Autore: Michelangelo Merisi da Caravaggio
Data: 1598
Tecnica: olio su tela
Dimensioni: 104 × 135 cm.
Ubicazione: Galleria degli Uffizi, Firenze
Il quadro, commissionato dal cardinale Maffeo Barberini è doppiamente pregevole, sia perché presenta una composizione quasi perfetta, sia perché contiene, sullo sfondo, uno dei rarissimi paesaggi dipinti dall’artista. In questa tela la violenza dell’evento è rappresentata dalla resistenza della vittima che grida disperata perché la sua adolescenza sta per essere brutalmente violata da un Abramo deciso ad obbedire alla volontà di Dio, fino allo stupore per l’avvento dell’angelo che bloccherà il suo braccio al fine di impedirgli l’uccisione del figlio.
Il Sacrificio di Isacco è un dipinto olio su tela di cm 104 x 135 realizzato nel 1598 dal pittore italiano Michelangelo Merisi da Caravaggio e conservato alla Galleria degli Uffizi di Firenze. L’artista ha realizzato un’altra versione datata 1603, diversa nella sua composizione e attualmente conservata a Princeton (New Jersey).
Se il dipinto degli Uffizi è più chiaro e luminoso, con un realistico paesaggio di campagna romano e una dislocazione dei personaggi secondo un triangolo acuto col vertice in basso, il dipinto americano è molto più scuro, privo del paesaggio con una distribuzione dei personaggi più aperta; l’ariete, simbolo tradizionale di Cristo, che a Firenze è a destra ed è indicato dall’angelo come la soluzione al sacrificio, nel dipinto di Princeton è in basso a sinistra, sotto la mano dell’angelo che appare di fronte con le ali aperte e col volto illuminato dall’alto. Anche se diversi nell’ideologia e nell’iconografia, i due dipinti, come ha mostrato Marco Gallo, tendono al recupero della figurazione arcaica attestata nei sepolcri romani, anche se nel dipinto degli Uffizi la tradizionale sottomissione di Isacco alla volontà paterna è modificata in una autentica disperata ribellione.
Da un punto di vista iconologico, il Gallo, seguendo le indicazioni della patristica, vede in Abramo un exemplum fidei (il sacrificio non servirebbe tanto a Dio, quanto ai fedeli come esempio) mentre in Isacco una Imitatio Christi (come Cristo è stato immolato dal padre suo) .
L’opera testimonia lo studio condotto dal pittore nella raffigurazione delle espressioni terrorizzate. Isacco, colto in una smorfia strozzata in un urlo, è il giovane Cecco Boneri. Questi, garzone prediletto di Caravaggio, poserà per molte altre opere di questo periodo. Il pittore lo ritrasse non solo nella figura di Isacco: secondo alcune analisi radiografiche, il ragazzo fece da modello anche per l’angelo che poi il pittore modificò nella capigliatura e nel profilo per tradirne le fattezze. Questa è un’ulteriore prova del procedimento seguito da Caravaggio per i suoi dipinti, che studiava per addizione le composizioni traendo spunto dalle figure direttamente osservate nella quotidianità.



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