
Di Vanda Pennini
Il musicologo e ricercatore canadese Raymond Murray Schafer in un suo libro dal titolo The Tuning of the World, partendo da un singolare confronto tra i rumori ed i suoni, propone una vivida descrizione del modo in cui la società industriale moderna ha sviluppato il suo ambiente sonico o Paesaggio Sonoro.
Murray Schafer, così, dà vita ad un particolare studio riguardante i dinamici cambiamenti sonori che avrebbero cambiato e trasformato radicalmente la nostra società, analizzando gli effetti che i RUMORI, attivati dalla rivoluzione industriale, elettrica ed elettronica, hanno avuto sulla nostra cultura. Effetti rivoluzionari che, secondo tale visione, equivalgono agli aspetti più noti della rivoluzione stessa sulla dimensione socio-culturale.
Tecnicamente si parla di rumori incessanti a bassa fedeltà (low fi) come il ronzio delle condutture, i ventilatori, il traffico distante o il cd che gira nel computer. Si tratta di rumori che rientrano in una più ampia sfera di “suoni significativi di natura non verbale” che, seppur apparentemente non percepiti, in realtà ci entrano continuamente in testa. In sé, il suono non verbale corrisponde ad una delle più importanti fonti di informazione e contatto con l’ambiente sociale e naturale negli stadi più formativi dello sviluppo dell’individuo. È provato, infatti, che il cervello umano percepisce e registra inevitabilmente tali suoni in tutto il percorso della sua esistenza fin da cinque mesi prima della nascita.
Schafer, nell’analizzare i suoni non verbali e la loro concatenazione, parla di Paesaggio Sonoro, dal termine inglese da lui coniato Soundscape (da sound, suono; e landscape, paesaggio), ossia “un qualsiasi campo di studio acustico, una composizione musicale, un programma radio o anche un ambiente”. Corrisponde, cioè, al paesaggio di suoni che fa da sfondo ad un determinato contesto sociale e culturale in cui l’uomo vive; un ambiente sonoro attraverso cui e possibile raccontare e spiegare l’evoluzione dalle società agricole ad oggi.
Lo studio di questo compositore, sebbene singolare, darà vita ad una successiva ed ampia analisi, da parte di studiosi e sociologi, dei cosiddetti Soundscape studies che hanno condotto la Careggi Landscape Declaration on Soundscape, in occasione della Convenzione Europea sul Paesaggio, a definire il Paesaggio Sonoro come: la proprietà acustica di qualsiasi paesaggio in relazione alla percezione specifica di una specie, esso è il risultato delle manifestazioni e dinamiche fisiche (geofonie), biologiche (biofonie), e umane (antropofonie).
Come per la musica, il Paesaggio Sonoro è composto da diversi elementi: le Toniche (keynote sounds), i Segnali (sound signals) e le Impronte sonore (soundmarks).
Le Toniche sono riconducibili all’armonia tonale, che in musica indica sia la prima nota di una scala che una funzione armonica di stasi. Nello specifico della visione elaborata dal World Soundscape Project, la tonica sta ad indicare un suono che potrebbe non essere sempre udito coscientemente, ma che “evidenzia il carattere delle persone che vivono in quel luogo”. Le toniche sono create ad esempio dalla natura: il vento, l’acqua, le foreste, gli uccelli, gli insetti, gli animali, o di quei rumori incessanti a bassa fedeltà (low fi) che in molte società, come la nostra, fanno da sfondo al vivere quotidiano.
I Segnali, al contrario, sono suoni in primo piano, uditi coscientemente come ad esempio i dispositivi d’allarme, le campane, il suono delle sirene sirene, ecc. Infine, le Impronte sonore corrispondono a quei suoni caratteristici di un’area specifica. L’impronta sonora identifica e rende unica la vita acustica di una comunità distinguendola dalle altre. Così, l’ambiente acustico di una società può essere letto come uno strumento rivelatore della propria epoca e come un indicatore delle condizioni sociali che lo ha prodotto.
Nel confrontare le diverse realtà di Soundscape, quello dei giorni nostri risulta essere il più forte di quello di qualsiasi altra cultura nel tempo e nello spazio, in quanto caratterizzato da un’esuberanza dei rumori incessanti a bassa fedeltà (low-fi). L’autore, poi, va oltre la mera analisi del Paesaggio acustico ed approfondisce la sua intensità e la sua importanza. Egli evidenzia come la potenza stessa del suono di un determinato paesaggio acustico sia direttamente connessa alle posizioni di potere. Secondo lo studio di Schafer: maggiore è il suono, maggiore è lo spazio acustico. Pertanto maggiore è il potere.
[ più suono = più spazio acustico = più potere ]
Un esempio di tale rapporto è il Paesaggio sonoro preindustriale, quando alla Chiesa era permesso di produrre suoni forti come il suono delle campane al di sopra della città, mentre coloro che erano in fondo alla scala sociale (mendicanti, venditori ambulanti, ecc.) erano perseguibili per aver prodotto rumori molto più leggeri. Nel caso della nostra società, gran parte dei più forti segnali sonori sono prodotti da categorie che in un certo qual modo detengono il potere – ad esempio gli elicotteri – o, comunque, sono rumori che l’individuo non può decidere di interrompere autonomamente senza bloccare gli effetti prodotti dalle fonti di questi rumori come il traffico o le condutture. Così, coerentemente con i rapporti di potere della nostra dimensione sociale, Schafer sostiene che:
Le metropoli sono caratterizzate dal rumore che, uniforme, sovrasta e spegne la nostra sensibilità uditiva degli elementi naturali che non riusciamo più ad accompagnare e riconoscere nel loro manifestarsi e trasformarsi attorno a noi.


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