
Sembra la trama di un film giallo, e invece è una storia vera. Negli anni Trenta, in Australia, uno squalo contribuì in modo decisivo a far emergere un caso di omicidio destinato a diventare uno dei più strani della cronaca nera.
Il 18 Aprile 1935, il pescatore Albert Hobson partì per recuperare una lenza al largo della costa di Sidney. Iniziando il recupero, l’uomo si rese conto immediatamente di aver preso qualcosa di grosso: un enorme squalo tigre lungo quasi 4 metri, ancora vivo. Il pescatore lo rimorchiò fino alla vicina spiaggia, dove decise di trasferirlo nell’Acquario di Coogee per essere esposto al pubblico.
Il 25 aprile l’animale cominciò a non accettare più il cibo e iniziò a nuotare in maniera strana, sbattendo contro le pareti della vasca. All’improvviso l’enorme squalo tigre rigurgitò un braccio umano, gettando la folla nel panico. Venne immediatamente contattato il dottor Victor Coppleson e la polizia prese in carico il braccio, su cui spiccava un vistoso tatuaggio, che ritraeva due pugili in lotta, e apparteneva ad un uomo di corporatura molto muscolosa.
Le analisi del medico rivelarono che il braccio non era stato staccato dallo squalo con un morso, ma che era stato tagliato di netto, probabilmente con una sega. Questo cambiò completamente la prospettiva, facendo pensare a un omicidio e non a una morte accidentale. La foto del tatuaggio venne pubblicata sui giornali locali, sperando che qualcuno identificasse la vittima.
Così fu, il fratello della vittima riconobbe il tatuaggio, permettendo alla polizia di risalire all’identità del soggetto ignoto: si trattava di James “Jimmy” Smith, ex pugile e noto truffatore, scomparso da poco. L’identificazione portò a ricostruire una rete di relazioni e sospetti, che portò gli investigatori ad arrestare Patrick Brady e ad interrogare un certo Reginald Holmes, che in seguito venne ritrovato con una pallottola in testa nei pressi della baia di Sidney. Miracolosamente, l’uomo riuscì a sopravvivere, grazie ad un appiattimento della pallottola calibro 32 sulla fronte.
Le indagini rivelarono che l’uomo era stato ucciso, fatto a pezzi, e i resti del corpo erano stati gettati in mare nel tentativo di cancellare ogni traccia. Per una serie di coincidenze incredibili, uno squalo più piccolo aveva ingerito il braccio, poi a sua volta era stato mangiato dal grande squalo catturato dai pescatori. Proprio quest’ultimo, una volta portato nell’acquario, finì per “restituire” la prova chiave del delitto.
Reginald Holmes testimoniò contro Patrick Brady, ma in seguito venne ammazzato con tre colpi di pistola al petto. James Smith, la vittima, era stato coinvolto con entrambi in traffici illeciti e truffe assicurative. Dopo tre processi il sospettato numero uno del delitto fu rilasciato per insufficienza di prove e morì, trent’anni dopo, all’età di 76 anni.
Nonostante gli arresti e le testimonianze, il caso rimase in parte avvolto nel mistero e non portò a una condanna definitiva. Tuttavia, il ritrovamento del braccio permise di identificare la vittima e di far emergere la verità sull’omicidio, trasformando lo squalo in un inconsapevole, ma decisivo, testimone. Questa vicenda, passata alla storia come uno dei casi più bizzarri della cronaca giudiziaria australiana, dimostra come anche gli indizi più improbabili possano rivelarsi determinanti nelle indagini. A volte, persino uno squalo può contribuire a risolvere un delitto.




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