
Numerosi studi sembrano ormai confermare che ad un aumento dell’età anagrafica corrisponda una maggiore incidenza di disturbi mentali. In origine sia per la psichiatria che per la psicologia, l’interesse per la vecchiaia e per il paziente anziano aveva uno spazio del tutto marginale. Con l’avanzare delle nuove correnti psico-sociologiche, invece, l’intero arco dell’esistenza umana ha catalizzato inaspettatamente l’attenzione, specie a seguito della maggiore richiesta di interventi psicologi e psichiatrici nella terza e quarta età.
I principali disturbi che caratterizzano la fase finale della vita sono depressione, demenza e acutizzazione delle patologie di cui il soggetto è portatore sin dalle decadi precedenti. Nonostante sia convinzione diffusa che tutti gli anziani soffrano delle stesse psicopatologie (seppur con differenti gradi di severità), lo spettro dei disturbi psichici è spesso assai variegato. I cedimenti fisici e le perdite affettive, in primo luogo, pongono il soggetto in una condizione di dipendenza dagli altri, accostandolo ad un range di stereotipi negativi.
È indubbio che l’invecchiamento comporti cambiamenti fisici e modificazioni dell’identità, difatti l’individuo è posto dinanzi alla condizione di ristrutturare l’organizzazione del sé. Determinate entità cliniche, però, possono essere ripescate nella personalità pre-morbosa del soggetto. Patologie come psicosi, paranoia, melanconia e via dicendo, sono – in realtà – già presenti nella vita adulta, ma è l’invecchiamento a favorire la progressione della sintomatologia. In sostanza, l’assetto psicopatologico degli anziani ricalca quello degli adulti.
La malattia psichiatrica spesso si palesa a seguito di un trauma in età avanzata (e.g. un evento vascolare, una caduta etc.) e il soggetto si trova a dover fronteggiare un nuovo status. La discontinuità rispetto alla condizione precedente è dunque profonda ed irrecuperabile. Le perdite esistenziali, ad esempio, scompensano l’equilibrio psichico riversandosi sul tono umorale (è questo il caso della depressione nevrotica e reattiva). Gli eventi cardiovascolari, invece, si ripercuotono sul funzionamento cerebrale e possono generare danni psicorganici (come nel caso della demenza vascolare). I disturbi della memoria, infine, favoriscono deficit cognitivi e sensoriali, dimezzando le capacità di gestione degli eventi ambientali e incoraggiando sintomi compensatori (allucinazioni e pensieri deliranti). L’invecchiamento, quindi, non è di per sé patogeno, ma rappresenta la condizione ideale per la nascita delle patologie.
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