Di Cristina Casella
Sono ormai trascorsi quasi tre mesi dalla morte della piccola Maria Ungureanu. Il suo esile corpicino viene ritrovato esanime nella tarda serata dello scorso 19 giugno. Il cadavere, privo di vestiti, galleggia all’interno di una piscina appartenente ad un resort della zona. A San Salvatore Telesino, paese del beneventano teatro dei fatti, nessuno riesce a darsi pace. Questo tragico evento scuote l’intera comunità.
Maria aveva soltanto 9 anni. Era arrivata in Italia assieme ai suoi genitori, due lavoratori di origine rumena ben integrati all’interno della cittadina. Quel giorno di metà giugno, il paese è in fermento per i preparativi della festa patronale di Sant’Anselmo. Come ogni anno, Maria vuole partecipare alla processione. La fede ortodossa non impedisce alla piccola di frequentare la parrocchia. Le piace fare la chierichetta, difatti presenzia a tutte le funzioni.
I festeggiamenti, però, rischiano di andare a monte. La giornata è stata parecchio uggiosa: troppa la pioggia caduta. Così, a seguito dell’incertezza sul da farsi e in attesa della processione, Maria decide di rientrare a casa. Sono circa le 19:00. Una cena veloce con la sua famiglia, poi una richiesta:
Papà, mi porti alle giostre?
L’arrivo delle giostre è una consuetudine che identifica quasi tutte le feste patronali, un momento ludico a cui il padre della piccola acconsente. Qualcuno, però, ha regalato dei gettoni a Maria. Il particolare non sfugge agli occhi del genitore. «Chi ti ha dato questi gettoni?» chiede l’uomo alla figlia. «Me li ha regalati uno di quei ragazzi proprietari del Luna Park».
Un gesto altruistico nei confronti di una bambina o un tentativo di adescamento? Sta di fatto che, poche ore più tardi, Maria verrà ritrovata morta annegata nella piscina di un resort.
Che cosa è successo? La piccola, dopo essere stata al Luna Park assieme al padre, si è recata nuovamente nei pressi della Chiesa per chiedere se – alla fine – la processione avrebbe avuto luogo. È lì che la vedono alcuni testimoni per l’ultima volta. Dopodiché, risulta difficile ricostruire i movimenti della bimba.
Possibile che sia tornata alle giostre, magari attratta dalla possibilità di fare giri gratuiti? Qualcuno l’ha vista? E, soprattutto, come ha fatto Maria ad entrare nella proprietà del resort? È stata costretta a passare attraverso una recinzione? È questa la ragione dei graffi presenti sulla sua schiena? Oppure è entrata dall’ingresso principale, magari accompagnata? E se sì, da chi?
Le prime risultanze autoptiche non lasciano dubbi: sul corpo di Maria sono evidenti i segni di violenze sessuali pregresse. Nessuna traccia di aggressione riconducibile a quella sera. Perché, allora, le mutandine della vittima sono state strappate da un lato? Forse, la bimba ha reagito all’ennesimo tentativo di abuso?
Ad oggi l’unico indagato è Daniel Ciocan, un ragazzo rumeno di 21 anni. Sarebbe lui l’ultima persona ad aver visto Maria. L’uomo le avrebbe dato un passaggio in auto sino alla Chiesa, lasciandola in compagnia di alcune amichette. Sul corpo della piccola non sono state rinvenute tracce biologiche di Ciocan. Una possibile svolta potrebbe arrivare da un paio di calzini ritrovati dal RIS nell’auto del giovane rumeno, il quale continua a proclamarsi estraneo alla vicenda.
Sotto analisi anche una sua maglia, proprio quella indossata la sera del 19 giugno. Qui, infatti, vi sarebbero due tracce sospette, probabilmente sangue. Se tale ipotesi venisse confermata, la posizione dell’uomo sarebbe definitivamente compromessa.



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