
Si tinge di tinte più fosche l’omicidio di Renata Rapposelli, la pittrice 64enne ritrovata cadavere in un dirupo nei pressi del fiume Chienti, a Tolentino. La donna era scomparsa da Giulianova lo scorso 9 ottobre, dopo aver fatto visita al figlio e all’ex marito. Un luogo, quello del ritrovamento, conosciuto solo dagli abitanti del posto. L’area è difatti impervia, circondata da rovi e da vegetazione fitta. Gli oggetti personali della vittima, come la borsa e il cellulare, non sono stati per l’appunto rinvenuti, nonostante una vigorosa operazione di rastrellamento. Motivazioni, queste che, sommate assieme, risultano essere più che sufficienti per scegliere il luogo come meta di occultamento.
Dagli esami autoptici, effettuati sul cadavere presso l’ospedale di Macerata, non sono stati evidenziati segni di violenza: le ossa sono risultate integre, quindi si è immediatamente esclusa una morte causata da colpi d’arma da fuoco o da taglio. I resti della donna, al momento del ritrovamento, erano in avanzato stato di decomposizione, oltre che dilaniati da animali selvatici. Renata non ha subito un’aggressione, dunque il sospetto più grande – dopo quello legato allo strangolamento – è che sia stata avvelenata.
Ma da chi?
Ricordiamo che, ad oggi, gli unici indagati per l’omicidio della donna sono il figlio, Simone Santoleri, e l’ex marito, Giuseppe Santoleri. I legali dei due uomini si sono limitati ad acquisire la perizia autoptica, senza rilasciare ulteriori dichiarazioni. Gli inquirenti sospettano che alla pittrice sia stata somministrata una dose letale di farmaci, forse un mix di ansiolitici, contro la sua volontà. Il sostituto procuratore Andrea Laurino ha difatti predisposto una consulenza in ambito tossicologico:
Se difficilmente potremo dimostrare alcune cause della morte, date le condizioni in cui versavano i resti della donna, i nuovi esami potranno confermare o smentire quella che ci sembra un’ipotesi più che plausibile.
Nell’abitazione dei Santoleri, tra l’altro, sono stati rinvenuti alcuni medicinali sospetti, ovviamente sequestrati e in seguito repertati. Gli investigatori hanno portato via da quella casa anche alcuni piumoni, lenzuola e tendaggi vari. Il sospetto è che questo materiale possa essere servito per avvolgere e trasportare il corpo della pittrice.
Intanto sono attesi i risultati delle analisi effettuate dai RIS su alcune tracce biologiche rinvenute tra i sedili posteriori della FIAT 600 di proprietà dei Santoleri. Dalle prime indiscrezioni sembrerebbe che quelle tracce appartengano proprio a Renata Rapposelli, forse caricata sul veicolo ed occultata lungo il greto del fiume Chienti. La svolta di questo intricato giallo potrebbe non tardare.


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