
La fobia sociale è uno stato di disagio sociale caratterizzato da ansia, agitazione, paura, indotto dall’esposizione a determinate situazioni sociali nelle quali l’individuo teme di essere criticato, o meglio di apparire inadeguato. Si tratta di un disturbo d’ansia causato dalla paura di essere giudicati negativamente in situazioni sociali o durante lo svolgimento di un’attività. La prima definizione di fobia sociale risale ai primi anni del ‘900, quando Janet (1903) la definì:
La paura di parlare in pubblico, suonare il piano e scrivere di fronte ad altri.
Inizialmente la psicoanalisi la classificò genericamente all’interno della nevrosi fobica. In seguito, Markin e Gelder (1966), la definirono “la paura di mangiare, bere, ballare, parlare, scrivere, in presenza di altre persone per il timore di risultare ridicoli”. Infatti, il soggetto teme che prestazioni e comportamenti possano esporlo a valutazioni negative. Con i termini “prestazioni” e “comportamenti” ci si riferisce a una qualsiasi attività quotidiana osservabile, soggetta a qualche tipo di giudizio da parte di altri.
Il timore centrale della fobia sociale è quello di essere giudicati ansiosi, deboli, impacciati, stupidi o inadeguati. Questo timore può provocare sensazioni di disagio molto intense (es: palpitazioni, tremori, sudorazioni, confusione), che possono provocare veri e propri attacchi di panico. Il concetto del timore del giudizio degli altri è il nucleo centrale della fobia sociale, elemento fondamentale sia nell’eziologia che nel mantenimento del disturbo e della sintomatologia fobica (Wells e Clark, 1997). Le cause del Disturbo da Ansia Sociale possono essere varie:
Il temperamento stesso di una persona può facilitare la comparsa del disturbo: individui con una forte tendenza a inibire certi comportamenti, o facilmente influenzabili dal giudizio altrui, sono più vulnerabili all’insorgenza del disturbo. Maltrattamenti ed episodi traumatici nell’infanzia non rappresentano una causa del disturbo, tuttavia sono stati riconosciuti come fattori di rischio per l’ansia sociale. I figli di genitori ansiosi hanno possibilità da 2 a 6 volte maggiori di sviluppare tale disturbo. Tuttavia, la predisposizione genetica deve far fronte anche all’interazione ambientale: individui molto predisposti possono non sviluppare alcun disturbo perché l’ambiente nel quale vivono non ha manifestato le condizioni per crearlo.
(www.studicognitivi.it)
I sintomi della fobia sociale sono:
- marcata ansia rispetto a una situazione sociale;
- le situazioni provocano paura o ansia;
- le situazioni sociali vengono evitate o affrontate con intense ansie;
- l’ansia è sproporzionata rispetto alla minaccia reale rappresentata dalla situazione sociale e dal contesto socio-culturale;
- l’ansia o l’evitamento causano disagio clinicamente significativo nel funzionamento sociale e lavorativo.
Inoltre, le fobie sociali possono essere di tipo specifico o generalizzato. Nel primo caso, sono circoscritte a specifiche situazioni o ambiti di prestazione: una persona può sviluppare uno stato d’ ansia solo nel momento in cui è chiamata a parlare in pubblico e continuare a funzionare efficacemente in ogni altro contesto della propria vita: affettivo, sociale e professionale. Nel secondo caso, la fobia ha un carattere di maggiore gravità in quanto tende a investire aree diffuse del funzionamento personale. L’ansia può divenire diffusa e pervasiva ed estendersi ad ogni tipo di relazione sociale e interpersonale, fino a condurre a tentativi di evitamento di ogni circostanza percepita come potenzialmente rischiosa. In questo caso si parla di Disturbo Evitante di Personalità.
Diversi sono anche i trattamenti per il disturbo d’ansia sociale, uno dei più efficaci è sicuramente la terapia cognitivo comportamentale (TCC). La base teorica della terapia cognitivo comportamentale è che il nostro modo di pensare influenza le nostre emozioni e queste, a loro volta, influenzano il nostro comportamento. Quindi, se cambiamo i pensieri relativi alle situazioni sociali che ci causano ansia, emozioni e azioni funzioneranno meglio.
Solitamente la terapia cognitivo comportamentale implica:
- imparare come controllare i sintomi fisici dell’ansia, attraverso l’esercizio fisico;
- riconoscere i pensieri negativi che scatenano e alimentano l’ansia sociale, sostituendoli con riflessioni più equilibrate;
- affrontare le situazioni sociali temute in modo graduale e sistematico, invece di evitarle.
Altre tecniche cognitivo comportamentali per combattere l’ansia sociale comprendono i role-playing e il training sulle abilità sociali, spesso svolti in piccoli gruppi. La terapia in gruppo per l’ansia sociale utilizza anche videoregistrazioni delle sedute ed altre esercitazioni pratiche specifiche per lavorare sulle situazioni che creano ansia nella vita reale. Più ci si abitua, a piccoli passi, ad affrontare situazioni che si temono e quindi ad acquisire maggiore sicurezza, più diminuirà lo stato d’ansia.


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