
Di Vanda Pennini
È il Capitale Intellettuale la forza dominante, l’elemento più ambito della nuova era. Nella new economy sono le idee, i concetti, le immagini, non le cose i componenti fondanti del valore…
(J. Rifkin, 1996)
Quanto scritto dall’economista Jeremy Rifkin evidenzia come la conoscenza sia la principale materia prima di un’attività, economica e non solo; essa corrisponde alla risorsa più importante per ogni tipo di organizzazione.
Dall’inizio degli anni Novanta, lo sviluppo e la gestione della conoscenza sono considerati come fattori chiave per lo sviluppo e l’acquisizione di forza competitiva da parte di ogni organizzazione. Essa, infatti, aggiunge inevitabilmente valore alle organizzazioni e/o aziende, attraverso beni intangibili quali il rapporto positivo con i clienti/utenti, la reputazione di un marchio, le competenze dei dipendenti e soprattutto il Goodwill, ovvero quella parte di valore di mercato di un entità aziendale non direttamente attribuibile alle sue attività e passività economiche.
Così, nel determinare l’effettivo valore attribuibile ad un’azienda o ad una organizzazione, la tradizionale valutazione di tipo esclusivamente economico-finanziaria ha gradualmente lasciato spazio ad una valutazione più complessa che considera anche e soprattutto elementi di carattere intangibile, la cui Intangibilità fa riferimento non tanto all’immaterialità di tali elementi, quanto al fatto che essi non siano facilmente traducibili in termini finanziari. L’insieme di tali elementi immateriali e la loro composizione costituisce ciò che oggi viene definito il Capitale Intellettuale di un’organizzazione o di un’azienda.
L’evoluzione dei mercati e dei modelli competitivi su scala globale hanno condotto la letteratura economica e manageriale ad evidenziare l’importanza del Capitale Intellettuale quale chiave del successo aziendale e a determinare la stessa disparità tra il valore di mercato e il valore contabile di una società, in relazione ai beni intangibili più che a quelli tangibili. A tal proposito, è dimostrato che il rapporto tra loro è in crescita rapida e costante a favore dei primi, ad esempio nel 1982 solo il 35% del valore medio di un’impresa era collegato a beni intangibili, mentre il restante 65% era attribuibile a macchinari ed immobili; nel 2000, invece, le percentuali si sono completamente capovolte ed i beni intangibili superano di gran lunga quelli materiali arrivando a circa l’85% del valore medio di un’impresa.
Nel suo complesso, il Capitale Intellettuale, che in un’azienda contribuisce alla creazione di valore, è generalmente ricondotto a 3 categorie:
- il Capitale Umano (Human Capital), il quale accoglie le risorse immateriali legate alle persone che operano in azienda e che quindi corrisponde alle conoscenze formali o informali, competenze ed abilità acquisite dai componenti.
- il Capitale Organizzativo o Capitale Strutturale (Organizational Capital), ossia le risorse immateriali strutturate e legate all’azienda. Questa tipologia di capitale è costituita dalla cultura organizzativa, dalle procedure e pratiche logistiche, dagli strumenti di comunicazione e dalle attività di ricerca. Secondo un approfondimento degli autori Kaplan e Norton del 2004, nel capitale organizzativo rientrano nello specifico la leadership ed il lavoro di squadra. Inoltre, questo capitale è un elemento determinante per la creazione di aspetti innovativi di un’organizzazione, come ad esempio i diritti di copyright, i brevetti ed i marchi registrati di cui è detentrice l’azienda.
- il Capitale Relazionale (Relational Capital), ovvero l’insieme delle risorse immateriali costruite e condivise con i diversi stakeholder. In esso trovano collocazione i rapporti con i clienti/utenti, fornitori, partner e tutti gli altri soggetti esterni con cui l’organizzazione entra in contatto. Quello relazionale è l’elemento determinante per la costruzione di una immagine positiva per l’azienda e per la sua fidelizzazione.
Il Capitale Intellettuale è, pertanto, l’insieme delle risorse che determinano la differenza tra il valore di mercato e quello contabile di un’organizzazione e le consentono di generare un vantaggio competitivo nel tempo.
Così, ad oggi, in un’azienda o in un’organizzazione sono proprio le risorse intangibili – o Capitale Intellettuale – a fare la differenza tra processi produttivi competitivi e processi destinati al fallimento. Difatti, sebbene tutte le aziende/organizzazioni possano avere accesso agli stessi strumenti, alla medesima tecnologia e gli stessi Asset, a generare un maggiore o minore valore è il modo con cui questi vengono utilizzati e combinati tra loro: capacità ed utilizzo dipendenti strettamente dalle conoscenze aziendali, dunque dal rispettivo Capitale Intellettuale.


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