
Nelle diverse religioni, il rapporto col sangue è spesso ambivalente e contraddittorio; a volte ciò rientra nella sfera del sacro, altre in quella di ciò che è profano. Il sangue può essere portatore di vita come di morte, può essere emblema di purezza o impurità. Maneggiarlo può essere proibito o obbligatorio, resta il fatto che la valenza di questo gesto è molto forte e colma di significato. Per i gli antichi Romani esso era sede animae, “sede dell’anima”. Per gli Arabi dell’era preislamica era assimilabile a quell’anima in forma liquida che permane nel corpo dopo la morte nutrendosi di libazioni.
Nel Cristianesimo, il sangue di Cristo assurge a simbolo del sacrificio della croce e diventa segno di redenzione. Ad esso si ricollega anche la leggenda medioevale del Santo Graal, la coppa contenente il sangue di Cristo sgorgato, assieme ad acqua, dalla ferita aperta nel costato del Salvatore dalla lancia del centurione. Al sangue si richiama ancora la devozione al Sacro Cuore di Gesù. La venerazione verso il sangue di Cristo, versato sulla croce per la salvezza dell’umanità, si è sviluppata fin dal tardo Medioevo. Promotore ne fu, all’inizio dell’Ottocento, San Gaspare del Bufalo che fondò l’Istituto del Preziosissimo Sangue.
Per gli Ebrei la vita della carne è nel sangue, tanto che nella Genesi vi è il divieto di consumare carne cruda. La radice ebraica di sangue è “dam”, la stessa di Adam, il primo uomo. Tra i Turchi e gli Islamici del XVI secolo non si diventava adulti, ossia non si acquisiva nome e anima, fin quando non si fosse commesso il primo delitto. Per alcune popolazioni, come ad esempio gli Indiani Dakota ed i Samurai giapponesi, una morte cruenta era preferibile se non migliore di una morte per cause naturali.
In passato la credenza che il sangue contenesse la vita originò diverse usanze, ad esempio Erodoto narra che i guerrieri Sciti bevevano il sangue dei primi nemici da loro uccisi e a volte si lavavano con esso al fine di assorbirne le qualità. E come non menzionare i Longobardi? Popolo di grandi guerrieri ma anche di antropofagi rituali, di adoratori di divinità implacabili, con usanze alquanto grottesche: pare che re Alboino avesse, infatti, la consuetudine di bere vino nel cranio del padre di sua moglie. La vastità delle tradizioni riguardanti il sangue sono divisibili in 2 macro-categorie sulla base della provenienza del suddetto:
- sangue degli stranieri, degli estranei o dei nemici della comunità: non è soggetto ad alcun divieto rituale, in quanto di rado è considerato pregno di significato. Una possibile giustificazione nello scendere in guerra sta nella necessità di versare sangue al fine di irrigare la terra.
- sangue dei membri della propria comunità: l’atteggiamento nei confronti del sangue e dell’omicidio è totalmente diverso in quanto i membri sono legati da consanguineità e il sangue di uno è, in senso letterale, il sangue di una comunità tutta.
L’ omicidio tra famiglie e clan differenti è un reato gravissimo a cui si risponde solitamente con vendette che innescano “faide di sangue” o “vendette di sangue”, che vengono interrotte solo quando il sangue versato ripaga del reato commesso. Il “patto di sangue” è la caratteristica comune di numerose culture. Le popolazioni centroasiatiche e siberiane usano tagliare in due un cane per suggellare un trattato o un giuramento, garantendo così la propria fedeltà. Il patto tra Dio e le genti di Israele, narrato nella sezione biblica dell’Esodo, è esemplificativo della forza protettrice del sangue, in quanto gli Ebrei lo usarono per marchiare le porte delle loro case al fine di segnalare l’appartenenza alla comunità di Israele e allontanare da esse la punizione divina.
Il versare sangue può eliminare imperfezioni e debolezze: esempi principi di ciò sono il martirio e la circoncisione. Il sangue mestruale – essendo il suo flusso involontario e incontrollabile – è considerato come sommo portatore di impurità tanto che, presso alcune popolazioni, le donne mestruanti vengono identificate come portatrici di gravi pericoli ai quali gli uomini sono soggetti. In Nepal, ad esempio, nonostante sia stata abolita dal 2005 dalla Corte nepalese, nell’ovest del Paese vige ancora un’antica pratica induista chiamata Chaupadi. Tale usanza nasce perché il sangue mestruale è considerato impuro e le donne, durante questo periodo, infette. Esso consiste nell’allontanarle da casa esiliandole in minuscole baracche, al freddo e alla mercé degli animali selvatici. Si crede che qualunque cosa sia toccata da una donna mestruata venga contaminata. Altre credenze popolari ritengono che l’interruzione del flusso mestruale durante la gravidanza sia dovuta alla necessità di non contaminare il feto con sangue impuro. L’impurità si presenta indirettamente come funzione dell’atto sessuale o del versamento di sangue vaginale durante il parto.
Il sangue è anche legato ai concetti di relazione ed esperienza. In medicina cinese è collegato ai Canali Luo, a loro volta simbolo delle relazioni con gli altri o con il macrocosmo. Attraverso i Luo si sviluppa l’esperienza cosciente, rappresentata dai sentimenti. Simbolicamente ognuno di noi, ritmicamente, porta il sangue all’esterno, fino alle estremità, per fare esperienza. Poi lo riporta all’interno, verso il cuore. Davvero il sangue sembra essere un mezzo, un veicolo per trasportare l’esperienza, un modo per continuare a far vivere anche i ricordi.
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