Alle 11:00 del 17 Maggio 1973, davanti alla Questura di Milano in via Fatebenefratelli, durante la cerimonia in memoria del Commissario Luigi Calabresi ucciso un anno prima, un grosso ordigno esplode in mezzo alla folla di persone ancora riunite per la celebrazione.
L’effetto della deflagrazione è devastante: 4 persone muoiono e 52 rimangono ferite. Solo in seguito si scoprirà che lo scoppio è stato causato da una bomba a mano. L’attentatore viene immediatamente immobilizzato ed arrestato, si trattava di Gianfranco Bertoli che si definisce un anarchico “stirneriano”.
L’uomo dichiara che il vero obiettivo del suo attentato era l’eliminazione del Ministro dell’Interno Mariano Rumor, che durante la cerimonia aveva scoperto il busto dedicato al funzionario di polizia. Il suo omicidio avrebbe vendicato gli anarchici perseguitati. Il 1º marzo 1975 si conclude il processo presso la Corte d’Assise di Milano con la condanna di Bertoli all’ergastolo, confermata sia in Appello che in Cassazione.
Il massacro non viene considerato subito di origine anarchica; molti, infatti, sono i sospetti sull’intervento di rami deviati dei servizi segreti e sui contatti con gruppi di estrema destra. Il fatto che Gianfranco Bertoli fosse stato armato dall’estrema destra su spinta dei servizi segreti rappresenta la tesi sostenuta dall’istruttoria, condotta Antonio Lombardi, e confermata dal primo processo. Ciononostante, durante il processo di appello, tale ipotesi viene rovesciata e si fa largo prepotentemente la versione dell’anarchico isolato.
Gli anarchici condannarono il suo gesto e anche il Bertoli ben presto si pente del suo gesto. Dal carcere riallaccia i rapporti con gli anarchici e collabora assiduamente con la rivista “A/Rivista Anarchica”.



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