 GMT circa, attaccò il sito web dell’Enel a seguito di alcuni comportamenti dell’azienda che secondo Anonymous:
ancora una volta mostra di perseguire i propri interessi in modo indegno. Al fine di costruire impianti idroelettrici in Guatemala, nel municipio di Cotzal, l’Enel assolda (con i denari di tutti gli italiani) 500 mercenari in assetto di guerra con passamontagna e forze antisommossa per occupare la comunità indigena maya Ixil di San Felipe Chenla, che dal 3 gennaio sta protestando contro Enel.
Il 5 luglio 2011 la polizia postale, dopo lunghe indagini del CNAIPIC, pose in essere 36 perquisizioni in Italia e in Svizzera, disposte dal pubblico ministero Perla Lori della procura di Roma, con l’ausilio della polizia cantonale ticinese, denunciando una quindicina di persone e sequestrando materiale informatico di vario genere (hard disk, memorie USB, smartphone, laptop ecc.). Tra i denunciati, anche cinque minorenni. I reati contestati sono di accesso abusivo in sistema informatico, danneggiamento a sistema informatico e interruzione di pubblico servizio. La polizia affermò di aver individuato il capo del gruppo italiano di Anonymous (anche se per definizione il movimento non ha capi), riconoscendolo in Phre: un italiano di 26 anni che vivrebbe nel Canton Ticino.
All’attività investigativa del CNAIPIC, il movimento rispose prontamente con comunicati che invitavano i lettori ad unirsi al gruppo e minacciando rappresaglie. Il 25 luglio, infatti, gli Anonymous comunicarono di essere riusciti ad attaccare con successo i server del Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche, noto proprio per aver scovato e denunciato i cracker italiani collegati ad Anonymous.
Il 17 maggio 2013, durante l’operazione Tango Down condotta dalla polizia postale e delle comunicazioni, furono arrestati 4 presunti capi locali italiani con l’accusa di aver attaccato sistemi informatici di infrastrutture critiche, siti istituzionali e di importanti aziende. Nel dicembre del 2013 la Cassazione, con la sentenza che confermava gli arresti domiciliari per Gianluca Preite, definì il gruppo di hacker come un’associazione a delinquere composta da cellule e inoltre:
Nonostante a livello mondiale il gruppo possa ispirarsi ad ideali lusinghieri e meritori – come l’impegno sui temi ecologici – le cellule non possono ottenere giustificazione per le loro azioni. Anonymous può assimilarsi ad una organizzazione non statica, operante in una dimensione di per sé aperta e non individuabile su una base meramente territoriale.
Il lato oscuro del web, a volte, può essere anche buono. L’unione fa la forza, in questo caso contro le ingiustizie globali. Con armi invisibili e senza vittime, una guerra silente viene portata avanti da Anonymous, una legione di attivisti moderni e tecnologicamente avanzati. Così come recita il loro motto:
WE ARE LEGION


Mi hanno hackerato l’account, e ora mandano messaggi fingendo di essere me.