
Per Giuliano Mignini, il magistrato che coordinò le indagini sull’omicidio di Meredith Kercher avvenuto a Perugia la notte tra il primo e il 2 novembre del 2007, il volto della studentessa inglese sulla scena del crimine resta un’immagine impossibile da cancellare. In pensione dal 2020, in merito a quel delitto che sconvolse l’Italia intera, Mignini ha dichiarato all’ANSA:
Meredith Kercher l’ho conosciuta dagli atti d’indagine. Era una giovane di un’educazione particolare, tradizionale, ed era molto legata alla famiglia. Quando venne uccisa era in attesa di tornare a casa per Natale. Ho poi conosciuto tutta la sua famiglia e ricordo la mamma particolarmente dolce, una donna che parlava con i suoi gesti.
Sul piano giuridico rimane una ferita aperta perché resto convinto che non è stata fatta completamente giustizia. Rispetto la sentenza della Cassazione (che ha dichiarato definitivamente estranei all’omicidio Raffaele Sollecito e Amanda Knox – ndr), ma resta il conflitto con quella di un’altra sezione che invece aveva annullato l’assoluzione da parte della Corte d’assise d’appello di Perugia. Comunque ho sempre fatto tutto con assoluta onestà.
L’unico ad essere stato condannato (16 anni di reclusione) per l’omicidio di Meredith è Rudy Guede, attualmente affidato ai servizi sociali.


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