
Difficile scrivere del nuovo Dracula, scritto da Mark Gatiss e Steven Moffat (3 episodi da 90 minuti circa ciascuno) e disponibile sulla piattaforma Netflix, senza svelare alcuni snodi fondamentali dell’intreccio. Gattis e Moffat sono gli artefici della bellissima serie dedicata a Sherlock Holmes, Sherlock, in 4 stagioni e sempre disponibile su Netflix: una riscrittura moderna, calata nel contemporaneo, delle storie di Conan Doyle sul detective inglese e il suo assistente Watson.
La stessa operazione effettuata per le avventure di Holmes sta alla base di questa trasposizione dal Dracula di Bram Stoker, sebbene il testo stokeriano, così come lo conosciamo, abbia attraversato numerose stesure e riedizioni. Alla stessa figura di Dracula contribuirono le trasposizioni teatrali dell’epoca (per chi volesse conoscere la genesi e lo sviluppo della nascita del romanzo, consigliamo i lavori scritti dallo studioso Franco Pezzini pubblicati da Odoya e la nuova edizione del Dracula pubblicata da Mondadori, sempre a cura di Pezzini).
Questo preambolo era necessario per motivare molte delle scelte narrative del duo Gatiss-Moffat. Se infatti il primo episodio, forse il più riuscito, riprende il canovaccio della storia che conosciamo bene (l’agente immobiliare Jonathan Harker viaggia alla volta della Transilvania per incontrare il conte Dracula che dovrà firmare l’acquisto di alcune proprietà per il suo trasferimento a Londra), dal secondo episodio entriamo per la prima volta all’interno del Demeter, la nave che porterà Dracula nella capitale inglese. Ma ecco che alla fine dell’episodio facciamo un salto temporale notevole e dall’Ottocento ci troviamo ai nostri giorni.
I punti centrali della riscrittura degli autori si concentrano sulla la figura “bestiale” di Dracula (Le regole della Bestia, ep. 1) e quella di Van Helsing, qui non più anziano studioso di vampiri ma una suora, Agatha Van Helsing, divenuta scettica sull’esistenza di Dio e che, proprio a causa della scoperta del vampiro, ritroverà la fede perduta. Solo grazie all’esistenza del Male, parafrasando una battuta della donna, si può dedurre l’esistenza di un Bene Supremo al quale affidarsi.
Lo stile di Moffat e Gatiss è fortemente ironico e dissacrante. Dracula viene riportato al ruolo di cattivo senza scrupoli che negli anni era un po’ venuto meno; nel testo di Stoker, infatti, la figura del vampiro era metafora di un mondo oscuro e irrazionale, che si contrapponeva al razionalismo dell’Occidente. La figura stessa del vampiro ha cambiato volto, smussando i suoi canini fino a diventare un anemico adolescente romantico nella saga di Twilight, della scrittrice statunitense Stephenie Meyer. Le origini sono, invece, quelle della bestia predatrice e delle sue regole svelate nell’ultimo episodio, quello per certi versi più discutibile, in cui Dracula si trova davanti al suo vero nemico: la paura della morte, simbolizzata dall’uso, di per sé innocuo, del simbolo della croce e dalla luce del sole.
Chi, invece, affronta la morte con coraggio è la pragmatica suor Agatha Van Helsing e nel terzo episodio la sua discendente Zoe (nome che significa vita) ritrova Dracula sepolto in mare, nel quale ha dormito per secoli riparato nella sua bara. Riportato sulla terra, Zoe, attraverso la Fondazione Harker, vuole studiare il vampiro, ma la modernità è colma di ironia e un Renfield avvocato riesce a liberarlo. Il Dracula degli anni 2000 non avrà problemi a nutrirsi di sangue umano grazie a social network come Tinder, una sorta di fast food per il moderno vampiro.
Dracula è una miniserie che gioca con i linguaggi del cinema e della letteratura, che osa e prova a essere originale, mescolando la tradizione e la novità, pungendo e spesso perdendosi nella nebbia dei troppi colpi di scena. Nel finale il Conte arriva finalmente alla scoperta della verità, guarda il sole e riconosce la bellezza del creato, dell’amore e del sacrificio. Ma dura poco: sarà proprio questa Verità a ucciderlo. Fino a quando Dracula viveva sulla terra, accettandone l’aspetto istintivo e animalesco, era un cacciatore di prede invincibile; appena scoperta la propria autocoscienza, accettata la luce della vita, il vampiro si è dissolto. L’umanità è superiore quando accetta la morte? La miniserie Dracula sembra volerci dire questo.
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