
L’Ufficio di Servizio Sociale per Minorenni (U.S.S.M.) è un servizio storico della Giustizia Minorile che si occupa, specificatamente, di ragazzi sottoposti a procedimento penale, operando prevalentemente al di fuori della struttura carceraria. Secondo l’art. 2 della L. 1085 del 1962:
Gli uffici di servizio sociale svolgono, nell’ambito dei centri di rieducazione per minorenni e in relazione a provvedimenti penali, civili e amministrativi dell’autorità giudiziaria, inchieste e trattamenti psicologico-sociali ed ogni altra attività diagnostica e rieducativa, concorrendo, ove occorra, con i competenti organi del Ministero dell’interno o di altre amministrazioni ed enti.
Gli U.S.S.M. possono, inoltre, essere incaricati di studi e inchieste sociologiche aventi attinenza con la prevenzione della delinquenza minorile. Con la riforma del Codice di Procedura Penale (D.P.R. 448/88), sono state introdotte importanti innovazioni riferite ai minori nel campo penale, soprattutto per quel che riguarda il ruolo dei Servizi sociali e socio-sanitari durante l’iter penale: l’U.S.S.M. è infatti chiamato a collaborare direttamente non solo con l’Autorità Giudiziaria minorile, ma anche con i Servizi sociali del Comune, delle Province, e con i Servizi socio-sanitari.
Insieme ai Servizi sociali degli enti locali, l’U.S.S.M. analizza e ricostruisce la storia personale, familiare e ambientale del minore, per il quale attua progetti educativi e ne valuta l’esito. I compiti istituzionali degli U.S.S.M., definiti nella Circolare n° 72676 del 1996, sono:
- raccogliere e fornire elementi conoscitivi concernenti il minorenne soggetto a procedimento penale;
- relazionare all’Autorità Giudiziaria circa le condizioni personali, familiari ed ambientali del minore;
- proporre piani di intervento individualizzati che attivino percorsi di crescita e responsabilizzazione del minore;
- concorrere alle decisioni dell’Autorità Giudiziaria minorile;
- assistere il minore per tutta la durata del procedimento penale, fornendo elementi di chiarificazione rispetto alla vicenda giudiziaria;
- svolgere attività di sostegno e controllo, nella fase di attuazione del provvedimento dell’Autorità Giudiziaria, a favore dei minori sottoposti a misure cautelari non detentive in accordo con gli altri Servizi Minorili della Giustizia e degli Enti locali;
- verificare gli interventi in relazione ai piani formulati e ai risultati ottenuti;
- promuovere e realizzare sperimentazioni, ricerche, metodologie d’azione, finalizzate alla continua definizione del disagio giovanile, dei bisogni e quindi degli interventi da attuare.
L’utenza del Servizio va dai 16 ai 18 anni, ma gli U.S.S.M. possono intervenire fino al compimento del ventunesimo anno di età per quei soggetti nei cui confronti è stato avviato un procedimento penale da parte del Tribunale dei Minorenni. Tale possibilità viene prevista dal legislatore nei casi in cui il reato sia stato commesso durante la minore età per evitare il passaggio, sempre traumatico e stigmatizzante, alle strutture penali per adulti. Il minore, infatti, viene considerato una personalità in divenire, in costruzione e pertanto la sua devianza potrebbe essere una fase circoscritta e limitata della sua vita.
Le misure cautelari, le misure alternative, sostitutive e di sicurezza, sono previste con modalità adeguate ai minorenni che si fondano sulla metodologia del lavoro per progetti. Il Servizio sociale ha il compito di redigere un Progetto di aiuto mirato (anche in assenza di una esplicita domanda/richiesta), in cui il minore e la sua famiglia siano soggetti attivi, avviando in tal modo un processo di cambiamento, consapevole e partecipato, a livello individuale e comunitario, valorizzando le risorse presenti e rinforzando quelle latenti. Per quanto riguarda i compiti istituzionali del Servizio e in particolar modo la struttura organizzativa dell’U.S.S.M., si stabilisce che debba avere:
- flessibilità (per garantire la possibilità di ridefinire, di volta in volta, gli interventi in relazione alle specifiche caratteristiche dell’utenza e del contesto di riferimento);
- condivisione delle informazioni;
- multidisciplinarietà sia metodologica che operativa;
- interconnessione con la rete dei servizi territoriali.
L’elaborazione dei progetti, nonché la loro attuazione, devono uniformarsi ai principi di “non interruzione dei processi educativi in atto, minima offensività del processo, rapida fuoriuscita dal circuito penale, residualità della detenzione”. Il servizio opera a favore di tutti i minori sottoposti a procedimento penale e che si trovino nell’ambito territoriale di competenza, partecipando alle decisioni dell’Autorità giudiziaria e alla promozione e tutela dei diritti dei minorenni. Tra i risultati più importanti ottenuti grazie all’intervento degli U.S.S.M. troviamo:
- l’inclusione socio-lavorativa, sia di minori entrati nel circuito penale che di minori a rischio;
- la costruzione e il consolidamento, nel corso degli anni di attività, di rapporti di collaborazione in particolar modo con il privato sociale;
- la possibilità di offrire occasioni formative e socializzanti anche a ragazzi che per problemi di varia natura non avrebbero altrimenti nessuna possibilità formativa, lavorativa e/o educativa;
- la creazione in alcuni casi di uno sbocco occupazionale stabile o dell’opportunità per il minore di proseguire gli studi;
- la possibilità di accedere alla misura di cui all’articolo 28 del D.P.R. 448/88, ovvero la Messa alla prova;
- il consolidamento e la condivisione interistituzionale di prassi di intervento e la garanzia di prosecuzione per alcuni progetti;
- la possibilità per alcuni minori stranieri, inseriti in un programma di trattamento, di avviare un percorso di regolarizzazione.
Numerose ricerche hanno dimostrato che il concetto di pena deve essere legato all’applicazione di misure alternative poiché queste fanno registrare una diminuzione notevole della recidiva – poiché capaci di accompagnare il minore verso una reale e costruttiva presa di coscienza di sé e del mondo che lo circonda, dei suoi diritti e dei suoi doveri – e una conseguente diminuzione sociale della paura del crimine. Scrive Gioconda Maria Adele Caccia in “MINORI e REATO: il ruolo dei servizi della giustizia minorile”:
Il processo che coinvolge un minore, la rieducazione con la prospettiva di un reinserimento nella società è un obiettivo fondamentale e un diritto per tutti quei ragazzi che entrano nel circuito penale. […] Il numero non eccessivo dei minori che entrano nel circuito penale assume tutto un altro peso se pensiamo che dietro ogni singolo caso si cela non tanto un atto di delinquenza, ma un dramma che colpisce l’esistenza di una persona nella sua fase più esposta e delicata […]. È necessario che la società ponga al centro la persona per ripartire da un’educazione che aiuti a promuovere politiche di sviluppo e di promozione della cultura in quanto la crisi non è solo economica, ma è anche crisi di valori.
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