
Di Cristina Casella
Ancora tanti i dubbi che avvolgono la morte di Maria Ungureanu, la bimba rumena di 9 anni ritrovata cadavere nella piscina di un agriturismo a San Salvatore Tolesino, in provincia di Benevento.
Ad essere indagati con l’accusa di omicidio sono due connazionali e vicini di casa della famiglia Ungureanu, Daniel e Maria Cristina Ciocan. La coppia, composta rispettivamente da fratello e sorella, è attualmente a piede libero. La richiesta di misura cautelare a loro carico, infatti, è stata respinta per ben tre volte a causa di un’insufficienza probatoria.
Gli inquirenti, a questo punto, non escludono la pista dell’incidente: la bambina potrebbe essere caduta in acqua involontariamente, per poi annegare. È stato appurato che Maria non sapeva nuotare. L’unica certezza dell’intera vicenda sembra essere rappresentata dalla serie di violenze che la piccola subiva ormai da tempo. La brutalità e la ferocia degli abusi l’hanno infatti accompagnata sino al giorno della morte. La relazione inerente agli accertamenti autoptici, purtroppo, racconta una realtà sconcertante:
La piccola Maria, già da tempo deflorata prima del decesso, da almeno alcune settimane veniva sottoposta a pratiche sessuali, certamente dolorose e quindi involontarie. La documentata presenza di ulcerazioni era con elevata probabilità causa di abbondanti secrezioni siero-ematiche, verosimilmente maleodoranti, che si stenta a credere potessero sfuggire all’osservazione quotidiana dei genitori” si legge in uno stralcio.
Chi violentava la bambina? Possibile che i familiari, specie la madre, non si siano accorti di nulla?
A rendere più inquietante la storia concorrono alcune intercettazioni tra Marius Ungureanu – padre di Maria – e il suo avvocato, Fabrizio Gallo. Il legale, dopo essere venuto a conoscenza delle risultanze di alcune analisi effettuate dai RIS su una maglietta ed una coperta appartenenti alla piccola Maria, avrebbe chiesto al suo assistito se i capi fossero stati utilizzati esclusivamente dalla bambina. Marius, dopo aver interpellato la moglie, ha confermato al suo legale che quegli indumenti erano stati indossati solo dalla figlia. L’avvocato Gallo doveva accertarsi in merito all’utilizzo di quegli abiti poiché vi era stato rinvenuto del liquido seminale appartenente proprio al suo assistito. Una constatazione, questa, estremamente grave e compromettente.
Le dichiarazioni dell’avvocato Gallo e di Marius Ungureanu, però, sono cambiate improvvisamente dinanzi ai microfoni della trasmissione televisiva “Chi l’ha visto?”. Il padre della piccola, infatti, ha negato che quella maglietta fosse stata indossata dalla figlia. Le stava stretta, ha affermato in diretta, aggiungendo che per tale motivo era la moglie ad utilizzarla con frequenza. Stessa cosa per quanto concerne la coperta ritrovata sul letto della bimba: era di uso comune, in famiglia. Per dare veridicità al loro racconto, i coniugi Ungureanu hanno fornito una fotografia ritraente Andrea – madre di Maria – con addosso quella maglietta. La qualità dell’immagine, però, si è rivelata molto bassa, tanto che gli inquirenti non sono stati in grado di stabilire se si trattasse dello stesso capo d’abbigliamento.
Il legale Fabrizio Gallo ha, infine, affermato che dall’informativa dei RIS è emerso che la t-shirt veniva indossata abitualmente dalla signora Ungureanu. Esiste, però, un’ulteriore intercettazione ambientale, questa volta intercorsa tra l’avvocato e Andrea Ungureanu. Durante una conversazione, la donna avrebbe esclamato «È stato Marius, quando lo arresteranno parlerò», accusando quindi il marito. Un errore di trascrizione, ha puntualizzato Gallo: nei frammenti audio, infatti, la signora Ungureanu avrebbe pronunciato esclusivamente il nome di Daniel Ciocan, uno dei due indagati.
Inutile dire che tali motivazioni continuano a non convincere la Difesa, certa che gli abusi siano stati perpetrati in ambito familiare. Chissà se l’orco e l’assassino di Maria hanno lo stesso volto.




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