
La Psicologia Clinica ha dato il suo nome a:
- un settore scientifico disciplinare
- diversi corsi di Laurea Magistrale
- diverse scuole di specializzazione
- un’area della psicologia di grande interesse
Una volta iscritto all’Albo legato alla specificità acquisita con la laurea magistrale, il tirocinio ed il superamento dell’Esame di Stato, lo Psicologo Clinico si occupa dello studio approfondito di casi individuali (nozione con la quale si indica l’individuo ma anche il sistema, la famiglia, la coppia, la società) al fine di evidenziare il disagio, la sofferenza, le particolarità o alterazioni del funzionamento psicologico (le funzionalità o le disfunzionalità) dell’oggetto di studio.
Inoltre, per diventare Psicoterapeuta bisogna frequentare un’apposita Scuola di Specializzazione della durata di almeno 4 anni.
I 3 ambiti professionali della psicologia clinica di base sono:
1) La Consultazione: l’ambito professionale in cui cliente ed utente chiede allo psicologo un aiuto a comprendere il suo disagio, la sua sofferenza. Richiesta di aiuto che può essere intrinseca o estrinseca (attraverso terzi).
Si può sviluppare attraverso i colloqui (ascoltandolo) o attraverso strumenti testologici (test proiettivi, di personalità, finalizzati alla raccolta di dati utili a una migliore comprensione dell’oggetto di studio in tempi più rapidi). Entrambi gli strumenti non possono essere disgiunti dall’osservazione.
La consultazione può essere a-teorica, è possibile cioè non avere una teoria di riferimento con la quale leggere i dati, è sufficiente attingere al corpus teorico della psicologia clinica di base (il corpus delle teorie incontrate nel corso di laurea: freudiana, kleiniana…). Implica un tempo definito di 4 sedute nel modello italiano e anglosassone, 10 in quello francese; con lo scopo non di trasformare, ma di comprendere il disagio della persona (che, se ben fatta, ha di per sé un valore trasformativo terapeutico) e restituire cosa è successo e ha favorito l’impasse.
Nel 4° incontro, avviene la restituzione che non dovrebbe comprendere una diagnosi in termini categoriali (necessaria, invece, in medicina per giustificare una psicofarmacoterapia, che va certificata), ma rappresentare un’ipotesi di comprensione dell’utente, sul suo intero funzionamento. Descrive i comportamenti, il modo di processare le informazioni, il modo di funzionare, i suoi punti di forza e le sue debolezze, attraverso un linguaggio metaforico, comprensibile al paziente che favorisca la costruzione di un’alleanza, che si fonda sulla consapevolezza di essere compresi.
Può avere due strade di uscita:
- la conclusione del rapporto con lo psicologo: la persona aveva solo bisogno di essere aiutata a capire, aveva bisogno di uno spazio in cui pensare, non c’era nulla su cui lavorare;
- l’invio in psicoterapia. Stando attenti al fatto che, se la consultazione è avvenuta in un’Istituzione, l’invio non può che essere in un’Istituzione.
2) La Psicoterapia è un lavoro in cui immagino che la struttura sottostante a quei comportamenti manifesti meriti una riorganizzazione, non c’è un focus né un tempo e non si può prevedere una fine.
E’ possibile fare consultazioni per la presa in carico terapeutica solo a partire dal 3° anno di specializzazione, sulla base dei criteri e delle specificità tipici del modello psicoterapeutico che si è scelto.
3) La Consulenza: altro ambito professionale della psicologia clinica di base, configura una serie di quesiti tecnici che qualcuno (un Ente, un’Istituzione) fa allo psicologo (ad es. un giudice può chiedere ad uno psicologo se una coppia è idonea ad adottare, una scuola chiama per vedere se un bambino ha bisogno del sostegno); la funzione dello psicologo è raccogliere dati perché qualcun altro possa prendere delle decisioni, non la comprensione del disagio.
La consulenza può essere:
- Consulenza Tecnica d’Ufficio (CTU), nel caso in cui un magistrato, per conto di un’Istituzione, chieda allo psicologo ad es. di valutare se ci sono segni su un minore che fanno pensare ad un abuso. Per fare una CTU, bisogna essere iscritti in un apposito registro dal quale il giudice attinge.
- Consulenza Tecnica di Parte (CTP), in questo caso c’è un rapporto professionale libero, nel caso in cui si chieda allo psicologo di valutare la necessità di un affidamento esclusivo, dopo ripetute liti tra i genitori. Per fare il CTP, bisogna essere iscritti all’Albo.
Il Counselling: è una consultazione strutturata per un’utenza specifica. Ad es., in facoltà, esiste un servizio di Counselling per gli studenti universitari e prevede un pacchetto di colloqui psicologico-clinici che un’Istituzione (l’Ateneo) eroga a titolo gratuito. A differenza della consultazione, ha un’utenza specifica e non può essere privato.
Sostegno psicologico: un numero di incontri stabiliti sulla base di un focus su cui lavorare. Si tratta di un accompagnamento affinché la persona, aiutata a entrare in un contatto più completo con se stessa, riesca ad effettuare quelle scelte che consentono di superare un momento particolarmente difficile. Non c’è nessuna finalità di modifica della struttura di personalità, sufficientemente integra. Di solito, ha tempi maggiori della consultazione. Tre, sei mesi, ma non più di un anno e non più di una volta a settimana.
La finalità del colloquio psicologico clinico è l’esplorazione, lo svelamento della realtà psichica, tutto quel sedimento che le persone chiamano la loro mente, il loro modo di processare le informazioni, di sentire e vivere le esperienze. Contiene delle quote di cui si è consapevoli ed altre quote automatiche, risultato del rimosso, di ciò che non ha potuto mai avere accesso alla coscienza. Per questo, lo scopo del colloquio psicologico-clinico è conoscere la realtà psichica: la consultazione si propone di conoscerla nella maniera più precisa possibile, i punti di forza e di debolezza e ne costruisce una mappa, mentre con la psicoterapia si intraprende un viaggio con una valenza trasformativa.


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