
Non fu un gesto coraggioso. Ho fatto solo quello che mi sentivo di fare, come farebbe oggi una qualsiasi ragazza: ho ascoltato il mio cuore, il resto è venuto da sé. Oggi consiglio ai giovani di seguire i loro sentimenti; non è difficile. Io l’ho fatto in una Sicilia molto diversa; loro possono farlo guardando semplicemente nei loro cuori.
(Franca Viola, intervistata da Riccardo Vescovo)
Franca Viola è stata la prima donna italiana a rifiutare il cosiddetto matrimonio riparatore, diventando simbolo dell’emancipazione femminile e della crescita civile dell’Italia nel secondo dopoguerra.
Figlia di una coppia di coltivatori diretti, all’età di 15 anni, con il consenso dei genitori si fidanza con Filippo Melodia, nipote del mafioso Vincenzo Rimi e membro di una famiglia benestante. Tuttavia, in quel periodo Melodia viene arrestato per furto ed appartenenza ad una banda mafiosa, per questo il padre di Franca, Bernardo Viola, decide di rompere il fidanzamento. In seguito la famiglia Viola è vittima di una serie di violente minacce e intimidazioni: il loro vigneto viene distrutto, il casolare annesso va a fuoco e Bernardo viene minacciato con una pistola, ma nonostante ciò non cambia la sua decisione.

Il 26 Dicembre 1965, all’età di 17 anni, Franca viene rapita (assieme al fratellino Mariano di 8 anni, subito rilasciato) da Melodia con l’aiuto di dodici amici, con i quali devasta l’abitazione della giovane e aggredisce la madre che tenta invano di difendere la figlia. La ragazza viene violentata e segregata per otto giorni in un casolare al di fuori del paese e in seguito in casa della sorella di Melodia ad Alcamo.
Il 2 Gennaio 1966 la polizia rintraccia il luogo dove tengono prigioniera la giovane e la libera, arrestando Melodia ed i suoi complici. Secondo la morale del tempo, una ragazza uscita da una simile vicenda, non più vergine, avrebbe dovuto necessariamente sposare il suo rapitore, salvando così il suo onore e quello della sua famiglia. In caso contrario, sarebbe rimasta zitella e additata a vita come donna svergognata.

All’epoca la legislazione italiana, in particolare l’Articolo 544 del Codice Penale, ammetteva la possibilità di estinguere il reato di violenza carnale, anche ai danni di una minorenne, qualora fosse stato seguito dal cosiddetto matrimonio riparatore, contratto tra l’accusato e la persona offesa. La violenza sessuale, infatti, era considerata oltraggio alla morale e non reato contro la persona.
Il caso solleva in Italia forti polemiche, divenendo oggetto di numerose interpellanze parlamentari. Durante il processo che segue, la difesa tenta invano di screditare la ragazza, sostenendo che fosse consenziente alla fuga d’amore, la cosiddetta “fuitina”. Un gesto che avrebbe avuto lo scopo di ottenere il consenso al matrimonio mettendo la propria famiglia di fronte al fatto compiuto, e il successivo rifiuto di Franca di sposare il rapitore sarebbe stato frutto del disaccordo della famiglia in merito alla scelta del marito.
Filippo Melodia viene condannato a 11 anni di carcere, ridotti a 10 in Appello con l’aggiunta di 2 anni di soggiorno obbligato nei pressi di Modena. Pesanti condanne vengono inflitte anche ai suoi complici dal tribunale di Trapani, presieduto dal giudice Giovanni Albeggiani. Melodia esce dal carcere nel 1976 e viene ucciso da ignoti il 13 Aprile 1978, nei dintorni di Modena, con un colpo di lupara.

Franca Viola diventa in Sicilia simbolo di libertà e dignità per tutte quelle donne che dopo di lei subiscono le medesime violenze e trovano, grazie al suo esempio, il coraggio di dire no e rifiutare il matrimonio riparatore.
La ragazza si sposa nel 1968 con un giovane compaesano e amico d’infanzia, il ragioniere Giuseppe Ruisi, che insiste nel volerla sposare, nonostante lei cerchi di distoglierlo dal proposito per timori di rappresaglie. Come la stessa Franca ricorderà anni dopo in una delle rare interviste concesse alla stampa, il futuro marito le avrebbe dichiarato di non temere ritorsioni da parte dei Melodia, dichiarando:
Meglio vivere dieci anni con te che tutta la vita con un’altra.
La coppia ha due figli, si trasferisce a Monreale per i primi tre anni di matrimonio per poi tornare ad Alcamo. Giuseppe Saragat, Presidente della Repubblica, invia agli sposi un dono di nozze per manifestare a Franca la solidarietà e la simpatia sua e degli italiani. In quello stesso anno i due vengono ricevuti da Papa Paolo VI in udienza privata.

Nel 1970 il regista Damiano Damiani realizza il film La moglie più bella, ispirato alla vicenda ed interpretato da un’esordiente e giovanissima Ornella Muti.






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