
Di Lara Vanni
Questo fenomeno, appartenente al più grande gruppo della violenza domestica, merita di essere approfondito, in quanto comincia a diffondersi sempre di più nella società moderna.
Parliamo di persone giovani, che solitamente sono viste come la parte più fragile della famiglia, quella da proteggere: vanno dall’età dell’adolescenza alla prima età adulta, sia maschi che femmine. Si riscontrano casi in cui il maltrattante è adulto ma, in quest’ultimo caso, si parla di violenza contro gli anziani. Queste persone vivono nella casa dove sono cresciuti e il fenomeno di cui si rendono responsabili, una violenza quasi inconcepibile, rimane per la maggior parte sommersa: tale pratica può essere, per certi aspetti, definibile come bullismo in famiglia. È una realtà sottostimata, che mette a rischio il normale equilibrio familiare ed il futuro dei maltrattanti stessi.
Anche in questo caso sono stati analizzati solo quei casi che sono arrivati ad essere protagonisti delle cronache: i genitori, infatti, difficilmente denunciano casi di questo genere, oppure negano il fenomeno stesso o minimizzano per non rovinare la reputazione del figlio che “sta passando un periodo difficile”. Non sempre si riesce a dare una spiegazione logica a tali casi di abuso: probabilmente a questo contribuisce anche la mancanza da parte dei genitori della reale percezione della gravità dell’accaduto che, spesso, viene archiviato come una normale intemperanza e non come atti gravissimi, che non possono fare altro che peggiorare e portare addirittura alla rottura completa del legame genitore-figlio. Questi rapporti diventano alle volte delle vere e proprie prove di forza, indicando chiaramente che vi è stato il superamento di un limite che non doveva essere oltrepassato.
Chiariamo subito che non esistono genitori “sbagliati” o figli “cattivi”, ma scorretti sono i percorsi e gli approcci alle problematiche che normalmente si presentano: ci sono giovani impauriti, viziati, timidi o insicuri che cercano di affermarsi tramite l’aggressività, trovandosi davanti genitori intimiditi e spaventati da questi comportamenti improvvisi che a lungo andare diventano abituali non trovando alcun ostacolo, creando una reciproca incomunicabilità.
Secondo quando detto dallo psichiatra Vittorino Andreoli, durante un’intervista del 1991, quasi nessun genitore conosce a fondo i propri figli. Questo è dovuto alla proiezione che il genitore fa di se stesso sul figlio, costringendolo a fare e a pensare cose diverse dalla sua realtà e dal suo modo di essere: ad esempio, ci sono stati casi in cui i genitori erano relativamente ricchi, ma questo fattore doveva essere nascosto, quasi come fosse stata una vergogna, mentre per i figli il denaro era visto come un mezzo per consumare e godersi la vita.
La gamma di questi rapporti degenerati tra figli e genitori è molto ampia e potrebbe avere molte cause. La base di questo fenomeno crescente è, comunque, rapportabile al fatto che i giovani moderni hanno un potere sempre più crescente che è riuscito a erodere ogni forma di autorità e forma di rispetto: spesso gli adolescenti minacciano i propri genitori di andarsene o di commettere sciocchezze se non possono ottenere qualcosa, come beni materiali. Tale mancanza potrebbe essere dovuta al cambiamento dei tempi, al progresso e al mutamento dei modelli educativi.
Il mestiere genitoriale è, senza dubbi, il più difficile in assoluto: crescere un’altra persona richiede buon senso, ma al contempo disciplina, alternando momenti di permissività a momenti in cui è necessario dettare regole da seguire. Ma, una volta che il bambino ha imparato a capire come ottenere ciò che vuole, comincia a “tiranneggiare”, e in questo caso la troppa permissività non permette la creazione di una personalità sicura e matura.
Dall’altra parte, abbiamo genitori sempre più impegnati nella vita quotidiana, tanto da cedere rapidamente alle continue richieste dei figli. L’aggressività è adottata proprio laddove l’adolescente ha bisogno di un legame forte, di una guida, tentando proprio questa forma distorta di comunicazione ed esprimendosi in modo distruttivo. Moltissimi genitori, nei casi in cui convivano con adolescenti “difficili”, non sanno come comportarsi, adottando, conseguentemente, diverse soluzioni:
- alcuni si arrendono agli atteggiamenti di aggressività, spaventati o sconvolti da una cosa che non si aspettavano;
- altri rispondono con la stessa aggressività, quindi minacciando e utilizzando violenza, senza capire che entrambi i comportamenti sono controproducenti.
Innanzitutto lasciar fare il giovane violento lo incentiva ad adottare nuovi metodi sempre più aggressivi per ottenere ciò che vuole, mentre l’uso della violenza porta solo ad altra violenza innescando una pericolosa escalation senza fine.


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