• Passa al contenuto principale
  • Skip to secondary menu
  • Passa alla barra laterale primaria
  • Passa al piè di pagina
  • Il Giornale
  • Come evitare Truffe e Raggiri
  • Archivio
  • Scritto da Voi
  • Galleria
  • Contattaci

Scena Criminis

L'Informazione al servizio della Legalità

  • Italiano
    • Italiano
    • English
    • Español
  • News & Storia
    • News
    • Criminalità Organizzata
    • Parole Criminali
    • Storia Criminale
    • Violenza di Genere
  • Delitti & Biografie Criminali
    • Caserta: Crimini dal Passato
    • Biografie Criminali
    • Istantanee da un Delitto
    • Misteri e Delitti Irrisolti
    • Most Wanted
    • Serial Killer
  • Citazioni, Interviste e Video
    • Citazioni
    • Le Interviste
    • Video
  • Scienze Forensi
    • Criminalistica
      • Colpo in canna: Fucili e Pistole
    • Criminologia
      • Psicologia
      • Sociologia
    • Diritto
    • Comunicazione Non Verbale
  • Crimine & Arte
    • L’occhio che uccide: Cinema e Crimine
    • Violent Art
    • Ritratti Criminali
    • Consigli Bibliografici
Ti trovi qui: Home / Delitti & Biografie Criminali / I Delitti della Banda della Uno Bianca

I Delitti della Banda della Uno Bianca

24 Dicembre 2019 da Webmaster 1 commento

24Shares

Cosa c’è dietro la Uno bianca?

Dietro la Uno bianca ci sono solo la targa, i fanali e il paraurti.

(Roberto Savi)


Una risposta fredda, lapidaria, e in fondo giusta per chi non conosce gli eventi, ma la verità è che dietro la cosiddetta “Uno bianca” ci sono 103 atti criminali, 24 morti e 102 feriti.

Formata dai poliziotti Roberto e Alberto Savi, Pietro Gugliotta, Marino Occhipinti, Luca Vallicelli e da Fabio Savi, fratello di Roberto e Alberto, lavoratore saltuario e compagno di Eva Mikula (le cui testimonianze saranno fondamentali per la ricostruzione dei fatti), tutti con tendenze di estrema destra, la Banda della Uno bianca seminò il terrore e una lunga scia di sangue tra Emilia Romagna e Marche dal 1987 al 1994.

Chiamata così perché utilizzavano un’auto, all’epoca molto comune e difficile da identificare, per commettere i loro crimini, in realtà sarebbe stato più corretto chiamarla Banda Savi, dal momento che i fondatori, nonché esecutori materiali dei crimini, furono proprio i tre fratelli.

Il gruppo di delinquenti esordì nel 1987, con una serie di rapine ai caselli dell’autostrada A14. Il 19 giugno la banda mise a segno il primo colpo al casello di Pesaro, a bordo della Fiat Regata grigia di Alberto Savi, equipaggiata con una targa falsa. Subito dopo seguirono altre 12 rapine, in meno di due mesi. In ottobre organizzarono un tentativo di estorsione nei confronti di un venditore di auto riminese, Savino Grossi: i Savi gli inviarono una lettera, indicando la procedura per il pagamento. Il rivenditore fece finta di cedere al ricatto, ma in realtà avvertì il commissariato di Rimini. Il 3 ottobre il Grossi si recò in autostrada nascondendo nel portabagagli dell’auto un agente di polizia, mentre altre autovetture civetta del commissariato lo seguivano a breve distanza. A questa operazione partecipò l’ispettore Baglioni, colui che nel 1994 con le proprie indagini avrebbe consentito di scoprire l’identità dei componenti della banda. Grossi venne contattato dagli estorsori, che gli dettarono il percorso da seguire e gli dissero di fare una sosta di 10 secondi sotto ogni cavalcavia, per poi fermarsi laddove avesse trovato una borsa appesa al ponte. Tale segno era stato apposto su un sovrappasso poco prima del casello di Cesena. L’uomo seguì le istruzioni e si fermò nel punto indicato, ma i banditi si accorsero della presenza della polizia e subito aprirono il fuoco: nel conflitto rimase gravemente ferito il sovrintendente Antonio Mosca, che sarebbe morto il 29 luglio 1989 dopo un lungo periodo di sofferenza.

Il 30 gennaio 1988 venne ucciso, durante una rapina a un supermercato, Giampiero Picello, guardia giurata in servizio a Rimini. Il 20 febbraio rimase ucciso Carlo Beccari, anch’egli guardia giurata, in servizio in un supermercato a Casalecchio di Reno. Nella rapina al furgone portavalori rimase ferito anche Francesco Cataldi, collega di Beccari. Il 20 aprile vennero uccisi due carabinieri, Cataldo Stasi e Umberto Erriu, mentre si trovavano in un parcheggio a Castel Maggiore, nei pressi di Bologna, dopo aver fermato l’auto dei Savi. Nel 1989, durante una rapina ad un supermercato di Corticella, venne ucciso Adolfino Alessandri, pensionato di 52 anni, che si trovò a essere testimone oculare della rapina e di conseguenza venne crivellato di colpi.

Nel 1990 vennero complessivamente uccise 6 persone. Il 15 gennaio a Bologna, durante una rapina all’ufficio postale di via Mazzini, che causò 45 feriti, venne colpito gravemente il pensionato Giancarlo Armorati, che morì un anno dopo. Il 6 ottobre venne ucciso Primo Zecchi, la cui colpa fu quella di annotare il numero di targa della macchina dei criminali, auto che comunque era stata rubata. Il 23 dicembre la banda aprì il fuoco contro le roulotte che componevano il campo nomadi di Bologna, in via Gobetti, provocando due vittime (Rodolfo Bellinati e Patrizia Della Santina) e alcuni feriti. Il 27 dicembre furono uccise due persone a Bologna in due diversi episodi di violenza: la prima fu Luigi Pasqui, commerciante di 50 anni, ucciso durante una rapina a un distributore di Castel Maggiore mentre tentava di dare l’allarme; pochi minuti dopo a Trebbo di Reno cadde anche Paride Pedini, che si era avvicinato alla Uno bianca appena abbandonata con le portiere aperte.

Il fatto che lasciò davvero il segno, e che rappresentò la svolta terroristica della banda, avvenne il 4 gennaio 1991, intorno alle 22:00, nel quartiere Pilastro di Bologna, dove una pattuglia dei carabinieri fu crivellata dalle pallottole del gruppo criminale. I delinquenti si trovavano in quel luogo per caso, essendo diretti a San Lazzaro di Savena in cerca di un’auto da rubare; all’altezza delle Torri, in via Casini, furono sorpassati dalla pattuglia. La manovra fu interpretata come un tentativo di registrare i numeri di targa, pertanto, dopo averli affiancati, Roberto Savi esplose alcuni proiettili verso i carabinieri. Alla guida c’era Otello Stefanini che, nonostante le gravi ferite riportate, cercò di fuggire andando a sbattere contro dei cassonetti della spazzatura. In breve tempo la volante fu investita da una pioggia di proiettili. Gli altri due militari, Andrea Moneta e Mauro Mitilini, riuscirono a uscire dall’abitacolo e a rispondere al fuoco, ferendo proprio Roberto Savi. La potenza delle armi utilizzate dalla banda non lasciò scampo ai tutori dell’ordine, che caddero feriti sull’asfalto e furono finiti con un colpo alla nuca.

Il gruppo criminale si impossessò del foglio di servizio della pattuglia e si allontanò dal luogo del conflitto a fuoco. La Uno bianca, coinvolta nel massacro, fu abbandonata a San Lazzaro di Savena nel parcheggio di via Gramsci e incendiata. Il fatto di sangue fu rivendicato dal gruppo terroristico “Falange Armata”, ma tale rivendicazione fu ritenuta inattendibile, in quanto giunta solo dopo il comunicato della stampa.

La strage rimase impunita per circa 4 anni. Gli inquirenti seguirono delle piste errate e differenti tra carabinieri e polizia, che li portarono a incriminare soggetti estranei alla vicenda: i carabinieri erano sicuri si trattasse della banda dell’ex carabiniere paracadutista Damiano Bechis, a cui erano attribuite diverse rapine violente tra l’Emilia Romagna e la Toscana, mentre la DIGOS di Bologna dichiarò di avere una testimone oculare, tale Simonetta Bersani, che fornì indicazioni dirette sugli autori degli omicidi, accusando un pregiudicato, Peter Santagata, con dovizia di particolari, quali, ad esempio, “le fiamme che uscivano dalle mani del Santagata mentre sparava”. Il 20 giugno 1992 furono arrestati i fratelli Peter e William Santagata e il camorrista Marco Medda (ex membro della NCO di Raffaele Cutolo), accusati di aver fatto parte del commando omicida, cui seguì una maxi-operazione con 191 arresti nel quartiere del Pilastro definita “Quinta mafia” per una serie di reati ulteriori connessi a quelli della Uno bianca, operazione condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna. Il 24 gennaio 1995 i Santagata e Medda furono dichiarati estranei ai fatti dalla Corte di Assise di Bologna, poiché i veri assassini confessarono il delitto durante il processo.

Il 20 aprile 1991 nel corso di una rapina a Borgo Panigale venne ammazzato Claudio Bonfiglioli, benzinaio di cinquanta anni. Il 2 maggio, in un’armeria di Bologna, vennero uccisi Licia Ansaloni, titolare dell’esercizio, e Pietro Capolungo, carabiniere in pensione. Una donna vide Roberto Savi all’esterno del negozio e fornì un identikit agli investigatori. Quando fu mostrato al marito della Ansaloni, questi dichiarò che assomigliava molto proprio al Savi, suo cliente abituale, poliziotto di Bologna. Nessuno però, tra gli investigatori, collegò realmente l’uomo al fatto di sangue. Il 19 giugno, a Cesena, perse la vita Graziano Mirri, benzinaio e padre di un poliziotto, ucciso davanti alla moglie mentre rapinavano il suo distributore in viale Marconi. Il 18 agosto vennero uccisi in un agguato, a San Mauro Mare, Ndiaj Malik e Babou Chejkh, due operai senegalesi, mentre un terzo, Madiaw Diaw, rimase ferito. L’aggressione non fu a scopo di rapina né per eliminare i testimoni di un reato, ma esclusivamente motivata dalle ideologie razziste dei membri della banda. Poco dopo il duplice omicidio, la Uno bianca tagliò la strada ad una Fiat Ritmo con a bordo alcuni giovani, che inveirono contro il guidatore: dall’auto vennero esplosi alcuni colpi di arma da fuoco contro i giovani che miracolosamente rimasero illesi.

Per tutto il 1992, non si registrarono omicidi, ma il gruppo criminale si rese protagonista di quattro rapine in banca e una in un supermercato. Il 24 febbraio 1993 venne ucciso Massimiliano Valenti, un ragazzo di 21 anni che aveva assistito ad un cambio macchina della banda dopo una rapina in banca. Il ragazzo venne sequestrato e trasportato in una zona isolata dove ebbe luogo una vera e propria esecuzione. Il suo corpo fu ritrovato in un fossato a Zola Predosa. Il 7 ottobre venne ammazzato a Riale l’elettrauto Carlo Poli. Nel 1994 la banda intensificò la sua attività criminale verso gli istituti di credito, rapinandone complessivamente nove durante l’anno e la mattina del 24 maggio venne ucciso il direttore della Cassa di Risparmio di Pesaro, Ubaldo Paci, mentre stava aprendo la filiale.

Agli inizi del 1994, dopo 7 anni di delitti ancora senza un colpevole, il magistrato Daniele Paci costituì un pool di investigatori per risolvere il caso. Il pool, però, non riuscì ad ottenere molto (solo la ricostruzione di un identikit di un bandito, registrato a volto scoperto durante la rapina in banca del 3 marzo 1994) e dopo poco più di 6 mesi fu sciolto. In seguito, la direzione delle indagini venne consegnata ad un gruppo di magistrati a Roma.

Due poliziotti della questura di Rimini, l’ispettore Luciano Baglioni e il sovrintendente Pietro Costanza, che avevano collaborato col pool di magistrati riminesi, chiesero alla procura che il lavoro svolto non andasse perso e avviarono indagini autonome, volte a scoprire i componenti della banda della Uno bianca. Ottenuto il permesso dal procuratore di Rimini, cominciarono a dedicarsi praticamente a tempo pieno al caso, mettendo in atto appostamenti, ricerche e controlli agli istituti di credito rapinati.

Studiando minuziosamente ogni singolo delitto commesso dalla banda, cominciarono a sospettare che i componenti della stessa potessero appartenere alle forze di polizia, vista l’abilità dimostrata con le armi da fuoco, l’uso in diverse occasioni di armi non facilmente reperibili (come i fucili Beretta AR 70/90), l’apparente inafferrabilità del gruppo, probabilmente dovuta a una conoscenza del modus operandi delle forze dell’ordine, e le tattiche usate nelle rapine e in casi come la strage del Pilastro, che ricordavano vere e proprie azioni militari.

Questo avrebbe anche spiegato perché i delinquenti riuscissero sempre ad evitare le pattuglie e i posti di blocco delle forze dell’ordine, oltre che la loro conoscenza di itinerari che permettessero rapide vie di fuga dopo ogni colpo. Inoltre, Baglioni e Costanza fecero una considerazione che si sarebbe rivelata determinante: i banditi conoscevano troppo bene le abitudini dei dipendenti delle banche assaltate. Questo significava che svolgevano una puntigliosa opera di documentazione e controllo prima di compiere le azioni criminali. Decisero quindi di comportarsi come loro, passando intere giornate ad appostarsi davanti ad istituti di credito, ubicati nelle zone che la banda preferiva colpire.

Il 3 novembre 1994 Fabio Savi eseguì un sopralluogo presso una banca a Santa Giustina nel riminese, davanti alla quale erano appostati Baglioni e Costanza. Savi giunse sul posto con una Fiat Tipo bianca, che però esibiva una targa irriconoscibile per la sporcizia. Questo destò la curiosità degli investigatori, che confrontarono la fisionomia del conducente con quella rimasta impressa nei video delle banche. Ne riscontrarono una vaga somiglianza e pertanto decisero di seguirlo. Fabio Savi li condusse presso la sua abitazione a Poggio Torriana e da quel momento le indagini subirono uno sviluppo sempre più nitido.

Il primo ad essere arrestato fu Roberto Savi, il 21 novembre 1994, mentre era in servizio presso la Questura di Bologna. Lo seguirono a ruota suo fratello Fabio il 24, Alberto Savi e Pietro Gugliotta il 26 Novembre e infine il 29 Marino Occhipinti e Luca Vallicelli.

In relazione ai fatti criminali ci furono 3 processi in Corte d’Assise (Pesaro, Rimini, Bologna) che si conclusero il 6 marzo 1996 con la condanna a tre ergastoli per ciascuno dei fratelli Savi, un ergastolo a Marino Occhipinti, 28 anni di carcere (diventati poi 18) a Pietro Gugliotta e una pena di 3 anni e 8 mesi (poi patteggiata) a Luca Vallicelli, considerato un componente di secondo piano della banda. Nell’ambito del processo si stabilì che lo Stato dovesse versare 19 miliardi di Lire ai parenti delle 24 vittime.

Nel 1998 Giuliano Savi, padre dei 3 fratelli, si suicidò in una Uno bianca parcheggiata a pochi chilometri da Rimini: un’altra vittima innocente del disegno criminale e crudele del suo stesso sangue.

Dopo 14 anni di reclusione, grazie all’indulto e alla legge Gozzini, nel 2008 Pietro Gugliotta è tornato libero. Nel 2012 Marino Occhipinti ha cominciato a beneficiare del regime di semilibertà, di giorno infatti lavora presso una cooperativa sociale di Padova. Roberto Savi nel 2006 domandò la grazia che gli venne respinta e nel 2008 si risposò con una detenuta. Fabio Savi nel 2014 chiese di poter usufruire del rito abbreviato che sconta la pena a 30 anni, ma la richiesta fu respinta. Cosa ci fosse dietro i delitti della “Uno bianca” nessuno lo saprà mai, ma c’era e c’è di sicuro il dolore delle famiglie delle 24 vittime che nessun risarcimento economico potrà mai cancellare.

© Riproduzione riservata

Related posts:

Dean Arnold Corll, il Serial Killer soprannominato Candy Man

La misteriosa scomparsa di Madeleine McCann

Omicidio Alatri, Emanuele Morganti ammazzato perché scambiato per un altro

Il Delitto del Trapano: Luigia "Antonella" Borrelli viene uccisa a Genova

24Shares

Archiviato in:Biografie Criminali, Delitti & Biografie Criminali

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Ludo dice

    8 Gennaio 2020 alle 16:32

    Pur letto l’articolo, continuo a chiederm cosa possa esserci stato dietro le vicende della “uno bianca”. Se non ho ;sbagliato articolo, è errato il titolo

    Rispondi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Primary Sidebar

Effettua una donazione per sostenere le nostre attività

Seguici

  • Email
  • Facebook
  • Instagram
  • Twitter
  • YouTube

Cerca nel sito

L’uso sicuro e consapevole del Web

Categorie Articoli

Ultimi articoli

Agrorinasce inaugura il Caffè Letterario Inclusivo “Smile”, affidato a famiglie con bambini disabili o autistici

31 Marzo 2026 By Webmaster Lascia un commento

Rubati 3 quadri di Renoir, Cézanne e Matisse: colpo da 25 milioni

29 Marzo 2026 By Webmaster Lascia un commento

L’omicidio del rapper Tupac Shakur: un mistero ancora da svelare

18 Febbraio 2026 By Webmaster Lascia un commento

Info

  • Contatti Commerciali
  • Disclaimer

Tag

aforismi aforismi scena criminis America Armi arresto assassino attenzione blood cadavere Camorra carabinieri carcere Caserta citazioni condanna crime crimen crime scene criminal criminalità criminalità organizzata criminalìstica crimine criminólogia delitto diritto frasi celebri homicide Italia Italy libri mafia omicidio polizia processo psicólogia quotes reato Roma scena criminis scena del crimine serial killer sociologia USA violenza

Footer

  • Cookie Policy
  • Privacy Statement
  • Cookie Policy
  • Privacy Statement
  • Disclaimer
  • Cookie Policy
  • Privacy Statement

Scena Criminis ha l’obiettivo di riunire – attorno ad una “tavola rotonda” – addetti ai lavori, studiosi, appassionati e semplici curiosi, che vogliano confrontarsi, aggiornarsi e trovare nuovi stimoli.

La Community sulle Scienze Forensi più grande d’Italia che raccoglie news, approfondimenti, curiosità e contributi su Criminologia, Criminalistica, Cronaca nera e Diritto.

Scena Criminis è anche un’Associazione Onlus, attiva in tutta la provincia di Caserta, che ha 3 scopi fondamentali: Difesa della Legalità, Lotta ad ogni forma di violenza ed Educazione alle differenze di genere.

Seguici

  • Email
  • Facebook
  • Instagram
  • Twitter
  • YouTube

Instagram

scenacriminis

Ci trovi anche su Facebook, Twitter e Youtube. 😉
Scena Criminis: un #crimine non seguirci! 👮🕵

#France 🇫🇷 #France 🇫🇷
#Italy 🇮🇹 #Italy 🇮🇹
#Mexico 🇲🇽 #Mexico 🇲🇽
Watch out! 🤬 Watch out! 🤬
Ops! 🤦🏻‍♂️ Ops! 🤦🏻‍♂️
Mah! 🤦🏻‍♂️ Mah! 🤦🏻‍♂️
#France 🇫🇷 #France 🇫🇷
#USA 🇺🇸 #USA 🇺🇸
#Brasil 🇧🇷 #Brasil 🇧🇷
Segui su Instagram

Copyright Scena Criminis Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (CE) n. 849 del 26/04/2016 © 2026 ·

Direttore Responsabile: Gianfrancesco Coppo

Created by BDM | Accedi

Manage your privacy

Per fornire le migliori esperienze, noi e i nostri partner utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie permetterà a noi e ai nostri partner di elaborare dati personali come il comportamento durante la navigazione o gli ID univoci su questo sito e di mostrare annunci (non) personalizzati. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.

Clicca qui sotto per acconsentire a quanto sopra o per fare scelte dettagliate. Le tue scelte saranno applicate solamente a questo sito. È possibile modificare le impostazioni in qualsiasi momento, compreso il ritiro del consenso, utilizzando i pulsanti della Cookie Policy o cliccando sul pulsante di gestione del consenso nella parte inferiore dello schermo.

Functional Sempre attivo
The technical storage or access is strictly necessary for the legitimate purpose of enabling the use of a specific service explicitly requested by the subscriber or user, or for the sole purpose of carrying out the transmission of a communication over an electronic communications network.
Preferences
The technical storage or access is necessary for the legitimate purpose of storing preferences that are not requested by the subscriber or user.
Statistics
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. The technical storage or access that is used exclusively for anonymous statistical purposes. Without a subpoena, voluntary compliance on the part of your Internet Service Provider, or additional records from a third party, information stored or retrieved for this purpose alone cannot usually be used to identify you.
Marketing
The technical storage or access is required to create user profiles to send advertising, or to track the user on a website or across several websites for similar marketing purposes.
Statistiche

Marketing

Funzionalità
Sempre attivo

Sempre attivo
  • Gestisci opzioni
  • Gestisci servizi
  • Gestisci {vendor_count} fornitori
  • Per saperne di più su questi scopi
Manage options
  • {title}
  • {title}
  • {title}
Manage your privacy
To provide the best experiences, we use technologies like cookies to store and/or access device information. Consenting to these technologies will allow us to process data such as browsing behavior or unique IDs on this site. Not consenting or withdrawing consent, may adversely affect certain features and functions.
Functional Sempre attivo
The technical storage or access is strictly necessary for the legitimate purpose of enabling the use of a specific service explicitly requested by the subscriber or user, or for the sole purpose of carrying out the transmission of a communication over an electronic communications network.
Preferences
The technical storage or access is necessary for the legitimate purpose of storing preferences that are not requested by the subscriber or user.
Statistics
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. The technical storage or access that is used exclusively for anonymous statistical purposes. Without a subpoena, voluntary compliance on the part of your Internet Service Provider, or additional records from a third party, information stored or retrieved for this purpose alone cannot usually be used to identify you.
Marketing
The technical storage or access is required to create user profiles to send advertising, or to track the user on a website or across several websites for similar marketing purposes.
Statistiche

Marketing

Funzionalità
Sempre attivo

Sempre attivo
  • Gestisci opzioni
  • Gestisci servizi
  • Gestisci {vendor_count} fornitori
  • Per saperne di più su questi scopi
Manage options
  • {title}
  • {title}
  • {title}