
Di Cristina Casella
È passato più di un anno dalla morte di Giulia Di Sabatino, la giovane ragazza di Tortoreto precipitata da un cavalcavia della A14. Dodici mesi di indagini e un fascicolo aperto per istigazione al suicidio non sono stati sufficienti a sciogliere i dubbi che ruotano attorno alla vicenda. La famiglia della giovane continua a lottare affinché emerga la verità su quella tragica sera di fine agosto.
Il corpo di Giulia viene rinvenuto la mattina seguente alla sua scomparsa, lungo la carreggiata della A14. I veicoli in transito in quel tratto di autostrada lo hanno dilaniato: i resti sono talmente irriconoscibili da lasciar pensare che si tratti di una carcassa d’animale. La ragazza era scomparsa la sera precedente, subito dopo aver staccato dal suo ultimo giorno di lavoro.
Alcune telecamere la riprendono mentre cammina da sola, alla volta del bowling di Tortoreto. Durante il tragitto, un uomo del paese le offre un passaggio in scooter, incrociandola sulla via Panoramica. Al ritorno, la giovane, viene accompagnata all’altezza del cavalcavia da un altro ragazzo, proprietario di una Panda rossa. I due avevano trascorso la serata insieme, consumando anche un rapporto sessuale. Entrambi gli uomini vengono iscritti nel registro degli indagati, poiché rappresentano le ultime persone ad aver visto Giulia in vita. Viene aperta, così, un’inchiesta per istigazione al suicidio. I genitori di Giulia, però, sono convinti che la ragazza non si sia suicidata, ma sia stata uccisa per un motivo a loro sconosciuto.
Grazie alle insistenze dei familiari, oltre che ai numerosi punti rimasti oscuri, si decide di indagare più a fondo. Vengono sequestrati e scandagliati computer e cellulare in uso alla vittima. I tecnici, durante le ricerche sul dispositivo telefonico, rinvengono numerose foto osè. Gli scatti ritraggono ragazze giovanissime senza veli. Molte di queste, probabilmente, sono minorenni.
Come mai quelle foto sono sul cellulare di Giulia? E cosa c’entrano con lei?
È qui che entra in gioco un terzo soggetto, attualmente indagato. Si tratta di un giovane di 26 anni, fidanzato con una delle amiche di Giulia. Giuseppe, questo il suo nome, riesce a conquistare rapidamente la fiducia dello stretto gruppo di amiche. È il 2012. All’epoca, Giulia, non ha ancora 18 anni. I modi affabili e la faccia da bravo ragazzo non lasciano intravedere eventuali secondi fini. Eppure, non passerà molto tempo prima che venga ordito un pericoloso tranello fatto di ricatti e foto compromettenti. Giuseppe, infatti, offriva soldi e vestiti in cambio di scatti erotici. Se li faceva inviare su Whatsapp per poi condividerli con altri suoi contatti.
I tabulati telefonici di Giulia Di Sabatino evidenziano una certa corrispondenza tra i due. Il giovane le aveva fatto esplicite richieste sessuali quando lei era poco più che una ragazzina. Il ventiseienne è attualmente indagato per pedopornografia. Il sospetto è che questa vicenda possa essere correlata alla terribile morte di Giulia. Si apre, dunque, un inaspettato scenario su un caso destinato senza dubbio all’archiviazione.


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