
Le sorelle Delfina e María de Jesús González, dette Las Poquianchis, furono due serial killer messicane tra le più brutali. Ammazzarono, infatti, più di 90 persone, quasi tutte prostitute schiavizzate. Tutti gli omicidi avvennero nella città di Guanajuato, situata nel comune di San Francisco del Rincón, a 200 km da Città del Messico, tra il 1950 ed il Gennaio del 1964, in un locale che le sorelle gestivano, chiamato Bordello d’Inferno.
Le vittime, quasi tutte donne, venivano adescate tramite annunci di lavoro sparsi per la città. Con la speranza di essere assunte come cameriere, le ragazze si dirigevano nel locale: una volta entrate, venivano rapite e costrette a prostituirsi con i clienti, a tempo pieno. Le condizioni igienico sanitarie in cui vivevano erano pessime, restavano segregate per molto tempo ed avevano poco da mangiare. Spesso si ammalavano e molte di loro erano costrette dalle sorelle ad assumere cocaina ed eroina e venivano bastonate.
Quando le malattie contratte dalle donne erano troppo gravi o risultavano troppo provate dagli stupri e dai maltrattamenti subiti o quando non piacevano più ai clienti, venivano ammazzate. Non è mai trapelato il modo in cui le uccidessero.


I figli che le prigioniere, tra una violenza e l’altra, partorivano venivano ammazzati poiché per le sorelle rappresentavano un peso inutile. Talvolta, i clienti stessi venivano uccisi, specialmente quando si presentavano con forti somme di denaro. Delfina e Maria avevano anche delle complici: altre due sorelle, chiamate Carmen e María Luisa, che collaboravano ai loro crimini. Le “Poquianchis” non vennero mai sospettate di nulla poiché agli occhi degli altri apparivano come due donne miti e fortemente devote al cristianesimo.
Intanto la polizia, allertata dalle numerosissime scomparse, aveva iniziato ad indagare. La svolta si ebbe quando una prostituta chiamata Josefina Gutiérrez, che portava evidenti segni di malnutrizione e maltrattamento psicofisico, venne arrestata alla stazione. Era sospettata di alcune sparizioni, ma, per dimostrare la sua innocenza e porre fino al giro di violenze, confessò tutto agli agenti coinvolgendo anche le vere colpevoli. La polizia, così, entrò nel ranch delle serial killer, dove trovò una dozzina di donne in gravi condizioni di salute, 80 cadaveri di prostitute, 11 cadaveri di clienti e un gran numero di feti umani morti.
In tutto le vittime, esclusi i feti, erano almeno 91. I poliziotti, che ormai avevano abbastanza prove, arrestarono le due sorelle. Era il Gennaio del 1964. Entrambe le donne furono riconosciute colpevoli di almeno 91 omicidi e condannate a 40 anni di carcere, il massimo della pena secondo le leggi messicane. Carmen e María Luisa furono scagionate dagli omicidi e condannate ad una pena più lieve per reati minori.
Il caso fece il giro del Messico e suscitò molto scalpore. Delfina ebbe un incidente nella prigione di Irapuato, a Guanajuato, e morì dopo una lunga agonia mentre Carmen morì di cancro in carcere. María Luisa impazzì perché temeva che la folla inferocita la volesse linciare. L’unica che si “salvò” fu María de Jesús González che, dopo aver scontato diversi anni di carcere, tornò in libertà. Di lei non si seppe più nulla. Le sorelle sono state oggetto del libro Las Muertas di Jorge Ibarguengoitia, scritto nel 1977.



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