La condanna di Danilo Restivo a 30 anni di reclusione per l’omicidio di Elisa Claps, la studentessa di Potenza uccisa il 12 Settembre del 1993, è definitiva. Lo hanno deciso i giudici della I Sezione Penale della Cassazione, presieduti da Umberto Giordano. Il ricorso di Restivo è stato infatti respinto. La Procura però ha dovuto eliminare l’aggravante della crudeltà. Secondo i supremi giudici, infatti, non vi sarebbero le prove che l’omicida abbia infierito sul corpo di Elisa, dopo averla uccisa.
I resti della ragazza, scomparsa 17 anni prima, furono trovati da alcuni operai, durante i lavori di ristrutturazione della Chiesa della Santissima Trinità, a Potenza. “In questa vicenda innegabilmente ci sono state delle coperture” ha dichiarato Paolo Canevelli, Procuratore Generale della Cassazione.
Quando ha sentito che Danilo Restivo era stato condannato al massimo della pena prevista, 30 anni, mamma Filomena ha esclamato, piangendo:
Elisa, figlia mia, giustizia è stata fatta.
Guai a parlarle di perdono. “Mai per Restivo”, ha ripetuto per tutto il giorno. “Se me l’avesse fatta ritrovare, se me l’avesse fatta abbracciare, allora forse le cose sarebbero state diverse”. E’ a lui, “che deve marcire in Inghilterra” dove è detenuto per l’omicidio di un’altra donna, che mamma Filomena si rivolge:
Prendi carta e penna e scrivimi la verità, dimmi chi ti ha coperto.
Lo stesso appello lo rivolge anche alla mamma di Danilo:
Ha sempre detto al figlio di non parlare, di non rispondere, ora gli dica di dire la verità.
La verità, infatti, è solo parziale poiché è stato appurato che Danilo Restivo ha ucciso Elisa Claps, ma non si sa ancora chi lo ha aiutato. E’ per questo che Filomena Iemma, che oggi indossava un crocifisso appartenuto a sua figlia, se la prende con la Chiesa:
Sono cattolica, cristiana, credente ma quello che hanno fatto a me e ad Elisa determinati membri della Chiesa non dovevano farlo. Ed è la verità sulla Chiesa che voglio e che deve venire fuori a tutti i costi.
Quella stessa Chiesa di Potenza che, alla sentenza di condanna, ha riservato un secco “no comment”.
L’anziana donna se la prende anche con il magistrato “che ha condotto le prime indagini, si deve fare un esame di coscienza. Cosa ha fatto per Elisa, quanto dolore mi ha dato in questi 18 anni, avrei potuto abbracciare Elisa se me l’avesse fatta trovare quel giorno stesso”.
Accanto a lei, come sempre, ci sono i figli Luciano e Gildo. Anche loro hanno gli occhi lucidi. Gildo parla di giustizia, di verità. Poi, si ferma, respira e parla con Elisa:
Cara sorellina, ce l’abbiamo fatta!


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