
È la domenica di Pasqua del 2003 quando Erika Ansermin, consulente commerciale per una società d’alta moda milanese, fa perdere le tracce di sé. Erika, all’epoca dei fatti 27enne, è una ragazza di origini coreane adottata da una benestante famiglia aostana. Il giorno della sparizione la giovane deve raggiungere Courmayeur con la sua Panda verde. Ad aspettarla ci sono il fidanzato, Christian Valentini, e la futura suocera. Tutti assieme avrebbero dovuto consumare il pranzo pasquale presso un ristorante della zona.
Erika, però, non è mai giunta a destinazione. La sua automobile viene ritrovata parcheggiata ad Avise, un piccolo centro ai piedi del Monte Bianco. L’ultima persona che vede la donna, fornendo un importante riferimento temporale, è il proprietario di un negozio di videonoleggio dove la ragazza ha appena riconsegnato un film. Sono le 12:30 del 20 aprile 2003, da quel momento in poi il buio più totale.
Il fidanzato e la madre di quest’ultimo, non vedendo arrivare Erika, iniziano ugualmente a pranzare. Soltanto dopo le 13.30, preoccupati per l’eccessivo ritardo, decidono di far scattare l’allarme. Valentini prova più volte a raggiungere telefonicamente la ragazza, ma il cellulare risulta irraggiungibile. Dapprima si ipotizza un possibile incidente d’auto, conclusione presto scartata: nessun sinistro, infatti, viene registrato in zona. Erika deve percorrere solo 38 chilometri, ma si è letteralmente volatilizzata nel nulla. Il giorno successivo ha luogo il ritrovamento del veicolo. All’interno dell’abitacolo vengono rinvenuti tutti gli effetti personali della ragazza: la giacca, il cellulare e la borsa con dentro anche la carta di credito. Gli inquirenti, tra l’altro, non rilevano la presenza di tracce ed impronte appartenenti a soggetti estranei.
Che fine ha fatto, dunque, Erika? Le ricerche partono in tempi brevi: per tutta la Valle d’Aosta scende in campo un imponente contingente di forze dell’ordine e volontari. Anche Milano, città dove la giovane vive e lavora, viene scandagliata a fondo. Diverse le piste percorse, dal suicidio al sequestro di persona. Nonostante tutto, non si arriva nessuna conclusione.
Che sia, quella di Erika, una fuga volontaria? In un’intervista, il legale della famiglia Ansermin afferma che la ragazza ha lasciato a casa sia le chiavi dell’appartamento che i suoi documenti.

Possibile Erika stesse scappando? Da cosa? O da chi? Nei giorni precedenti alla scomparsa, Erika si era sottoposta al test dell’HIV temendo di essere stata contagiata dal suo fidanzato. La ragazza non verrà mai a conoscenza dell’esito negativo. Stando alle dichiarazioni degli inquirenti, non esiste alcuna correlazione tra la sua sparizione e gli esami clinici ai quali si era sottoposta. Spiega l’avvocato della Ansermin:
L’ipotesi legata al fidanzato era molto suggestiva ma niente di più. Si diceva addirittura che il ragazzo avesse lasciato una lettera, da aprirsi solo al momento della sua morte, nella quale si sarebbe trovata una spiegazione sulla scomparsa di Erika.
I colpi di scena inerenti alla vicenda sembrano continuare. Nel 2004, appena un anno dopo la scomparsa della giovane, la polizia inglese trova sul computer di un italiano residente a Bournemouth una foto di Erika ed un articolo che racconta la storia della sua scomparsa. Il computer appartiene a Danilo Restivo. I due, però, non si sono mai incontrati. Gli inquirenti, difatti, accertano l’assenza di legami, così anche questa pista viene scartata. Nel 2014, il Tribunale di Aosta – su decisione della famiglia – ha dichiarato la morte presunta di Erika Ansermin. Il corpo della giovane, come è bene ricordare, non è mai stato ritrovato.
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pace alla sua anima