
Nove interminabili giorni senza chiudere occhio, un attimo per strangolare la madre con una cintura. Poi, la corsa verso il vuoto, il tentativo di suicidio per trovare finalmente pace. Giovanni Bonelli, 35 anni, la vigilia di Natale ha aggredito la madre sessantottenne Gemma Majerotto, insegnante in pensione, deceduta il 4 gennaio dopo il ricovero in ospedale.
Alla base del folle gesto pare ci sia la mancanza di sonno, l’impossibilità di “spegnere il cervello”. Bonelli, sposato e padre di due bimbi, attualmente in coma indotto con fratture in tutto il corpo, pare avesse provato qualunque espediente pur di chiudere occhio, addirittura aveva passato un’intera giornata in montagna, sciando senza sosta, nella speranza di stancarsi così tanto da riuscire a riposare un po’. Niente, tutto inutile.
Rientrato a casa, convinto che i rumori prodotti dai familiari minassero la sua tranquillità, ha chiamato la madre, ex professoressa dell’Istituto tecnico commerciale Schiaparelli-Gramsci, chiedendole di ospitarlo. L’ingegnere, che pare si sia rivolto anche allo psicologo di una struttura pubblica per ricevere aiuto sotto forma di consigli o medicinali, si era trasferito nell’appartamento dei genitori, in zona Piola a Milano.
A casa dei genitori non si sa se sia riuscito finalmente a riposare, allo stesso modo resta oscuro il motivo che, alle 14.30 del 24 dicembre, ha spinto l’uomo ad assalire l’anziana madre. C’erano solo loro due, il padre è deceduto tempo fa. Sentito il trambusto e probabilmente le urla di terrore della donna, alcuni vicini sono usciti, hanno visto la porta lasciata aperta da Giovanni nella sua corsa verso il suicidio, sono entrati ed hanno dato l’allarme.
Secondo i suoi familiari, l’ingegnere non avrebbe mai fatto uso di droghe, mai esagerato con gli alcolici né frequentato giri strani. Insomma, la sua vita non presenterebbe punti oscuri. Alla base del folle gesto, non ci sarebbero nemmeno cause di natura economica. Lo stipendio del Bonelli era buono, sicuramente tale da garantire una solida tranquillità. Non sono emerse improvvise ed ingenti spese né problemi di salute della moglie o dei bimbi.
Le indagini di Procura e carabinieri almeno per ora non hanno individuato “nemici” dell’uomo, usurai o creditori. I colleghi dell’ingegnere, ascoltati dagli investigatori, non hanno accennato a difficoltà in azienda ed i parenti non hanno idea riguardo ad eventuali rancori tra madre e figlio.
Nei prossimi giorni, la moglie dell’uomo sarà riascoltata dagli inquirenti e si cercheranno riscontri anche nella struttura ospedaliera alla quale l’uomo si era rivolto. Per ora, l’unica causa che può avere spinto l’uomo ad ammazzare sua madre e tentare il suicidio resta l’insonnia, nemico forse impossibile da battere.


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