
L’impronta digitale è un’impronta lasciata dai dermatoglifi dell’ultima falange delle dita delle mani. É costituita non solo da linee, ma anche dalla figura che esse creano. Un dermatoglifo è il risultato dell’alternarsi di creste e solchi. Dermatoglifi sono presenti sulle palme delle mani, sulle piante dei piedi e sui polpastrelli delle dita. Le creste variano in ampiezza da 100 ai 300 micron, mentre il periodo cresta-solco corrisponde all’incirca a 500 micron.
Le impronte digitali fanno parte del fenotipo di un individuo, che si ritiene sia univocamente determinato dalla combinazione di uno specifico genotipo con uno specifico ambiente. Si formano nel feto all’ottavo mese di gravidanza e non cambiano per tutto il resto della vita. In caso di graffi o tagli, la pelle dei polpastrelli ricresce con le stesse caratteristiche. Modificarle chirurgicamente è quasi impossibile.
Le impronte digitali vengono utilizzate da molto tempo ed estensivamente per l’identificazione degli esseri umani, fondamentale ai fini delle indagini rilevarne la presenza su oggetti collegati ad eventi criminosi. A livello globale, lo schema di creste-valli esibisce una o più regioni caratterizzate da una forma particolare, che vengono definite “regioni singolari”. La presenza di tali regioni determina la classificazione dell’intera impronta in una delle 5 classi definite da Sir Edward Henry:
- Right Loop (rilevabile con una frequenza del 31,7%),
- Left Loop (33,8%),
- Arch (3,7%),
- Tented Arch (2,9%),
- Whorl (27,97%).
A livello locale, invece, le discontinuità delle creste vengono chiamate minuzie o Dettagli di Galton, in onore del primo studioso che ne approfondì lo studio e ne accertò la persistenza. Esse possono essere fatte corrispondere semplicisticamente alle terminazioni o alle biforcazioni delle creste, anche se in dettaglio la loro forma può essere descritta in modo più preciso: esistono ad esempio minuzie a forma di punto, uncino, e biforcazione multipla. Ce ne sono 7 tipi diversi:
- Arco: le linee vanno come le onde da un lato all’altro.
- Arco a tenda: come l’arco, ma con un bastone crescente nel mezzo.
- Cappio: le linee partono da un lato e rientrano nel mezzo dello stesso lato.
- Doppio cappio: come il cappio, ma con due cappi interni che vanno in direzioni opposte.
- Occhio di Pavone: come il cappio ma con un piccolo cerchio nel punto di svolta.
- Spirale: le linee formano una spirale.
- Misto: composto con varie figure.
Il rilevamento delle impronte è un’operazione comunemente effettuata nel corso di indagini di polizia. Può avvenire in modo diretto su individui in stato di fermo, ai quali si fanno imprimere su carta le impronte dei polpastrelli macchiati di inchiostro; oppure in modo indiretto, attraverso particolari procedure che permettono di rendere visibili le impronte presenti nel luogo in cui è stato commesso un crimine.
In questo caso, una delle procedure più usate consiste nell’applicare sulle superfici dure e non assorbenti una polvere a base di alluminio, di carbone o di sostanze fluorescenti, capace di aderire alle tracce di sebo eventualmente presenti e, quindi, di evidenziare le impronte. Per superfici porose o nel caso di tessuti, risultano più indicati trattamenti chimici a base di ninidrina e vapore di iodio.
Le impronte, fotografate in scala 1:1 e archiviate, possono essere confrontate con quelle di individui sospettati, in modo da poterne escludere o confermare un possibile coinvolgimento nel reato. Tale operazione si avvale di sistemi computerizzati AFIS che permettono l’archiviazione di un gran numero di dati e la rapida effettuazione dei confronti. La condizione di assenza di impronte digitali in medicina prende il nome di Adermatoglifia.




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