
Di Nunzia Procida
La truffa – dal tedesco “trug” (inganno, frode) – , definita nell’art. 640 del codice penale, è il delitto commesso da:
“Chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno.
La truffa ai danni dei singoli consiste, innanzitutto, nell’individuare la vulnerabilità della possibile vittima (stato di salute fisico, psicologico, economico, sociale). Le truffe più diffuse, come prevedibile, sono ai danni di persone sole, anziane, disagiate quindi meno attente ai pericoli esterni.
Nella Napoli degli anni Novanta, è ambientato Pacco, doppio pacco e contropaccotto (Nanni Loy, 1993), film a episodi, che racconta una lunga serie di imbrogli e di raggiri. I truffatori sono tanti così come le metodologie ideate ai danni del malcapitato di turno.
C’è chi si finge poliziotto per assoldare nuovi complici (L’esame); c’è chi si finge Non vedente per ottenere un lavoro nella pubblica amministrazione; c’è chi offre una Consulenza fiscale facendo scomparire, sotto lauto compenso, le cartelle del Fisco; c’è chi si finge Il fantasma di via Sanità per riacquisire l’appartamento occupato abusivamente da un falso medium; c’è chi si presenta come incaricato di una biglietteria per rubare i soldi dei turisti durante il Rientro estivo; c’è chi procura clienti “Tengo un americano” alle bische clandestine, mentre architetta una truffa ai danni del tenutario della bisca; c’è chi, facendo leva sulla Psicologia degli avidi clienti, riesce a vendere giacconi invernali in piena estate; c’è chi fa sedurre da una spogliarellista, spacciata per la propria madre, il proprio professore di matematica per evitare di essere rimandato a settembre e provocare così un dolore al Cuore di mamma; c’è chi, vestito da poliziotto (Corruzione), riesce a compiere una truffa persino a un estorsore; e c’è chi riesce a fare il Pacco, contro pacco e contropaccotto a due fratelli che vorrebbero comprare due macchine fotografiche sottobanco, ricevendo invece mattoni in cambio.
Non è difficile individuare, in ciascun episodio, i ruoli previsti dagli agenti per mettere in atto la truffa:
- Il truffatore
- Il compare
- Il ponte
- L’appoggio
- La vittima
Ciascuno di essi – vittima a parte – ha dei compiti e delle battute ben precisi e tutti hanno come mira il denaro.
A caratterizzare il comportamento di questi professionisti del crimine, è la loro capacità di far leva sulla buona fede o sui sentimenti delle vittime – presentando loro situazioni potenzialmente credibili – e di generare in queste un sentimento di fiducia. Osservò, giustamente, il marchese de Vauvenargues che “l’arte di piacere è l’arte di ingannare”. Infatti, “come ben sanno i truffatori che fanno leva sulle buone disposizioni del prossimo, molti aspetti superficiali del modo di presentarsi possono portare a un’immediata conclusione sulla natura delle convinzioni e dei sentimenti per l’altra persona” [1] . Il denaro, dunque, è l’attestazione di fiducia da parte della vittima al suo truffatore.
Per la riuscita di una truffa, vengono sfruttati 7 principi psicologici:
- La distrazione: la nostra mente ha difficoltà a gestire più informazioni alla volta e funziona al meglio quando si concentra solo su un lavoro. È il caso dell’ultimo episodio del nostro film, Pacco, doppio pacco e contropaccotto: i due fratelli vengono confusi durante lo scambio tra il denaro e le macchine fotografiche che vengono, tutte le volte, scambiate con dei mattoni.
- L’autorità: se qualcuno ha un’autorità riconosciuta dalla società, allora saremo più disposti a fare quello che ci chiede [2] . In Corruzione il truffatore si traveste da poliziotto per inscenare l’arresto di un vero estorsore che, a sua volta, proverà a corromperlo.
- Riprova sociale: la convinzione generata dal comportamento della massa. È il caso di Rientro estivo: tutti pagano il biglietto ai falsi traghettatori.
- Disonestà: nessuno, dopo aver acquistato un prodotto rubato o illegale sottobanco, denuncerebbe il mal funzionamento dello stesso. In Psicologia gli acquirenti che decidono di comprare in piena estate il caldo soprabito per 300.000£ lo fanno perché trovano, fortuitamente, nella tasca un orologio che, a detta del venditore, vale 500.000£. In realtà l’orologio ne costa 30.000£ e nella tasca lo ha messo il venditore stesso per indurre l’acquisto.
- Inganno o omissioni di informazioni: in Cuore di mamma uno studente lavativo riesce a convincere, con l’aiuto di una prostituta prima e con il suo autista poi che si fingono suoi genitori per £400.000 a testa, a farsi promuovere.
- Bisogno di denaro e/o avidità: in Consulenza fiscale un “esperto” froda il fisco per conto di contribuenti che pagano lui per non corrispondere le tasse.
- Fretta: quando si ha poco tempo, si ha anche poca capacità di riflessione. Ne Il fantasma di via Sanità, un discutibile medium lascia l’appartamento che occupava abusivamente perché spaventato a morte da un finto fantasma.
Se Nanni Loy racconta simpaticamente una Napoli che (in)segue l’arte di arrangiarsi per “tirare avanti [le proprie] famiglie”, non va dimenticato che spesso le vittime di truffa evitano di denunciare quanto loro accaduto perché si vergognano di ammettere di essere risultati, agli occhi dei truffatori, meno scaltri, meno intelligenti, in altre parole, stupidi. Un errore che permette ai delinquenti di aumentare il numero dei colpi andati a buon fine, guadagnare tempo e denaro e soprattutto crea nel malcapitato un senso di frustrazione difficile da gestire.
[1] B. Cattarinussi, Sentimenti, passioni, emozioni. Le radici del comportamento sociale, FrancoAngeli, 2006, p. 161.
[2] Nel comma 2 dell’art. 640 si legge “[…] l’erroneo convincimento di dover eseguire un ordine dall’Autorità”.



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