
Il 3 Settembre 1982 il generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, 59 anni, da cinque mesi Prefetto di Palermo e da soli 54 giorni sposato con Emanuela Setti Carraro, contatta uno dei suoi ex sottufficiali più fidati: gli chiede di andare a Palermo, ha problemi di sicurezza personale, è urgente.
Poi chiama la figlia Rita: le racconta di aver ricevuto strane telefonate da qualcuno che talvolta si è presentato come giornalista, altre come Maggiore dei Carabinieri; un altro invece voleva sapere se sua moglie era in casa, ma ha riagganciato la cornetta quando il centralinista della Prefettura gli ha chiesto se desiderasse parlare col generale in persona. Senza dimenticare che il 10 agosto, dopo l’ennesimo delitto di mafia, una telefonata ai giornali avvertiva:
L’operazione da noi chiamata Carlo Alberto l’abbiamo quasi conclusa. Dico: quasi conclusa.
Quella stessa sera, il generale Dalla Chiesa e la moglie Emanuela cadranno vittime di un terribile agguato. Sui loro corpi oltre trenta proiettili. Stessa sorte per l’agente di scorta Domenico Russo. I mandanti dell’agguato, ordinato da Cosa Nostra, furono identificati nei capi mafia Totò Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Pippo Calò, Bernardo Brusca e Nenè Geraci.







La domanda che più mi insospettisce del contenuto delle telefonate anonime pubblicate è quella : sua moglie é in casa?
Mi fa pensare a gelosie…… di uomini o donne.