
É stato il crimine che ha letteralmente distrutto la Gran Bretagna. Sarah Payne aveva solo 8 anni, quando venne stuprata e uccisa il 1 Luglio 2000. Tutto avvenne nel corso di una vacanza che la famiglia Payne stava trascorrendo in un villaggio nel West Sussex, in Inghilterra. Sarah, Charlotte e gli altri due fratelli erano a casa dei nonni e stavano giocando a nascondino in un campo di grano, ignari del fatto che ad osservare quel gioco ci fosse un mostro. La mattina del 1 luglio, Roy Whiting stava guardando i bambini dall’interno del suo van, parcheggiato a pochi metri di distanza. L’uomo attendeva solo il momento giusto per colpire e l’occasione arrivò per caso: la bimba sbatté la testa nel tentativo di nascondersi e in preda al dolore cominciò a correre piangendo. Whiting uscì di corsa dal furgoncino, la prese e la portò via. I fratellini non si accorsero di niente.
Subito iniziarono le perquisizioni della polizia nella zona della sparizione e le ricerche rapidamente attirarono giornalisti da tutto il Paese. I membri della famiglia Payne fecero numerosi appelli in televisione e attraverso i giornali per ritrovare la piccola, ma purtroppo fu tutto inutile. Il cadavere della bambina venne rinvenuto a distanza di 16 giorni, senza vestiti, all’interno di un fossato poco profondo. L’autopsia sui resti di Sarah confermò che la morte era sopraggiunta in modo violento, probabilmente per asfissia e proprio a causa dei tremendi abusi subiti. Lo stato di decomposizione, purtroppo, era tale da complicare in maniera importante l’individuazione della precisa causa della morte.
Roy Whiting fu interrogato per la prima volta su Sarah Payne, circa 24 ore dopo la sua scomparsa. L’uomo fu regolarmente ascoltato perché noto alla polizia locale come un molestatore sessuale già condannato. Il 23 Luglio 2000 l’uomo rubò una macchina e fu arrestato dalla polizia con l’accusa di guida pericolosa. Durante la sua detenzione le indagini sulla scomparsa di Sarah andarono avanti: su una ciocca di capelli della vittima, venne rinvenuto del tessuto compatibile con quello dei sedili del furgone di Whiting, un Fiat Ducato bianco. Una prova che risultò essere decisiva per l’incarcerazione a vita dell’uomo, che pochi anni prima aveva già aggredito sessualmente una bambina dell’età di Sarah e aveva trascorso 2 anni in carcere.
Il processo si svolse presso la Lewes Crown Court nel novembre 2000, le prove erano davvero terrificanti: i giurati ascoltarono come il pedofilo avesse trasformato il suo furgone in una “prigione in movimento” in cui c’erano coltelli, corde, olio per bambini e fascette di plastica usate come manette. La patologa riferì alla Corte che Sarah aveva subito una morte “violenta”, probabilmente per asfissia, durante un attacco “sessualmente motivato”. Inoltre descrisse come la decomposizione avesse reso impossibile stabilire quali lesioni avesse subito la bambina: al momento del ritrovamento la piccola era nuda, con la vegetazione secca attaccata al corpo. La maggior parte dei suoi capelli era andata via con le radici ma su una di queste, rimasta attaccata al cranio, venne rinvenuto del tessuto compatibile con quello dei sedili del furgone di Whiting. Fu questa la prova decisiva per l’incarcerazione a vita dell’uomo.
In aula il pedofilo non mostrò alcuna emozione quando venne condannato a passare il resto dei suoi giorni in prigione, il giudice nell’emettere la sentenza fece riferimento ad un rapporto psichiatrico che lo descriveva come un recidivo “ad alto rischio”. Queste le sue parole:
Sei l’incubo di ogni genitore e di ogni nonno che si avvera. Sei e rimarrai una minaccia assoluta per qualsiasi bambina. É uno dei rari casi in cui raccomanderò alle autorità competenti di tenerti in prigione per il resto della tua vita in modo che nessun altro bambino venga aggiunto all’elenco delle tue vittime e le vite di una terza famiglia non siano rovinate.
Durante la detenzione, Whiting ha subito ben tre aggressioni da parte di altri detenuti: una di queste fu così violenta che un pezzo della lama gli restò conficcato nella carne. Questo brutale omicidio lasciò un segno tanto profondo da portare alla promulgazione della cosiddetta Legge di Sarah, avente ad oggetto il sistema di divulgazione di reati e violenze carnali compiuti sui minori. La campagna per arrivare alla promulgazione della legge, cominciata proprio nel 2000, venne portata avanti dal quotidiano News of the World allo scopo che il governo consentisse l’accesso controllato al registro degli autori di reati sessuali, in modo che i genitori con bambini piccoli potessero sapere se un uomo, che si era macchiato di tali reati, vivesse nella loro zona.
La madre di Sarah Payne ha sempre insistito sul fatto che una legge del genere avrebbe salvato la vita di sua figlia. Successivamente ha scritto un libro, Sarah Payne: A Mothers’s Story, sull’omicidio di sua figlia e le conseguenze, inclusa la sua campagna per la legge di Sarah. La donna nel dicembre del 2008 è stata nominata Membro dell’Ordine dell’Impero Britannico per il suo lavoro in favore della Legge di Sarah. Questa tragica vicenda portò delle conseguenze devastanti per la famiglia della piccola, culminate col divorzio dei coniugi Payne. Inoltre, il padre cadde nel vortice dell’alcolismo e nel 2011 venne arrestato e condannato a 16 mesi di prigione per aver aggredito, da ubriaco, suo fratello.
Questo triste caso è degno di nota anche per l’ampio uso delle scienze forensi nel preparare l’impianto accusatorio contro Whiting. Durante le indagini furono impiegati 20 esperti forensi appartenenti a diversi campi tra cui: entomologia, patologia, profilo ambientale, geologia. É stato stimato che l’indagine abbia coinvolto un migliaio di persone e sia costata più di 2 milioni di sterline.
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