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Attenti al KnockOut, il Gioco che può Uccidervi!

16 Dicembre 2013 da Webmaster Lascia un commento

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Il Knockout è una pratica violenta che ha già seminato terrore in tutta l’America. È diffusa soprattutto tra i giovani dei quartieri poveri della costa est degli Stati Uniti e consiste nel colpire alla testa un passante a caso per il solo piacere di metterlo KO. Da qui il nome. I primi riferimenti risalgono al 1992, ma il fenomeno ha iniziato a godere di una nuova popolarità nel 2013, quando gli aggressori hanno cominciato a diffondere decine di video violenti, girati da loro stessi, suscitando immediatamente l’interesse dei media.

La polizia teme che la cosa cominci a diffondersi in tutto il paese, visto che, oltre a New York, sono stati registrati numerosi casi a Philadelphia e a Chicago. Un’amica di Brooklyn mi ha detto di avere incontrato uno Specialista di knockout che le ha mostrato molti video girati da lui, probabilmente, nel tentativo di fare colpo.

Le ho chiesto di mettermi in contatto con lui [che per comodità chiameremo John] per farmi spiegare, da chi lo ritiene un gioco, cosa ci sarebbe di divertente nel picchiare gente innocente per strada. John, 24 anni, mi ha chiesto di sentirci via chat, ognuno da un internet café (io a Parigi, lui a New York), tramite indirizzi email creati per l’occasione. Una volta in contatto, ha cominciato col raccontarmi che, tra le recenti aggressioni segnalate dalle autorità a Brooklyn, ben tre erano opera sua e dei suoi amici.


In cosa consiste il Knockout ?

John: non c’è una prassi precisa, devi solo mettere KO una vittima, scelta a caso, mentre questa cammina per strada. L’attacco può partire ovunque e chiunque è un potenziale bersaglio. Per me, è solo un modo di sfogarmi e scherzare. É divertente mettere la gente al tappeto. Mi fa spaccare vederli cadere a terra come se fossero svenuti non appena li colpisco alla nuca.

Perché lo fai?

Quando non hai lavoro, soldi, opportunità, ti restano solo la droga e la violenza. Con il Knockout,  noi abbiamo scelto la violenza. È un modo per sfogarci. Di solito quando la gente è stressata ha degli sbalzi d’umore, grida, prende pasticche o spacca cose; noi mettiamo qualcuno KO. Ho cominciato sei o sette anni fa. All’epoca, questo genere di attacchi non era frequente e nessuno ne parlava. Venivano percepite come azioni isolate e la cosa non dava fastidio a nessuno. Ma, da quando i giornali hanno cominciato a chiamarlo “gioco” e da quando hanno iniziato a collegare tutti gli attacchi, è salito il panico. Come se fossimo una cazzo di banda criminale organizzata. All’inizio non facevamo dei video. Ora abbiamo iniziato perché ci piace rivedere l’azione insieme dopo ogni colpo. Poi abbiamo iniziato a caricarli online, e da quel momento la stampa ha iniziato a chiamare la cosa Knockout.

Tu lo vedi come un gioco?

E’ un gioco che facciamo tra noi, sì. Ma un gioco può essere sadico. Nell’idea stessa di gioco ci sono sempre un vincitore e un perdente. Questo gioco è la faccia oscura dell’America, quell’America dipendente dalla violenza, dalle guerre e dalle armi. Giochiamo con quello che ci viene dato, e siamo anche piuttosto bravi… hai visto i miei knockout in tv, no?

Lo trovi violento? Qualcuno ti ha mai rincorso e picchiato? 

Sì è violento, soprattutto per le vittime, noi siamo dalla parte dei predatori. Siamo i re della giungla, i guardiani dello “Zoo di Brooklyn”. Per noi, è come un grosso pugno ad un punching-ball. Ma non sempre mettiamo la gente KO, a volte colpisci qualcuno e questo non cade. Ci mettono un po’ di tempo per capire cosa sia accaduto e, dopo qualche secondo, cercano di acchiapparci, corrono e urlano, ma noi siamo già parecchio lontani. Ce ne fottiamo, anche perché sono da soli e noi invece siamo in sei o sette, ma è possibile che i poliziotti arrivino al momento giusto e ci prendano.
Una volta un mio compagno ha esitato all’ultimo momento e il passante gliele ha date di santa ragione. Mentre guardavamo la scena ci spaccavamo dalle risate. L’abbiamo filmato e, quando ci rompe le scatole, gli rimostriamo sempre il video di quel giorno.

Che cosa ti passa per la testa nel momento in cui colpisci un innocente? Stress? Paura?

Paura no, stress un pochino. Voglio che la cosa finisca presto. Nel momento in cui sto per picchiare qualcuno, sento una pulsione di violenza e imbecillità. Voglio solo mostrare ai miei compagni che non ho paura di niente, che ho più palle di loro. Non penso a niente in particolare, forse penso a Mohammed Ali per ricordarmi lo stile… non bisogna fallire, il pugno poi viene trasmesso in tv!

Ti è capitato di avere dei rimorsi per aver picchiato un passante? 

In quel momento, non ho alcun tipo di compassione. Questo perché siamo un gruppo e la nostra empatia è come anestetizzata, vogliamo solo far ridere la comitiva con qualcosa di stupido. Infatti, la maggior parte delle volte, ce ne andiamo via ridendo. I miei compagni mi chiamano “pugno d’acciaio” come il supereroe della Marvel. Certo, se poi in tv vedi che il tipo che hai colpito è in coma o è morto, come è successo recentemente, deve essere difficile da digerire.

Immagino. Avete un bersaglio-tipo, o delle persone che colpite più facilmente di altre?

No. Scegliamo il bersaglio a caso, ma non colpiamo mai le donne; quelli che se la prendono con loro sono dei codardi. A volte parte tutto da una scommessa fra di noi o magari perché vediamo qualcuno che ci provoca per strada. Adesso, i media dicono che gli attacchi prendano di mira gli ebrei, ma è una balla. La maggior parte delle volte, se ti tocca un attacco è solo perché sei sfortunato.

Tieni il conto degli attacchi ai quali hai partecipato?

No. Ne abbiamo fatti tantissimi, ma mettiamo su internet solo quelli in cui la vittima cade a terra immediatamente. Molti finiscono nel nulla. Tra quelli che hanno funzionato a meraviglia, direi che ho partecipato ad una decina, tra i quali i tre a Brooklyn che sono stati segnalati dalla polizia.

La condivisione dei vostri video sui social network ha reso la pratica popolare. Pensi che possa diventare una “moda” tra gli adolescenti?

Il Knockout viene dall’eccesso di energie dei giovani legato alla mancanza di attività disponibili nel ghetto. È un modo per sfogarsi. Sicuramente anche tu avrai notato come la brutalità venga praticamente venduta agli adolescenti e come sia glorificata da Hollywood e dai videogiochi. É in corso una vera propaganda pro-violenza, sia nei film che nei videogiochi tipo GTA. La violenza è diventata banale.

Pensi che l’attenzione mediatica contribuirà alla diffusione del Knockout o, al contrario, la fermerà? 

Di sicuro ha ispirato qualcuno, specialmente i più giovani. Ma il Knockout è sempre esistito, è solo diventato più popolare di prima. I media hanno messo insieme tutti i casi per far reagire i politici che, per contrastare gli attacchi, hanno inaspritole pene legate al Knockout. Hanno anche messo più poliziotti in strada e in generale gli appelli alla vigilanza sono molto diffusi sui media. Ho persino visto delle interviste alle vittime. Non vale più la pena giocare, non ho voglia di farmi beccare per una merdata simile. Prima non c’erano conseguenze, era giusto uno sfogo.

Quindi pensi che smetterai?

Sì, smetterò. Sai, quando ci vanno di mezzo i morti e gli ergastoli, è troppo. Mi sono divertito, ma in effetti guardando la cosa in prospettiva capisco che non è bello. È come riguardare un porno quando sei già venuto, è una cosa che ti disgusta. Ma lo si rifà, perché il sesso è una pulsione, così come per noi lo è la violenza.

(Félix Macherez)

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