Michele Sindona nasce a Patti (Messina) nel 1920, si laurea in giurisprudenza nel 1942 e nel 1947 si trasferisce a Milano. Grazie a numerosi contatti con Vaticano, politici, industriali e mafia, crea un vasto impero finanziario.
Nel 1972 si trasferisce negli Stati Uniti dove si aggiudica, fra le altre, la holding che controlla la Franklin National Bank. Elogiato da stampa e università americane per i suoi successi, nel 1973 viene accusato di aver corrotto il Presidente Richard Nixon e il suo governo per coprire i suoi illeciti.
Nel 1974 lo scandalo Watergate travolge Nixon. La Banca Privata Italiana, di proprietà di Sindona, fallisce e il banchiere perde anche il controllo della Franklin Bank. Il 15 Marzo 1985, viene accusato di bancarotta fraudolenta e condannato a 15 anni di reclusione per il crack della Banca Privata.
Il 18 Marzo 1986 viene condannato all’ergastolo come mandante dell’omicidio di Giorgio Ambrosoli, avvenuto l’11 Luglio del 1979. L’avvocato Ambrosoli si era occupato della liquidazione della Banca Privata Italiana ed aveva ottenuto l’estradizione di Sindona dagli USA.
Due giorni dopo la condanna i secondini del supercarcere femminile di Voghera, dove il banchiere è recluso, lo soccorrono: ha appena bevuto un caffè al cianuro.
Il 23 Luglio 1987, la magistratura di Pavia archivia il caso come “suicidio attraverso la simulazione di un omicidio”. Già nel 1979, Sindona aveva inscenato il suo sequestro. Tuttora non è chiaro come il cianuro sia arrivato nella sua cella, Sindona fu dichiarato morto dopo 56 ore di agonia.



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