
Di Sara Reid
La Signora Vera, direttrice del Museo Progressivo d’Arte Moderna di Livorno, ne è convinta: i manufatti sono autentici. E il mondo dell’Arte non può che concordare con lei sul fatto che quelle tre sculture siano state realmente eseguite dal maestro Amedeo Modigliani. Due delle opere vengono rinvenute nel Fosso Reale a Livorno il 24 Luglio 1984, la terza viene alla luce il 10 agosto. Fior fiore di critici e periti confermano che sì, non vi è alcun dubbio sulla loro bellezza e l’autenticità è chiara. I dibattiti in Tv si fanno sempre più accesi, ma la voce corale è questa.
Pietro, Michele e Pierfrancesco, invece, sono divertiti ma allo stesso tempo increduli perché una delle teste in realtà è opera loro e nemmeno ci hanno lavorato tanto in cantina con martelli e scalpelli. E le altre due? Sono di un manovale, anch’esso livornese, con l’hobby della pittura. Tre bellissime sculture, tre falsi, ma nessun crimine commesso, solo la voglia di burlarsi e dare un pizzicotto ai grandi critici.
Nella storia recente c’è un personaggio, un artista olandese geniale, che per una serie di eventi ha dovuto ammettere di essere un falsario d’arte. Si chiama Han van Meegeren ed è solo un bambino quando scopre la sua passione per la pittura, la voglia di creare opere e diventare famoso, proprio come il suo idolo Jan Vermeer.
Il padre non è per nulla d’accordo con il suo sogno, deve seguire le sue orme e diventare un professore, altro che un pittore! Han insiste, strappandogli un mezzo consenso: deve prendere la laurea in architettura in cinque anni e la famiglia lo sosterrà. La sua determinazione è notevole, i suoi quadri sono molto tecnici, anzi troppo. Alcuni dei suoi maestri gli riconoscono un notevole talentano, ma gli fanno notare la mancanza di cuore e passione sulle tele. Han organizza delle mostre che riscuotono un discreto successo, ma capisce che non è quello il modo per diventare ricco.
Inizia quindi a riprodurre le tele di Vermeer, a copiare ogni sua tecnica finché non si riesce più a distinguere l’opera originale del pittore fiammingo dal falso del nostro artista di Deventer. Continuare a fare copie, però, sarebbe stato controproducente perché un giorno o l’altro qualche critico si sarebbe accorto che in giro c’erano due Merlettaia, così un’idea gli passa per la mente: creare nuovi quadri, spacciandoli per originali Vermeer.
Si munisce quindi di pennelli da barba, gli unici che garantiscono un risultato simile a quello ottenuto con il pelo di tasso dal Maestro, ricrea il blu pestando nel mortaio preziosi lapislazzuli uniti ad olio di lillà. Compra vecchie opere del ‘600 di scarso valore, le scrosta lasciando uno strato di colore originale, passa una sua mano e mette il quadro in forno per farlo seccare, ottenendo così la “craquelure” ovvero quella ragnatela di piccole crepe superficiali che garantiscono l’antichità del quadro.
A questo punto crea un vero capolavoro, una Cena in Emmaus, che firma Vermeer. I più grandi critici ed esperti d’arte sono estasiati da questo ritrovamento, nomi come De Vild e Bredius sono esterrefatti dalla bellezza dell’opera e non hanno dubbi sulla sua autenticità.
Van Meegeren non si ferma, continua a inventare tele e diventa ricco, ricchissimo, finché due ufficiali vanno ad interrogarlo. Siamo alla fine della seconda guerra mondiale, l’uomo viene arrestato con la pesantissima accusa di “collaborazionismo”, per aver venduto due opere considerate patrimoni nazionali niente meno che a Hermann Göring, il braccio destro di Hitler. La pena per questo reato potrebbe anche essere la morte, quindi non ci sono molte alternative: deve ammettere che quelle opere le ha fatte lui, mica Vermeer.


Nessuno gli crede ed è costretto a provare quello che dice. Sotto gli occhi increduli dei più famosi esperti d’arte, crea un Gesù nel tempio con la tecnica e l’anima del suo idolo. Un colpo di teatro meraviglioso, restano tutti a bocca aperta davanti ad un Van Meegeren che si salva la vita scontando solo un anno di carcere per aver tratto guadagno, vendendo dipinti falsi.
Un vero genio il nostro Han, capace non solo di riprodurre la tecnica e capire l’anima di Vermeer. Muore nel dicembre del 1947 a causa dell’uso massiccio di alcol e droghe, lasciando molti dubbi ai più grandi esperti di opere d’arte del mondo.




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