
La prematura scomparsa della cantante Britney Spears in seguito ad un tragico incidente, l’obbligo per la popolazione americana di installare microchip sottocutanei per il controllo della mente, ma anche dichiarazioni politiche, i gradi di magnitudo dei terremoti o la provenienza delle malattie infettive sono solo alcune delle tantissime Fake news che nell’ultimo periodo hanno invaso i nostri canali di comunicazione fino ad essere considerate veritiere.
Non a caso, quando si parla di fake news si fa riferimento non solo ad una notizia di per sé falsa, ma anche ad una notizia che, a causa della sua infondatezza, inventa del tutto le informazioni, dissemina contenuti ingannevoli e/o distorce in maniera esagerata le notizie vere. L’espressione inglese Fake news, traducibile letteralmente in italiano con Notizie false, è stata coniata da Melissa Zimdars, docente di comunicazione al Merrimack College di North Andover nel Massachusetts, per indicare quelle fonti che inventano del tutto le informazioni. Oggi, questa espressione viene utilizzata per indicare un ampio range di fenomeni anche molto diversi tra loro. Dai politici, che la utilizzano in diverse occasioni per etichettare notizie e testate contrarie alla loro campagna, ai giornalisti che professionalmente la utilizzano per indicare notizie senza alcun fondamento scientifico.
Oltre alla disinformazione, queste notizie seducono, convincono, spaventano e orientano le nostre scelte come nel caso di quelle elettorali. Attirano l’attenzione attraverso risposte semplici a problemi complessi oppure spiegano dinamiche politiche, economiche e sociali, circolando tranquillamente in rete. Proprio la semplicità di scrittura che le caratterizza e la vicinanza al pubblico che le legge, rendono il loro passaggio in rete facilmente virale. Così, in pochissimo tempo dalla pubblicazione, riescono a diffondersi a macchia d’olio sui principali social, sul web, e sui portali dedicati all’argomento.
Ed è l’estrema viralità di questi contenuti che ha portato ad un’ampia mobilitazione degli operatori della comunicazione con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema. La stessa Zimdars, che ha coniato la definizione di fake news, è stata promotrice del progetto OpenSources al fine di mappare in maniera collaborativa le “fonti false, ingannevoli, clickbait o satiriche”.
Fino ad arrivare all’International Fact-checking Day, evento organizzato in tutto il mondo il 2 Aprile 2017, durante il quale è stata distribuita un’apposita guida, a cura dell’associazione Factcheckers, al fine di far comprendere meglio il fenomeno delle “Notizie false”, chi le produce ed il perché, quali iniziative sono nate per arginarle e come difendersi nella navigazione quotidiana.
Quello delle notizie false non è di certo un fenomeno recente. Tuttavia, ultimamente siti, blog e account che sfornano bufale hanno cominciato a proliferare incessantemente sul web per generare malcontento o a scopo di lucro, come nel caso di chi sfrutta la loro circolazione in rete per generare facili profitti pubblicitari, come ha confessato al Washington Post Paul Horner, noto autore di fake news.
Visti tali presupposti, oggi esistono siti e professionisti il cui scopo è proprio quello di smascherare falsi e bufale partendo dal factchecking, ovvero un’approfondita verifica delle fonti. Quella delle fonti, infatti, è la prima indicazione per riconoscere e distinguere l’informazione; successivamente è necessario controllare i link postati ed i siti a cui rimandano. Inoltre, gli esperti suggeriscono anche una ricerca inversa per immagini sui motori di ricerca che consenta di verificare i collegamenti della notizia con altri contenuti.
Gli stessi social si sono attivati per contrastare le news false, chiedendo agli utenti di segnalare tempestivamente le bufale e chi le produce, bloccando i propri banner posizionati all’interno dei blog sospetti, o multando sempre più salatamente le fonti.



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