
Erio Codecà, 53 anni, direttore della FIAT, fu freddato a Torino con un colpo di rivoltella la sera del 16 aprile 1952. Erano da poco passate le 21.00 e come d’abitudine l’ingegnere stava portando a spasso il cane in via Villa della Regina. All’improvviso, un proiettile lo colpì all’altezza dell’ascella destra.
Il rumore attirò l’attenzione di Luisa De Marzis, che abitava al civico 28. La donna, insieme alla figlia Adriana, scese in strada e trovò il corpo dell’ingegnere riverso al suolo. Erano le 21:15 e Codecà era ancora vivo. Accanto a lui le chiavi della sua Fiat 1100, parcheggiata poco distante, gli occhiali e il suo fedele spinone intento ad abbaiare furiosamente in direzione della collina, dove molto probabilmente era fuggito l’aggressore.
La vittima morì poco dopo il trasporto in clinica, lasciando vedova la moglie Elena Piaseski, rumena di origini polacche, e orfana la figlia dodicenne Gabriella, che in quel periodo erano al mare in vacanza. Le uniche testimonianze furono quelle dei vicini e della domestica di Codecà, che non videro l’assassino ma udirono lo sparo. La Fiat e l’Unione Industriali di Torino offrirono anche una taglia di 28 milioni di lire a chi avesse contribuito alla cattura dell’assassino.
Nel 1955 venne arrestato con l’accusa di omicidio Giuseppe Faletto, uno sbandato che aveva militato nelle brigate partigiane, ma che presto ne era stato allontanato per la sua brutalità. Nel 1958 la Corte d’Assise di Torino lo assolse per insufficienza di prove, ma lo condannò a 78 anni di reclusione per altri sette omicidi.
All’epoca dei fatti si fece strada l’ipotesi del delitto politico, ma l’omicidio potrebbe rientrare in un contesto internazionale a metà strada fra lo spionaggio e il traffico di segreti industriali con i Paesi comunisti dell’Est Europa.
Qualche giorno dopo la morte di Codecà, nel cassetto della sua scrivania vennero trovati alcuni fogli su cui c’erano degli appunti scritti in linguaggio cifrato. Nonostante ciò, non si è mai indagato in questa direzione. A distanza di ben 62 anni, l’assassinio dell’ingegnere Erio Codecà non ha né colpevole né movente. La morte del dirigente FIAT resta un mistero.



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